“Il Sinodo ascolta il dolore del mondo” è il titolo dell’editoriale de La Croix (12/10) a firma di Isabelle De Gaulmyn, che ricorda come “ l’intensità delle testimonianze dei vescovi, alla luce delle difficoltà vissute nei loro paesi, ha un po’ sconvolto il piano di lavoro del Sinodo”. Nelle diverse situazioni di dolore narrate al Sinodo da decine di vescovi di paesi poveri o in guerra, “ celebrare l’Eucarestia annota la de Gaulmyn è dunque più importante che mai … È in una società scioccata, brutalizzata che avanza la tentazione del ricorso alle sette”. La Chiesa quindi “ deve lottare” per rispondere a queste sfide, tra le quali quella di “ rafforzare il dialogo con l’Islam“, verso il quale “ occorre avere un miglior livello di conoscenza reciproca“.” È vero che oggi esiste una opportunità largamente auspicata: tutte le parti beneficeranno considerevolmente di quanto ci sia di meglio in Europa, incluso la tolleranza, la tradizione liberal-democratica che potranno finalmente andare insieme a quanto di meglio c’è in Turchia”: lo scrive in un editoriale dal titolo “ E ora affrontiamo il caso Turchia” il settimanale The Economist (8-14/10), rilevando che tra gli effetti di questa ipotizzata adesione ci sarà “ il dinamismo di una demograficamente giovane nazione che fa sembrare la terra europea una zona indolente in rapporto alla Turchia“. La stampa inglese si occupa anche delle elezioni tedesche, parlando su The Times (11/10) di “ Un governo, un augurio” (One government, one cheer) anche se il sottotilo parla di “ La nuova coalizione tedesca sembra col destino segnato“. Infatti il commento sottolinea che la Merkel “ deve provare alla Cdu che ha acciaio nella sua spina dorsale mentre i rivali stanno aspettando che cada quanto prima“.“Deve entrare la Turchia nell’Unione europea?”, è la domanda dell’editoriale del quotidiano spagnolo El Paìs del 9/10 intitolato “Il dilemma”. “Una cosa è essere vicini ed amici constata lo scrittore Luis Goytisolo -, un’altra, più problematica, è fondersi gli uni e gli altri in un tutt’unico. L’Europa non è una ong né tanto meno un club distinto a cui si debba appartenere a tutti i costi. Ci sono paesi molto vicini culturalmente, come il Canada o l’Argentina, ai quali non è passato per la testa di chiedere l’ammissione”. Da qui la possibilità che l’ingresso della Turchia, per le sue diversità, “rappresenti un dilemma per tutti i cittadini europei. Però lo è anche o dovrebbe esserlo anche per i turchi”. In Spagna l’altro tema all’ordine del giorno è l’immigrazione, a causa dei drammi avvenuti alla frontiera tra il Marocco e le enclave spagnole. Secondo El Mundo (11/10) “il fenomeno dell’immigrazione proveniente dall’Africa subsahariana deve essere messo a fuoco in maniera globale, anche da parte dell’Ue… Ciò che la Spagna non può continuare a fare è aiutare a fondo perduto il vicino del Sud, il cui monarca non è disposto a rinunciare a parte delle sue ricchezze per il bene del popolo”. Nello stesso giorno El Paìs riferisce che “la Spagna non poteva permettere che si assaltasse ogni notte la sua frontiera” ma “ bisognava aggiungere a questa esigenza caratteristiche umanitarie per i subsahariani espulsi dal Paese”. La grande coalizione, guidata dal primo cancelliere donna, Angela Merkel, e l’uscita di Schröder dalla scena politica con l’annuncio di non voler partecipare al governo: questi gli argomenti cui si dedica la stampa tedesca. “ Una grande coalizione piccola piccola“, titola il settimanale Der Spiegel (10/10): “ Si profila un’alleanza rosso-nera dei politici. Dopo la Spd, anche la Cdu/Csu sposta le proprie coordinate a sinistra. Persino all’interno dei vertici dell’Unione, quello che era l’ambizioso programma di riforme di Angela Merkel non è attualmente sostenuto dalla maggioranza“. E sull’ormai ex cancelliere Schröder annota: “ Chi incontra il cancelliere in questi giorni, incontra un uomo caratterizzato da una tranquillità quasi irritante. Solo i tratti del viso tradiscono i grandi sforzi della campagna elettorale prima del 18 settembre. […] Il cancelliere osserva con compiacimento come i pesi si spostano sulle spalle della concorrenza. L’intimo del partito cristiano si rode e trema. Gli sfavillanti progetti di riforma di Angela Merkel sono per molti rovine di un tempo passato“. Su Die Welt (13/10), Peter Dausend commenta l’annuncio di Schröder, comunicato nel corso di un congresso dei sindacati del settore minerario, chimico e dell’energia: “ Sbalordisce vedere come i sindacati, ma soprattutto la Spd, si infiammino di passione per il cancelliere che maledivano fino a pochi mesi fa. Per tantissimi socialdemocratici, Schröder era l’unico responsabile delle cocenti sconfitte alle elezioni dei Lang, per i record negativi dei sondaggi, per l’assenza di prospettive del proprio partito. […] Questa storicizzazione del cancelliere vivente ricorda un po’ Helmut Schmidt. Quando questi era ancora capo del governo, i compagni si lamentavano del freddo tecnocrate. Una volta andato via, magnificarono il ‘grande cancelliere nel periodo della crisi'”.