RASSEGNA DELLE IDEE " "
"La Civiltà Cattolica" e l’immigrazione africana in Europa ” “
“Voglio andare a cercare me stesso in Europa” afferma un ragazzo del Camerun. Cosa spinge un giovane africano a lasciare la sua terra per emigrare in un paese occidentale? Padre Ludovic Lado, sul quindicinale dei gesuiti italiani, “La Civiltà cattolica” del 17 settembre, analizza “l’immaginario africano dell’Occidente” per spiegare “la sopravvivenza del mito” dell’Europa e di tutto l’Occidente. IL SOGNO OCCIDENTALE. “In questi ultimi anni denuncia padre Lado sono sempre più numerosi i giovani africani che chiudono tragicamente la loro avventura nelle acque del Mediterraneo, mentre sognavano di fuggire clandestinamente in Europa per tentare la fortuna”. Così, mentre “l’Europa si interroga sulla permeabilità delle proprie frontiere all’emigrazione clandestina africana e cerca, in collaborazione con i propri vicini dell’Africa del Nord, vie e mezzi per controllare questa situazione”, è inevitabile, per padre Ludovic, chiedersi “come si spiega il sogno occidentale dei giovani africani”. A giudizio del gesuita, “la sopravvivenza del mito dell’Occidente nell’Africa postcoloniale è anche una questione di seduzione simbolica, le cui radici vanno ricercate in un immaginario ambientale che si fonda su relazioni asimmetriche risalenti all’epoca coloniale”. Oggi “uscire dal Paese” per andare “a cavarsela tra i bianchi”, sottolinea il religioso, “è diventato un sogno per molti giovani africani frustrati da situazioni sociopolitiche deprimenti”. Interpellato da padre Lado, un giovane camerunese, deciso ad ogni costo a lasciare la terra natale, ha spiegato: “In questo Paese non si può progredire. Qui tutto si mercanteggia! Allora, voglio andare a cercare me stesso in Europa. Laggiù sembra sia meglio”. Per il gesuita, dunque, “l’infatuazione dei giovani africani per l’Occidente si spiega con la richiesta di un benessere che si immagina più accessibile” perché visto “come il luogo dove si finisce sempre per far fortuna”. In realtà, evidenzia, padre Ludovic, “il materialismo occidentale affascina e seduce non pochi in Africa” ed in questo un peso notevole ha anche la televisione che propone “serie televisive occidentali nelle quali un certo libertinaggio si unisce ad un lusso sfacciato”. Così, “attraverso i canali televisivi occidentali argomenti come l’omosessualità e la pedofilia, un tempo tabù in Africa, hanno recentemente fatto irruzione sulla scena pubblica”. LA CLANDESTINITA’. Per molti candidati africani all’emigrazione “il desiderio di evadere è ostacolato spesso dall’insufficienza dei mezzi finanziari”. La soluzione appare, quindi, la clandestinità. Le reti clandestine di emigrazione sono conosciute in Camerun con il termine ‘tubi o fonti d’informazione confidenziale (tuyaux). “Investire in un tuyau spiega il religioso significa affrontare rischi enormi” non solo economici: “molti tentativi di emigrare clandestinamente si pagano con la prigione”. Eppure, questi problemi non fanno desistere dal proposito di trasferirsi in Europa, come ha spiegato un’altra ragazza proveniente dal Camerun a padre Lado: “Sono giunta in Francia da una settimana; ho dovuto indebitarmi seriamente per coprire le spese di viaggio. Ora occorre rimborsare il debito e devo dire che non è facile. Inoltre, non sono ancora iscritta all’Università per mancanza di denaro. Qui fa molto freddo e per me è difficile adattarmi”. Malgrado i problemi, come l’integrazione nelle società di accoglienza, il superamento dei pregiudizi razziali e di una serie di complessi, “la maggioranza di quelli che riescono a uscire dalla ‘giungla’ osserva il gesuita non ha l’intenzione di ritornarvi presto”. UN IMMAGINARIO DIVISO. Se da un lato, “il bianco evoca ancora, in molti nell’Africa nera, la storia dolorosa della schiavitù, della colonizzazione e, quindi, della sconfitta e dell’umiliazione” e “tale memoria dolorosa è alla radice dei sentimenti nazionalistici, che vanno di pari passo con risentimenti”, dall’altro, “il bianco” diventa “modello da copiare, spesso senza discernimento”, per raggiungere lo sviluppo. “Gli africani scrive padre Ludovic studiano le lingue occidentali, trascurando quelle locali; i loro Governi si piegano alle esigenze dei fornitori di fondi occidentali, si pongono alla scuola della democrazia occidentale; vanno alla scuola della tecnoscienza occidentale, sperando di risalire la china”. Non mancano problemi di identità tra i giovani africani: “Ispirarsi a un modello forse è utile, ma imitare l’Occidente non può essere un altro nome dello sviluppo per l’Africa: è, piuttosto, un’ambizione estenuante, cioè suicida”.