IL SINODO
I laici e la spiritualità eucaristica, il rapporto tra “cultura dell’immagine” e lo “stile” di San Francesco, suggerimenti su come “prendere la parola”, i pericoli del “fondamentalismo cristiano” e le sfide del “relativismo” e “secolarismo”, che si affacciano ormai anche in continenti “giovani” come l’Asia… Sono alcuni “spunti” del dialogo tra i padri sinodali sul rapporto tra fede e cultura, a partire dal primato dell’Eucaristia, che continua a “tenere banco” nell’undicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. CULTURA DELL’IMMAGINE E FRATERNITÀ. “In un mondo con tanti mezzi di comunicazione disponibili, tante volte, le persone, anche se non sono ammalate, facilmente vivono isolate e in silenzio”, ha fatto notare il card. GERALDO MAJELLA AGNELO, arcivescovo di San Salvador di Bahia e presidente della Conferenza episcopale del Brasile, soffermandosi sulla “situazione degli infermi, dei prigionieri e delle persone anziane con difficoltà di deambulare autonomamente. Molte persone oggi si sentono sole per la mancanza dei familiari prossimi, o perché lasciate in case di cura e d’infermità permanente, o per i limiti di autodeambulazione che li costringe a stare a letto senza la possibilità di ricevere visite di parenti, di amici, o anche rigettati perché non producono”.
“È importante che la comunità cristiana riscopra il profondo legame tra mistero eucaristico e le circostanze della vita quotidiana”, a cominciare dalla “relazione di fraternità che arriva ad abbracciare l’intera creazione”. L’appello è venuto da padre JOHN CORRIVEAU, ministro generale dell’Ordine francescano dei Frati Minori Cappuccini, che durante la dodicesima Congregazione generale (10 ottobre) ha esortato a riscoprire “il movimento circolare che appartiene alla vita cristiana”, e che attraverso l’Eucaristia “ci spinge a creare relazioni fraterne nella Chiesa, nella società e nell’intera creazione”.
“In un mondo dove domina la cultura dell’immagine” ha detto mons. JOHANNES GERARDUS MARIA VAN BURGSTEDEN, vescovo titolare di Tibili e ausiliare di Haarlem (Paesi Bassi) – la pratica della celebrazione religiosa “spesso non è fonte di ispirazione per l’uomo moderno”: di qui la necessità di “trovare l’equilibrio tra contenuto ed esperienza, tra la teoria e il vissuto”. ABUSI E LAICISMO. “Laicismo” e “relativismo” si stanno “insinuando perfino in Asia”, senza contare il “grave problema del fondamentalismo cristiano che influisce sulla nostra fede nell’Eucaristia”. Il grido di allarme è venuto da mons. OSWALD THOMAS COLMAN GOMIS, arcivescovo di Colombo e segretario generale della Federazione delle Conferenze episcopale asiatiche dello Sri Lanka, che ha parlato degli “abusi da parte dei ministri dell’Eucaristia”, destinati a “minare la fede della gente”, soprattutto dei giovani. “Nel rispettare le comuni norme liturgiche ha ammonito il presule dobbiamo fare uno studio approfondito dei modelli culturali dei vari fedeli e integrarli nella nostra liturgia”. IL MODO DI PARLARE. “Parlare del nostro mondo soprattutto in termini di cultura di morte, non è forse mancare di rispetto verso quanti cercano di vivere la loro fede in Dio o la loro fede nell’uomo donandosi al servizio della vita dai padri e madri di famiglia fino alle persone impegnate in politica o nel sociale?”.
A chiederselo è stato fratel MARC HAYET, responsabile generale dei Piccoli Fratelli di Gesù (Francia), che durante la sedicesima Congregazione generale (12 ottobre) ha puntualizzato che “gli uomini e le donne di oggi ascoltano la parola del Vangelo solo se viene loro presentata come proposta alla loro libertà, in un dialogo vero nel quale noi rispettiamo la loro ricerca e accettiamo di accogliere la loro competenza e la loro esperienza di vita, compresa quella dei più poveri, ricca di umanità”. DUE TESORI. Nella sua richiesta di maggiore attenzione alla “spiritualità eucaristica laica”, ZBIGNIEW NOSOWSKI, direttore del mensile cattolico “WI” di Varsavia e membro del Consiglio nazionale dei laici della Polonia, ha ricordato i suoi “20 anni e più di esperienza nel movimento ‘Fede e Luce'”.
“In queste comunità raccolte attorno a persone handicappate mentalmente – ha detto – ho imparato che la Chiesa ha ricevuto due tesori: l’Eucaristia e i poveri. Ma questi due tesori raramente vanno insieme. Abbiamo bisogno di segni visibili della loro unità. Soprattutto quanti partecipano alla condivisione del pane eucaristico dovrebbero manifestare sempre e visibilmente la loro solidarietà verso i poveri che non sempre hanno il pane quotidiano”.
(17 ottobre 2005)