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L’Europa dei media” “

Quando, dopo la Seconda guerra mondiale, i padri fondatori della nuova Europa crearono il Consiglio d’Europa e la Comunità europea, lo fecero nella speranza di rafforzare la pace e favorire la democrazia. Oggi, nell’anno in cui si celebra il 60° anniversario della fine della guerra, i popoli europei possono ricordare un periodo di ininterrotta pace e prosperità senza precedenti. Tuttavia, dalla lettura dei giornali, dall’ascolto della radio, dalla televisione e dai siti web delle agenzie giornalistiche, questo non parrebbe un anno degno di celebrazione. I mass media presentano infatti un’Europa insicura di sé, turbata dalla paura del terrorismo, dell’immigrazione, della disoccupazione, e dubbiosa della propria identità. Le notizie sulle trattative per l’ingresso della Turchia nell’Ue hanno fatto emergere le ansie di gente preoccupata di potersi ritrovare a vivere in un’Europa islamica. I sostenitori dell’ideale europeo spesso criticano i mass media per lo scetticismo del pubblico. I mass media, dicono, non prestano alcuna attenzione alle storie europee e ignorano gli esempi positivi di collaborazione mentre colgono al balzo qualsiasi occasione per rimarcare la minima traccia di divisione. La stampa, a sua volta, sostiene che i politici europei sono così distanti dalla vita dei cittadini che non riescono a comunicare alcuna visione di una cultura europea vivace, aperta ed unita. Esiste ovviamente una verità per entrambe le parti, ma ciò che serve è un approccio diverso. I mass media non possono da soli cambiare il modo in cui operano governi e istituzioni, ma possono prendere più sul serio la dimensione europea e possono fare di più per valorizzare la forza e la diversità delle sue culture. I mass media nazionali possono, in particolare, aiutare il pubblico a capire meglio i propri vicini. Nel lungo termine, la fiamma europea si riaccenderà soltanto se un numero sufficiente di cittadini crederà in essa e vorrà agire congiuntamente per far sì che si realizzi. Se i mass media non sono in prima linea nella promozione degli ideali dell’Europa, è perché essi non sentono alcuna pressione in questo senso da parte del pubblico. Questo è un settore in cui le associazioni, le reti e i mass media cattolici potrebbero offrire un contributo prezioso. La regione europea di Signis (Associazione cattolica mondiale per la comunicazione) che si riunirà a congresso a Lione dal 4 all’11 novembre (cfr. Sir n.69/2005), ad esempio, riunisce i comunicatori cattolici di tutta Europa, occidentale e orientale. È un luogo di incontro tra culture, una celebrazione della diversità e degli ideali comuni e un’opportunità di incontro personale e di amicizia. Come comunicatori cattolici, abbiamo il dovere di contribuire a creare mass media che sostengano una visione di un’Europa che guarda all’esterno, generosa e unita nella diversità delle sue lingue, culture e religioni. Per ricordare agli europei che, a sessanta anni dalla seconda guerra mondiale, gli ideali sorti da quella conflagrazione sono ancora validi e sono ancora fonte d’ispirazione.