Il senso del sacro

IL SINODO

Accordare importanza al mantenimento del senso del sacro nelle liturgie eucaristiche, recherà un gran bene alla Chiesa intera. La Santa Eucaristia è un dono che salva e santifica che deve essere avvicinato con senso profondo, con rispetto grande, con il rispetto e l’impegno che si deve al sacro. Questa consapevolezza è centrale nei numerosi interventi dei padri alla seconda settimana del Sinodo sull’Eucaristia. I vescovi avvertono forte la loro responsabilità nei confronti del grande Sacramento.

“Il vescovo – ha detto G.B.Re, prefetto della Congregazione per i vescovi – è il custode dell’Eucaristia. Egli deve promuovere una pastorale che aiuti i fedeli a ritrovare uno stile di vita che abbia l’Eucaristia come centro. Lo stesso modo di celebrare la Messa da parte del vescovo nutre la fede dei sacerdoti e del popolo. È importante in particolare dedicare ogni impegno per la partecipazione dei fedeli alla Messa dominale e vigilare che le celebrazioni eucaristiche siano sempre degne e belle”.

È giunto il momento di svolgere, con l’aiuto dei tanti testi magisteriali, una nuova sintesi dottrinale, capace di nutrire la liturgia. È quanto ha domandato A.M.Rouco Varala, arcivescovo di Madrid; bisogna operare “un rinnovamento in chiave pasquale della dottrina, della catechesi e dell’esperienza pratica del sacramento dell’Eucaristia, come quello in cui si attua il sacrificio e l’oblazione sacerdotale di Cristo, presente sostanzialmente sotto le specie eucaristiche”; e altresì si tratta di “realizzare una pedagogia canonica e pastorale attenta e rispettosa della comunione ecclesiale, che elimina il soggettivismo e l’arbitrarietà nelle forme della celebrazione e del culto eucaristico”.

Una catechesi che non ha subito interruzioni tra le minoranze cristiane in uno dei Paesi più martoriati del mondo: l’Iraq. La Chiesa caldea, che ha avuto la grazia di ricevere la predicazione del Vangelo sin dal I secolo, considera Gesù nel Ss. Sacramento presente realmente nell’Eucaristia come vittima per i nostri peccati, come aveva prefigurato il profeta Isaia. È la testimonianza di Emmanuel III Delly, capo del Sinodo della Chiesa caldea che “nutre una grande devozione verso l’Eucaristia, partecipando alle Solenni processioni col Ss. Sacramento”.

La predicazione è un momento, attraverso cui si offre la formazione catechistica; al riguardo è importante che i sacerdoti mostrino “come l’aspetto dottrinale è quello che coglie il senso più profondo della Sacra Scrittura, analogamente a quanto fa la liturgia stessa: farci incontrare Cristo, nostro Redentore”. Lo ha ricordato W.J.Levada, nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Un italiano, F.Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, ha messo l’accento sull’importanza di un’azione mistagogica: “In un periodo di frammentazione quale il nostro, la mistagogia guida all’interno del mistero, segna l’incontro tra la catechesi, l’esperienza della celebrazione e il vissuto dei cristiani. La mistagogia eucaristica mette in risalto il primato della grazia”. Così, la partecipazione piena, attiva e consapevole del popolo di Dio alla liturgia domenicale richiede un accompagnamento mistagogico, che potrebbe essere preparato, non solo dai sacerdoti, ma anche da animatori liturgici, seguendo lo svolgimento dell’Anno Liturgico.

Nella liturgia – ha ricordato E.E.Karlic, arcivescovo emerito di Paraná – si vive la contemporaneità con l’evento pasquale. Diveniamo “concorporei, consanguinei e contemporanei del Signore. Il Signore nell’Eucaristia ha istituito una misteriosa contemporaneità tra la sua morte e risurrezione e lo scorrere dei secoli. Solo la fede può conoscere questa mirabile trasparenza del tempo e dello spazio alla potenza dell’amore e della gloria di Cristo per mezzo del Sacramento dell’Eucaristia. Nell’oggi (hodie) della liturgia eucaristica, l’unica pasqua redentrice si fa celebrazione contemporanea

La celebrazione è fatta di riti: come li recepisce l’uomo occidentale? Ne ha parlato G.Danneels, presidente della Conferenza episcopale belga: “Un uomo d’azione, ma in quest’uomo si nasconde anche un’immensa sete di gratuità, del dono; non ama il rito a causa della sua ripetitività e della sua monotonia, tuttavia inventa sempre i propri riti; l’escatologia cristiana sembra dimenticata e persino ingannevole, ma non vi è mai stata una simile sete di un mondo migliore e un così grande bisogno di speranza. Anche se il simbolismo della liturgia eucaristica non viene percepito bene né apprezzato, non si può dire che la nostra cultura sia cieca verso i simboli, ne inventa continuamente di nuovi”.

Un uomo portato alla generosità oblativa verso le disgrazie contemporanee, ma anche assetato di silenzio davanti al mistero. Insomma la fruttuosa partecipazione (actuosa participatio) dopo quarant’anni dalla Riforma, resta da noi una difficile meta da raggiungere.

Marco Doldi

(14 ottobre 2005)