BOSNIA ED ERZEGOVINA" "
A 10 anni dalla fine della guerra urgono riforme sociali: documento comune delle organizzazioni umanitarie” “
A dieci anni dalla fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina “la povertà non solo non è stata debellata, ma è aumentata”: i più colpiti sono i profughi che ancora stanno rientrando, i disoccupati, i bambini. Da qui l’invito alle autorità bosniache ad “avviare senza indugi riforme socio-politiche ed economiche”. Sono tante le denunce e le richieste contenute nel documento comune “per la riduzione e la prevenzione della povertà” sottoscritto l’11 ottobre dalle organizzazioni umanitarie cattoliche, ortodosse, musulmane ed ebree della Bosnia ed Erzegovina (Caritas, Merhamet, Dobrotvor, e La Benevolencija), a conclusione del convegno “Dieci anni dalla pace di Dayton: i volti della povertà”, che si è svolto a Sarajevo per iniziativa della Caritas di Bosnia Erzegovina, con il patrocinio di Caritas Europa e il sostegno di Caritas italiana. TROPPE DISUGUAGLIANZE SOCIALI. Il documento – che verrà inviato alle istituzioni nazionali ed europee – denuncia la “corruzione” presente nel Paese, il “confuso ordinamento politico-legale”, la mancata assistenza statale ai profughi che tornano, le enormi disuguaglianze sociali tra “un esiguo numero di benestanti e la stragrande maggioranza della popolazione che vive in povertà”. “Questa situazione rende impossibile lo sviluppo economico e impedisce l’afflusso di importanti investimenti dall’estero si legge -. In ambiente economico così sfavorevole molte aziende sono costrette a chiudere mentre nello stesso tempo non ci sono le possibilità ne l’interesse a creare nuovi posti lavoro”. Mentre “una forma particolare della povertà di questo Paese si svolge attraverso un ininterrotto processo di emigrazione dei giovani con un alto grado di istruzione. Così questo paese resta senza una ricchezza inestimabile”. Per questo si chiede “di avviare senza indugi riforme socio-politiche ed economiche” che garantiscano “l’ordinamento democratico, lo stato di diritto e pari opportunità per tutte le persone, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica o religiosa”. TASSE “INACCETTABILI”. I rappresentanti delle varie confessioni e religioni sottolineano la necessità di lavorare insieme, visto che “l’isolamento dagli altri, in particolare ai danni degli altri, non porta al benessere della comunità né di uno solo dei popoli o di un singolo gruppo”. “È inaccettabile precisano più avanti – che lo Stato diventi fine a se stesso e che l’imposizione delle tasse, che hanno come solo obiettivo il sostentamento di un grosso apparato statale, metta a rischio sia la sopravvivenza dei singoli individui che la capacità d’investimenti delle aziende”. Il documento si dice contrario, inoltre, alla proposta di introdurre una nuova tassa, l’Iva sugli acquisti, “un attacco insostenibile al tenore di vita della già impoverita popolazione”. E denuncia comportamenti come “il mancato versamento delle tasse, il contrabbando di merci o il pagamento di tangenti”, chiedendo quindi alle autorità di “varare e applicare le leggi e sanzionare le violazioni”: “Solo in questo modo sarà possibile creare la giustizia sociale e giusti rapporti tra le persone, il rispetto degli obblighi dei cittadini verso lo stato e viceversa”. PIÙ AUTONOMIA LOCALE. Riguardo all’amministrazione internazionale della Bosnia e al ruolo dell’Alto rappresentante, nel documento si lamenta il fatto “che i rappresentanti politici dei popoli della Bosnia Erzegovina, la cui responsabilità è limitata, non abbiano la possibilità di agire più attivamente e per ciò stesso non hanno l’obbligo morale di fare di più e di sentirsi responsabili di quello che avviene nella politica e nell’economia”. “È arrivato l’ultimo momento suggerisce – per istituire un’indisturbata e responsabile attività politica dei rappresentanti eletti, che rendano conto ai corpi elettorali dei partiti organizzati in funzione della Bosnia Erzegovina come una comunità unita di popoli aventi pari diritti, con uguale rispetto per tutte le persone e costruita in base ai principi comuni all’ordinamento degli stati europei moderni. Il principio di sussidiarietà deve essere visibilmente applicato anche nelle istituzioni socio-politiche in base all’ordinamento territoriale del Paese”. Per questo si chiede “sufficiente libertà” di agire per avere “la responsabilità di realizzare progetti di vitale o grande importanza per le comunità locali”. Anche “l’individuo e la famiglia”, conclude, non devono subire “il peso di inutili pressioni del potere politico, per esercitare i propri diritti elementari come la libertà di coscienza, il diritto all’educazione dei figli, il diritto a praticare la propria religione…”.