FRANCIA" "

Trasmettere per crescere ” “

Il tema delle "Settimane sociali" che si terranno dal 25 al 27 novembre a Parigi ” “

“Trasmettere. Condividere valori, suscitare libertà”: questo il tema dell’edizione 2005 delle Settimane sociali di Francia in programma a Parigi, presso il Cnit (Centro nazionale delle industrie e delle tecniche, nel cuore del quartiere La Défense) dal 25 al 27 novembre prossimo. Famiglia, scuola, mondo del lavoro, Chiesa, media e vita associativa i temi portanti che saranno al centro dei sei forum in calendario; ambiti nei quali, afferma il presidente delle Settimane sociali, MICHEL CAMDESSUS, “si rispecchia nei suoi diversi aspetti, la ‘crisi della trasmissione'” che oggi investe la società e riguarda “la trasmissione dei valori e dei saperi, del senso d’autorità, della fede”, in particolare nel rapporto fra generazioni o persone di culture diverse. Conferenze, tavole rotonde e testimonianze scandiranno le giornate che si concluderanno nel pomeriggio di domenica 27 con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Parigi, mons. André Vingt-Trois. In programma per la sera di venerdì 25, anche un incontro promosso dalla Comunità di Taizé e dedicato ai giovani professionisti che lavorano nel quartiere La Défense. Per informazioni: www.ssf-fr.org oppure: 2005@ssf-fr.org. LA FIDUCIA. “Trasmettere, far crescere… Non è forse il desiderio di ogni educatore?” si interroga ISABELLE YON, docente di filosofia, madre di due bambini e già presidente della Jec (Jeunesse étudiante chrétienne, Gioventù studentesca cristiana), in una riflessione sul tema 2005 delle Settimane. Ripercorrendo la propria esperienza associativa, segnata dall’incontro con adulti che “accordavano fiducia e ascoltavano senza aspettarsi nulla, ma sperando molto”, è “questo sguardo – sottolinea – che fa crescere, poiché permette ad ognuno di far emergere le sue peculiarità”. Qual è la sfida posta dal percorso vero l’autonomia? A livello scolastico “non è certo il persuadere l’alunno a fare propri i miei punti di vista perché mi sembrano migliori dei suoi, né, a livello familiare, trattenere i miei bambini dal vivere per impedire loro di soffrire – risponde l’insegnante – ma, piuttosto, cercare di preservare la libertà di ogni nuovo arrivato che porta in sé qualcosa di straordinario, che non avevo previsto”. “Non è forse questo mistero a meravigliarci e riempirci di stupore alla nascita di un bambino? Chi è questo neonato? Ci vuole tempo per scoprirlo”. IL “VIAGGIO”. Come accompagnare il percorso verso l’autonomia? “Qui entra in gioco la questione della trasmissione e mi sembra che essa costringa, ancora una volta, a rinunciare ad ogni tentazione di dominio poiché si tratta di condividere dei saperi e dei saper-fare in una relazione educatore-bambino dinamica, viva, per nulla meccanica”. Per Yon, la principale funzione della scuola è, infatti, quella di “trasmettere il passato come chiave per il presente, così da consentire ad ogni nuovo arrivato di conquistare il proprio spazio nel mondo e di rinnovarlo con il suo apporto. Senza questo tipo di trasmissione il bambino è mantenuto in un rapporto di dipendenza, attraverso l’impossibilità di uscire da quanto già conosce”. Si tratta, allora, “non di sperare che gli allievi recepiscano la cultura legata al passato di cui l’insegnante è ambasciatore, quanto piuttosto di proporre una sorta di ‘viaggio’, secondo i loro ritmi e con i rischi che esso comporta”. IL DIALOGO. Poiché educatore e allievi non parlano lo stesso linguaggio, “sono convinta che nessuna trasmissione di cultura sia possibile – avverte Yon – se da parte dell’insegnante non vi è uno sguardo positivo e benevolo verso il ragazzo e verso tutto ciò di cui questi è portatore, molto spesso a sua insaputa. Il disprezzo, al contrario, mina le fondamenta della fiducia in sé necessaria ad un sano sviluppo. Che l’allievo accetti o meno di rendersi estraneo a se stesso, che desideri o meno di apprendere, ovvero di trasformarsi, ciò appartiene solo a lui. Mi sembra che la missione dell’insegnante consista essenzialmente nell’incontrare la cultura dell’alunno, dialogando con essa”. Un dialogo che “porta necessariamente l’insegnante a relativizzare, almeno in parte, la cultura scolastica e a rimettersi in discussione” impegnandosi seriamente, conclude Yon, per “conoscere meglio il terreno d’origine degli alunni, e adattare di conseguenza i programmi tenendo conto della pluralità delle culture che attraversano la società”.