SCUOLA CATTOLICA" "
Ccee: seminario dei vescovi responsabili degli istituti di educazione e formazione” “
“È giunto il momento di lavorare perché l’offerta formativa della scuola cattolica sia sempre più apprezzata a pieno titolo come servizio culturalmente attrezzato e di valore per tutti gli alunni, dove la persona di ciascuno sia valorizzata e aiutata ad esprimersi compiutamente nel dialogo e incontro con gli altri”. Lo ha detto mons. CESARE NOSIGLIA , vescovo di Vicenza e delegato del Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali europee) per la catechesi, la scuola e l’università, aprendo il 17 ottobre, a Roma, un seminario dei vescovi europei responsabili delle scuole cattoliche e dei rappresentanti del Comitato europeo per l’educazione cattolica. Un invito a “ri-posizionarsi”, tenendo conto dei “cambiamenti dell’insegnamento superiore nel mondo di oggi” e dei “bisogni degli studenti”, che “devono progettare il proprio futuro”, è venuto da mons. GUY-RÉAL THIVIERGE , segretario generale della Fiuc (Federazione internazionale delle università cattoliche). Di seguito una nostra sintesi del suo intervento. UN “BENE PRIVATO”? Il fenomeno che ha rivoluzionato gli studi superiori è stata “la massificazione della domanda a tutti i livelli”: un “fenomeno mondiale senza precedenti che ha messo a dura prova tutti i sistemi di educazione ed i governi”, modificando il modo stesso di erogare i finanziamenti. In questo modo, “l’idea tradizionale di insegnamento superiore inteso come bene comune della società ha ceduto il posto gradatamente ad un concetto di insegnamento post-secondario concepito come bene privato”. Al contrario, è la tesi del relatore, “l’insegnamento superiore privato deve essere considerato un bene pubblico”, visto che gioca un “ruolo” all’interno del sistema educativo nazionale ed è “a servizio dell’interesse generale”. “QUALITÀ”, “TRASPARENZA”, “FORMAZIONE”. “Garantire la qualità”, attraverso “un controllo più severo”, assicurare la “trasparenza” e agire sul versante della formazione: questi i compiti prioritari degli atenei cattolici d’Europa, in un momento in cui è lo “statuto” stesso dei docenti ad essere messo in discussione da un tipo di “gestione universitaria” dove “la tradizionale indipendenza dei professori è praticamente sparita”. Fenomeni nuovi come l’università “senza frontiere” o l’insegnamento accademico “on line”, ha sottolineato il relatore, chiamano in causa “la visione della persona e dei valori di cui essa è portatrice: in questo contesto, “il ruolo della Chiesa nell’educazione riveste grande importanza”. “CULTURA DELLA RESPONSABILITÀ” E “CORAGGIO ETICO”. “I formatori cristiani hanno il dovere di far esistere il cristianesimo come civiltà e come cultura”. Quello di Thivierge è un invito a passare “da una cultura della responsabilità burocratica ad una cultura della responsabilità professionale”, grazie ad insegnanti e programmi di formazione capaci di sviluppare quel “coraggio etico” che “deriva da un’opzione personale e professionale forte e matura”, in grado di “andare oltre una visione tradizionale dell’educazione o dell’informazione religiosa”. Per le università cattoliche europee, ha concluso, ciò implica il passaggio “da una cultura del disincanto ad una della speranza”, capace di contrastare “la dittatura del relativismo, dell’individualismo e l’indebolimento del senso della responsabilità nei riguardi degli altri”. Scheda Le università cattoliche in Europa e nel mondo. La Fiuc raggruppa 47ª università ed istituzioni d’insegnamento superiore in Europa; 20 di esse possiedono facoltà o dipartimenti di scienze dell’educazione. In altre parti del mondo, tre istituzioni cattoliche non ancora membri della Fiuc offrono corsi di formazione per docenti: la “Hope University” di Liverpool, il “Newman College” di Birmingham. Nell’Europa dell’Est il 90% degli studenti frequenta università pubbliche, anche se in Paesi come l’ Ungheria, la Slovacchia, la Romania, l’ Ucraina e la Polonia esistono diverse università private, di cui alcune cattoliche. L'”anatomia” dell’insegnamento superiore privato varia molto su scala internazionale. I primi Paesi dove si è sviluppato sono quelli dell’Asia dell’Est, in particolare in Giappone (16 università cattoliche), in Corea del Sud (124 istituzioni e 3 università cattoliche), a Taiwan (tre università cattoliche) e nelle Filippine (1000 collegi ed università, di cui 10 appartenenti alla Fiuc). Anche in Paesi tradizionalmente dominati dall’insegnamento pubblico, come il Messico, il Cile ed il Brasile, da una ventina d’anni il 25% della popolazione studentesca è inscritta ad una facoltà privata. In Indonesia ci sono 12 università cattoliche, ma anche in Malesia il settore è in piena crescita, mentre in India le università private sono una presenza consolidata. A partire dagli anni 90, anche la Cina ha costruito un vasto settore universitario privato, però i titoli non sono ancora riconosciuti ufficialmente dal Ministero dell’Educazione.