UNIONE EUROPEA" "

Capirsi è essenziale” “

Parole, sigle, simboli, volti: nella diversità sono un patrimonio prezioso” “

La “diversità linguistica” è ritenuta un “patrimonio” della cultura del vecchio continente. Tanto che, nel 2001, il Consiglio d’Europa decise di sottolineare annualmente questa specificità, istituendo una apposita “Giornata” celebrativa a fine settembre. Non di meno l’Unione europea ha deciso, dopo l’allargamento del 1° maggio 2004, di portare le proprie lingue ufficiali a 20, per dar modo a tutti i cittadini di leggere i testi comunitari nella “lingua madre” e di rivolgersi alle istituzioni di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo in inglese piuttosto che in greco, in estone oppure in ungherese. Anche in questo caso funziona il principio, sancito dal Trattato costituzionale (in attesa di ratifica da parte dei 25), di “unità nella diversità”. VERSO UN “VOCABOLARIO COMUNE”. Eppure in un’Europa sempre più vasta, che domani aprirà le porte alla Bulgaria (dove si usano i caratteri cirillici) e dopodomani potrebbe abbracciare la Turchia, capirsi è essenziale. Benché sempre più difficile. Mentre, dunque, da una parte prosegue lo sforzo di preservare e valorizzare la molteplicità delle lingue, per evitare di creare una nuova “Babele”, l’Unione europea investe sempre più soldi nel settore delle traduzioni e dell’interpretariato. E, più ancora, cerca di affinare una sorta di “vocabolario minimo essenziale”, un nucleo di parole, sigle, nomi che, pur adattati nei differenti idiomi, richiamino immediatamente una realtà conosciuta e familiare. Un esempio: con l’espressione francese “acquis communautaire” s’intende quel patrimonio comune di diritti e di obblighi che vincolano l’insieme degli Stati membri e i cittadini nel contesto dell’Ue. A qualunque latitudine del territorio europeo il significato di “acquis communautaire” non cambia e non si dà luogo a fraintendimenti. LE PAROLE-CHIAVE DELL’INTEGRAZIONE. Esistono poi parole che, pur diversamente tradotte e pronunciate, riportano allo stesso concetto. Con il termine inglese “enlargement” si indica il progressivo estendersi dell’Ue mediante un preciso processo politico, giuridico, istituzionale. La medesima realtà si esprime con la parola francese “élargissement”, mentre in italiano è “allargamento”, in spagnolo “ampliación”, in tedesco “erweiterung”, in neerlandese “uitbreiding” o in finlandese “laajentuminen”. Un’altra espressione essenziale nel cammino dell’integrazione è, in italiano, quella di “cittadinanza dell’Unione”: ma a Madrid si dirà “ciudadanía de la Unión”, a Parigi “citoyenneté de l’Union”, a Berlino e Vienna “unionsbürgerschaft”, a Londra “citizenship of the Union”. EUROPA “À LA CARTE” E MILLE SIGLE. In questa sorta di “glossario” dell’Europa unita, trovano posto altre espressioni-chiave, come, “padri fondatori” (per indicare i personaggi politici protagonisti dei primi passi comunitari all’indomani della seconda guerra mondiale), Europa “à la carte”, “libro bianco” e “libro verde”, “direttiva”, “eccedenze agricole”, “carta sociale”. Si tratti di “parole d’ordine” entrate nel dizionario Ue o di termini giuridici consolidati, facendone uso ci si intende con qualunque interlocutore avvezzo alle questioni europee. Lo stesso dicasi per tante sigle o acronimi: si pensi alla Cee (la vecchia Comunità economica europea), alla Pac (politica agricola comune), all’Esa (agenzia spaziale europea) per giungere a Echo (ufficio che gestisce gli aiuti umanitari). CHI NON CONOSCE L’ERASMUS? Noti, anzi notissimi tra i 450 milioni di cittadini dell’Unione, risultano progetti e programmi Ue. Si possono citare almeno Erasmus (programma che consente soggiorni oltre confine di alcuni mesi per giovani universitari che vogliono approfondire le proprie conoscenze in atenei di altri paesi) e Socrates (cooperazione nel campo dell’istruzione). Altresì conosciuti sono i nomi (e i vantaggi) dei vari “fondi” europei per la coesione, lo sviluppo regionale, la realizzazione di infrastrutture o per sostenere le aree economicamente depresse. VOLTI, LUOGHI E SIMBOLI DELL’UE. Il gergo europeo non trascura nomi, volti e luoghi divenuti “pietre miliari” sulla strada dell’integrazione. Così Maastricht, Nizza e Amsterdam sono città che hanno tenuto a battesimo Trattati basilari per l’Ue, mentre a Fontainebleau, Lisbona e Milano si sono svolti summit “storici” (per le decisioni assunte) dei capi di Stato e di governo degli Stati aderenti. E se nell’olimpo dei citati “padri fondatori” svettano Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Paul-Henri Spaak, Jean Monnet, altrettanta importanza viene comunemente assegnata a figure più recenti, fra cui Simone Veil, Helmut Khol, Jacques Delors e altri ancora. Nell'”abc” tendono ad affermarsi i cinque simboli dell’Ue, indicati nella stessa Costituzione: la bandiera blu con 12 stelle, l'”Inno alla gioia”, la festa (9 maggio), la moneta unica e il motto “unità nella diversità”.