COMITATO DELLE REGIONI" "
A Bruxelles 600 delegati e 2.000 osservatori di 27 nazioni si sono confrontati sull’integrazione” “
Senza fondi adeguati, la politica regionale dell’Unione resterà lettera morta. E’ questo il ritornello che ha accompagnato la Settimana europea delle regioni e delle città, che da lunedì 10 a giovedì 13 ottobre ha portato a Bruxelles 600 delegati e quasi 2.000 ospiti e osservatori provenienti da più di cento località di 27 nazioni. Una serie di manifestazioni, fra cui tre dibattiti principali, oltre 60 workshop, la sessione plenaria del Comitato delle Regioni (CdR), per ribadire che “l’integrazione continentale comincia dal basso, dalle periferie, dalle città e province in cui vivono i 450 milioni di cittadini dell’Unione”. Attesa una decisione sui fondi strutturali. Insistenti, in ogni occasione, i richiami alla necessità “di giungere al più presto a un accordo sulle Prospettive finanziarie 2007/2013, passaggio fondamentale per l’avvio dei progetti dei fondi strutturali, strumento per promuovere la crescita economica e l’occupazione”. Peter Straub, tedesco, presiede il CdR, organo consultivo dell’Ue, che ha promosso la Settimana europea e gli “open days”, cui partecipavano per la prima volta in via ufficiale i rappresentanti di Romania e Bulgaria, prossimi all’adesione. Secondo Straub, “anche la presidenza di turno britannica ha dato l’impressione di aver compreso la delicatezza di questa fase e l’obbligo di approvare al più presto le Prospettive finanziarie”. In questa direzione sono attesi investimenti per 336 milioni di euro, “destinati a rafforzare la convergenza, la competitività, secondo il dettato della Strategia di Lisbona, e la cooperazione fra tutte le aree dell’Ue”. Dibattito fra le istituzioni. La stessa posizione è stata assunta da Danuta Hübner, polacca, commissario Ue per le politiche regionali: “Se non si giungerà in breve tempo a definire il bilancio pluriennale, avremo pesanti ricadute sui progetti avviati per e con le regioni. Dovremo rinunciare a molti obiettivi oppure ritardare l’avvio dei progetti che riguardano la crescita economica, il lavoro, quindi la coesione sociale e, di fatto, la vita quotidiana dei cittadini. E’ un lusso che non possiamo permetterci. Quindi è bene che tutte le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri, facendosi carico di una grande responsabilità condivisa, promuovano un accordo di alto profilo”. Altrimenti, secondo la Hübner, “è inutile e impossibile parlare di solidarietà e di Strategia di Lisbona”. Alun Michael, ministro inglese per l’industria e le regioni, ha portato la voce della presidenza di turno del Consiglio Ue: “Condividiamo le preoccupazioni espresse dal Comitato delle Regioni e dalla Commissione circa le Prospettive finanziarie. Ma ciò che serve è un accordo giusto, che dia cioè all’Unione gli strumenti per affrontare le sfide del XXI secolo, che tenga conto del vasto dibattito sulla direzione che l’Ue deve prendere in futuro e che soddisfi, al contempo, le esigenze dei nuovi Stati membri, in modo da garantire il successo dell’allargamento”. Per un’Europa che “nasce dal basso”. Nel corso dei lavori, è intervenuto il vicepremier inglese John Prescott, portando in assemblea il progetto della presidenza britannica “di creare delle comunità sostenibili”, ossia “dei luoghi che tengano conto delle condizioni sociali, economiche e ambientali, offrendo al tempo stesso posti di lavoro, scuole, servizi sanitari e altri servizi accessibili a tutti”. Il CdR ha valutato durante le varie sedute diverse altre tematiche che sono alla base del suo ruolo nell’Unione: il rapporto tra centro e periferia nella “casa comune”; i compiti che svolgono gli enti locali quali “cinghie di trasmissione” di molte politiche comunitarie; l’apporto della società civile, dei singoli cittadini, dell’associazionismo, in una Europa che mira a concretizzare il motto “unità nella diversità”. Turismo, paesaggi e cultura. Tra gli aspetti più evidenti di questi “open days” del CdR è emersa la positiva esperienza del viaggiare, soprattutto con finalità di studio e per turismo, così da rendersi conto della vastità dell’Unione, “della varietà del suo territorio e della sua gente, della pluralità delle tradizioni, delle storie, delle lingue” del continente. In un volume distribuito ai partecipanti, intitolato “Facts and figures”, vengono presentate informazioni e statistiche relative a 106 regioni europee. Per ognuna di esse si riporta poi la frase di un personaggio noto (storici, filosofi, teologi, letterati, registi, sportivi…) che intende “celebrare” l’unicità di un luogo, di un paesaggio, di una regione.