IL SINODO
Eucaristia e “globalizzazione”, a partire dal mutato rapporto tra fede e cultura. È stato questo uno dei “fili rossi” della prima settimana del Sinodo, che ha visto numerosi interventi sui temi sociali e politici. Eccone alcuni. I “PARADOSSI” E LA SFIDA DELLA FORMAZIONE. Un obiettivo importante del Sinodo dei vescovi è “lavorare affinché tutte queste ricchezze giungano a radicarsi un una cultura postmoderna che è, sotto certi aspetti e a prima vista, sfavorevole a tale radicamento”. Lo ha detto il card. GODFRIED DANNEELS, arcivescovo di Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale del Belgio, intervenendo il 6 ottobre alla settima Congregazione generale.
“La nostra cultura ha proseguito il porporato è piena di paradossi”: “Per l’uomo contemporaneo la percezione dell’invisibile è difficile, eppure vi è un sicuro interesse per tutto ciò che si trova al di là dell’orizzonte, al di là del sensibile, del razionale, dell’efficacia e della produttività”. “L’uomo contemporaneo ha fatto notare Danneels a proposito dei riti cristiani – vuole muoversi e le nostre liturgie spesso sono diventate molto attive, persino attivistiche. Ma dimentichiamo che in molti dei nostri contemporanei vi è una autentica sete di silenzio”.
“La secolarizzazione sta distruggendo la fede dei cattolici così come di altre persone in Thailandia”, è il grido di allarme lanciato da mons. LOUIS CHAMNIERN SANTISUKNIRAM, arcivescovo di Thare e Nonseng (Thailandia), che ha osservato come nel suo Paese “la gente è meno religiosa, è disperatamente alla ricerca di nuovi dei che, pensa, potrebbero aiutarla a sentirsi più felice nella vita”. Per questo “la formazione della fede sull’Eucaristia è un tema urgente che deve essere affrontato con sollecitudine”, ha sottolineato il presule, secondo il quale “la devozione cattolica per l’Eucaristia è al momento piuttosto debole, specie tra i bambini e tra i giovani”. UOMO UGUALE “MERCE”? “La globalizzazione economica e il mercato libero fanno in modo che nel mondo ci sia sempre meno spazio per lo spirito di sacrifico”. Lo ha detto mons. EDWARD OZOROWSKI, vescovo titolare di Bitetto e ausiliare di Biaystok (Polonia), intervenendo il 6 ottobre alla sesta Congregazione generale. “L’essere umano ha aggiunto è trattato spesso come una merce o come un materiale da esaminare, si cessa di vederlo come un bene prezioso in se stesso con la conseguente disumanizzazione dei rapporti interpersonali. A queste pressioni finiscono per cedere anche i cristiani. Essi cercano una religione facile, comoda, senza precetti e senza croce”.
A parlare di un “preoccupante affievolimento”, se non addirittura di una “perdita”, della propria “identità cristiana” è stato mons. STANISLAW RYLKO, arcivescovo titolare di Nevica e presidente del Pontificio Consiglio per i laici, durante la quinta Congregazione generale del 5 ottobre.
Mons. RIMANTAS NORVILA, vescovo di Vilkaviskis, in Lituania (4 ottobre, terza Congregazione generale), ha fatto notare che “accanto alla diminuzione della pratica della penitenza, spesso crescono le tendenze opposte alla fede cristiana. Ci sono molte persone dedicate alla pratica esoterica, alla magia, all’occultismo, alle tendenze New Age”. GLI ANTIDOTI ALLA GLOBALIZZAZIONE. In un contesto di “secolarizzazione” e “mondializzazione economica”, ma anche di una “mediatizzazione ad oltranza”, le comunità cristiane devono “sviluppare valori evangelici come la gratitudine, la gratuità, la ricerca di senso, il gusto della bellezza, del silenzio e dell’interiorità”. Ne è convinto mons. ALAIN HAREL, vescovo titolare di Forconio e vicario apostolico di Rodrigues (Isole Mauritius), intervenuto l’8 ottobre alla decima Congregazione generale.
A proporre la “bellezza” come antidoto all'”indifferenza religiosa” è stato invece il card. PAUL POUPARD, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che intervenendo alla stessa Congregazione generale si è soffermato sull’Eucaristia come “forza di trasformazione della cultura”, proprio a partire dalla “bellezza” dei riti liturgici.
Di Eucaristia come “riposta ai segni negativi della cultura contemporanea” ha parlato anche mons. JUAN FRANCISCO SARASTI JARAMILLO, arcivescovo di Cali (Colombia): in una cultura, quale quella attuale, “segnata dall’odio e dal terrorismo”, l’Eucaristia “è la possibilità permanente di conciliarsi con Dio e con i fratelli e l’invito a riconciliarci tra noi prima di rendere culto al Signore”.
(11 ottobre 2005)