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I pensieri dell’Europa” “

I vescovi europei al Sinodo (2)” “

Prosegue in Vaticano (fino al 23 ottobre) l’XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi su “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Diverse le situazioni e le prospettive tracciate dai padri sinodali europei. Pubblichiamo alcuni stralci dei loro interventi. PENITENZA. “Occorre eliminare l’abuso di accedere alla comunione senza il sacramento della penitenza”. L’affermazione è del card. Janis Pujats, arcivescovo di Riga, ( LETTONIA), che ha aggiunto: “Prima della comunione è compito dei sacerdoti invitare i fedeli alla confessione individuale dei peccati” e “il luogo migliore” è “il confessionale, collocato in chiesa e costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente”. Per il cardinale, “nella misura in cui è possibile, i sacerdoti devono favorire le condizioni affinché i fedeli accedano alla penitenza: se infatti gli uomini vivono e muoiono nei peccati, è vano ogni altro sforzo pastorale… . Se vogliamo veramente rinnovare la vita spirituale del popolo ha concluso – ci è consentito lasciare il confessionale solo dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono”. ABUSI. Sul pericolo di “abuso dei segni liturgici nella celebrazione eucaristica”, soprattutto “in riferimento alla mancata o non sufficiente riverenza nei confronti dell’Eucaristia”, è intervenuto il vescovo di Siedlce ( POLONIA), mons. Zbigniew Kiernikowski. Il presule ha viceversa avvertito che “la celebrazione fatta con attenzione alla Parola e ai segni, specialmente lo spezzare il pane e la partecipazione al calice, fa miracoli”. Di qui la proposta che “venga assicurata la possibilità di uso della pienezza dei segni affinché la liturgia possa realizzare il suo carattere e il suo valore formativo e costitutivo per la vita cristiana”. Per il vescovo occorre anche “dare più attenzione alla catechesi formativa” in materia, “rendere presente l’aspetto del banchetto che comunica e mette in comunione, cioè crea il Corpo” e concedere “di bere dal calice quando questo è possibile”. TRE DIMENSIONI. “Le tre dimensioni della fede cristiana, martyria, liturgia e diakonia, costituiscono il fulcro dell’essere cristiani e dell’identità cristiana. D’altra parte, martyria e diakonia trovano nella liturgia la loro essenza, forza e prospettiva” ha osservato mons. Hil Kabashi, vescovo di torri di Bizacena, amministratore apostolico dell’Albania meridionale ( ALBANIA). “Altrimenti – si è chiesto – come si può pensare che tanti martiri in Albania siano stati per anni e anni discriminati, arrestati, perseguitati e uccisi perché testimoni della fede cristiana, senza la forza della fede profonda in Gesù Cristo e nella sua presenza nell’Eucaristia? Ancora oggi nella città portuale di Vlora, presso le suore Servite, c’è una statua di Maria dove il sacerdote ha nascosto le ostie per le suore dopo aver celebrato clandestinamente la messa a rischio della vita”. CHIESA CROCIFISSA. “Solo nella mia diocesi più di due terzi dei fedeli sono stati sterminati senza ragione… Quasi un quinto dei miei parroci (7) sono stati assassinati (e a questi si aggiungono un religioso e una religiosa), perché hanno rivelato la riconciliazione e l’amore del nemico, predicandoli e testimoniandoli instancabilmente, perché con i loro fedeli, nonostante le chiese distrutte, hanno celebrato regolarmente la Messa”. Per mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka ( BOSNIA REZEGOVINA), “questi testimoni” hanno suggellato “con il proprio sangue la loro fede incrollabile nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia”. “Vogliamo credere – ha concluso – che questi sacrifici cruenti dei nostri sacerdoti e dei nostri religiosi, come pure il sacrificio di molti nostri fedeli laici di un’autentica ‘Chiesa crocifissa’ del presente in Europa, uniti all’unico sacrificio di Gesù Cristo, siano fecondi per l’auspicabile riconciliazione, per la pace giusta e per la salvezza di molte persone nella mia patria e altrove”. BELLEZZA. “Far vedere il rapporto esistente fra Eucaristia e le aspirazioni profonde del cuore dell’uomo contemporaneo; ripartire da Cristo, andando al cuore della fede attraverso il primo annuncio; promuovere la qualità e la bellezza della celebrazione eucaristica come momento privilegiato di evangelizzazione”. Questi i punti del “progetto di evangelizzazione di ampio respiro contemplativo e missionario” ritenuto indispensabile da mons. Augusto Dos Santos Marto, vescovo di Viseu ( PORTOGALLO), per tentare di superare ciò che ha definito “l’urgenza eucaristica” derivante dall’affievolirsi “della fede e dell’affetto verso l’Eucaristia”. “L’Eucaristia è anche per il mondo – ha precisato -. L’assemblea eucaristica, oltre ad essere una testimonianza pubblica della fede, è anche portatrice di una cultura eucaristica, di atteggiamenti e comportamenti personali e sociali: l’esperienza della fraternità, dello spirito di riconciliazione e di pace, il senso della condivisione e della solidarietà, la forza della speranza, la dimensione festiva della vita…”. SPERANZA. “Il laico imbevuto di spirito eucaristico sarà presente nella realtà del mondo con una capacità di guardare ai valori duraturi, indicando i fondamenti di una speranza che nasce dal riconoscimento dell’Eucaristia come rivelazione e presenza in mezzo a noi dall’amore gratuito di Dio”. Per mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino ( IRLANDA), “l’Eucaristia costituisce una forza straordinaria per contrastare la diffusa mancanza di speranza dei nostri giorni” indotta da una secolarizzazione “dagli orizzonti troppo limitati”, per “abbracciare una visione del mondo universale”, perché basati unicamente “sulle facoltà umane”. Di qui la necessità di una “formazione permanente alla fede” i cui “semi vanno nutriti giorno dopo giorno, anno dopo anno”. UNITA’. “Se la liturgia è regula fidei, se la divina liturgia celebrata dalle Chiese orientali in comunione con la sede di Roma e dalle Chiese ortodosse o apostoliche è identica per entrambe, se è reciproco il riconoscimento della successione apostolica dei vescovi e, conseguentemente, dei sacerdoti che la celebrano, cosa occorre di più per l’unità?”. È l’interrogativo posto dal card. Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini e presidente del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina ( UCRAINA). “In quanto gerarca di una Chiesa orientale sui iuris“, il card. Husar ha avanzato la proposta che “anche per crescere nella comunione intraecclesiale cattolica” il prossimo Sinodo “sia dedicato alle Chiese orientali”. CHIAREZZA. “Rivisitare il mistero eucaristico in rapporto agli altri sacramenti, soprattutto in rapporto alla sacramentalita del matrimonio nei matrimoni misti ed offrire orientamenti essenziali, seppure da calare nel contesto locale da parte dei vescovi interessati” è per mons. Djura Dzudzar, vescovo di Acrasso ed esarca apostolico di Serbia e Montenegro per i cattolici di rito bizantino ( SERBIA E MONTENEGRO) “una sfida urgente”. Il presule si è quindi soffermato sull’importanza di fare chiarezza nel rapporto tra Eucaristia ed ecumenismo. “Le celebrazioni comuni – ha detto – possono diventare nella quotidianita un forte messaggio. Ma servono premesse chiare che indichino fin dove e possibile operare a livello liturgico con le chiese e comunita cristiane che compongono il mosaico ecumenico. Percio proponiamo una guida liturgica che aiuti a far si che la comunione, non ancora raggiunta, sia invocata nella preghiera e non considerata scontata o addirittura come uno ‘strumento’ di dialogo”. STUPORE. “Sono stato testimone diretto di tanti atti eroici durante i decenni del comunismo totalitario. In quel periodo, l’unico luogo dove i fedeli potevano alimentare il coraggio della loro fede era la chiesa. La celebrazione dell’Eucaristia era insieme momento di evange1izzazione, catechesi e comunione con Dio e con i fratelli”. La rievocazione è di mons. Petru Gherghel, vescovo di Iasi ( ROMANIA) che descrivendo gli anni successivi al 1989, ha rilevato che, nonostante il rischio di “allontanamento dalla fede” costituito da una “libertà mal compresa”, “il rispetto e l’amore per l’Eucaristia sono oggi ancor piu forti che in passato” e “la frequenza alla Messa domenicale è piuttosto alta e forse piu motivata”. Da mons. Gherghel un suggerimento: “avendo presente la tradizione orientale, propongo di adoperare per la Santa Messa anche l’appellativo ‘Santa e Divina Liturgia’, accanto a quello latino”; un titolo che “invita allo stupore, al silenzio, all’adorazione”. NEL MISTERO. “L’esigenza di una ‘svolta mistagogica’ (che introduca nel mistero, ndr) nella nostra pastorale si fa sempre piu viva e attuale. Siamo ancorati a una pastorale che ‘prepara’ ai sacramenti. Appena celebrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana, si parla dell”addio’ alla comunita cristiana. In realta e carente un’esperienza essenziale: l’ingresso progressivo nel mistero della salvezza”. È la convinzione espressa da mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto ( ITALIA) per il quale è proprio la mistagogia “a guidare all’interno del mistero, a segnare l’incontro tra catechesi, esperienza della celebrazione e vissuto dei cristiani”. “Di fronte alla tentazione razionalista sempre risorgente – ha osservato – la mistagogia eucaristica mette in risalto il primato della grazia” e poiché “la celebrazione eucaristica domenicale è il luogo missionario più rilevante della Chiesa”, mons. Cacucci sottolinea l’importanza di “un accompagnamento ‘mistagogico’ per la comunità cristiana” affinché essa “partecipi alla liturgia” in maniera “piena, attiva e consapevole”.