Quotidiani e periodici europei” “

L’attenzione dei media di tutto il mondo è rivolta in questi giorni all’inizio del processo contro Saddam Hussein. “Da dove cominciare?”, si legge su Die Welt (19/10). “Questa è la domanda che si sono posti i giudici del tribunale speciale in considerazione dell’incredibile quantità e della violenza dei crimini da chiarire. Se oggi Saddam è davanti ai giudici, è solo per una questione relativamente secondaria, il massacro di circa 150 sciiti in un villaggio di nome Dujail. […] Non è né il crimine più grande né il più efferato della sua lunga carriera: è solo il più facile da dimostrare. Se qualcuno volesse davvero tentare di dimostrare tutte le atrocità da lui compiute, Saddam sarebbe morto di vecchiaia ben prima della fine della procedura. […] Saddam è stato solo questo? Una bestia assetata di sangue, violentatore e distruttore del proprio Paese? I suoi metodi furono brutali ma non sempre finalizzati alla distruzione. Oggi è difficilmente immaginabile che nel 1976 abbia ricevuto un premio dall’Unesco: nell’arco di breve tempo era riuscito a insegnare a tutti gli iracheni a leggere e a scrivere: alla sua maniera. Chi si rifiutava di partecipare alle lezioni, andava in galera per tre anni”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung commenta: “Perlomeno questo è nuovo per il mondo arabo. Contro un despota caduto, sulle cui mani è attaccato il sangue di centinaia di migliaia di persone, viene fatto un processo. Quale effetto a lungo termine possa avere questo processo contro Saddam e contro le sette colonne del suo regime – sul Paese, sul mondo arabo – è difficile prevedere. Visto il modo in cui Saddam si è presentato mercoledì, si esita a parlare di una riconciliazione nazionale che sarebbe ora cominciata”. E Il settimanale Der Spiegel (17/10) scrive: “Per quanto grandi le aspettative, tanto irrefutabili sono i dubbi sul fatto che qui venga presentata più che la giustizia del vincitore, che l’elaborazione giuridica del passato possa contribuire davvero alla riconciliazione dei gruppi etnici iracheni. Al contrario: cresce la preoccupazione che il processo contro l’ex dittatore possa minacciare seriamente la stabilità dell’Iraq post-bellico”. La Norimberga del Golfo – No però alla pena di morte” è il titolo dell’editoriale di Avvenire (19/10), a firma di Giorgio Ferrari, che riflette sull’apertura del processo a Saddam mandato sulle televisioni di tutto il mondo. “ A carico (di Saddam) – scrive Ferrari – c’è un conto sterminato di imputazioni: almeno 300 mila gli iracheni massacrati sotto il suo regime…“, anche se “ il processo stesso – che i legali dell’ex rais cercano ovviamente di delegittimare – se confrontato con i principi giuridici occidentali è certamente squilibrato, visto che l’accusa ha potuto disporre di tempo e risorse finanziarie che a Saddam sono state negate“. “ La porta stretta verso la democrazia in Iraq passa anche di qui,– prosegue Ferrari – dal primo vacillante processo contro Saddam Hussein. Un processo il cui esito potrebbe a sua volta sfociare in una inaccettabile (almeno per noi) sentenza di morte“.Anche sul quotidiano cattolico francese La Croix (19/10) si parla di Saddam con un ampio servizio dal titolo generale “ Di fronte ai suoi crimini“. Martedì 18 ottobre, però, lo stesso giornale ha dedicato l’editoriale, a firma di Dominique Quinio al Medio Oriente. “ I Palestinesi in cerca di sostegno” è il titolo e l’occasione è l’incontro del presidente Habbas con Bush, dopo le tappe del Cairo, Parigi e Madrid. Nel testo si sottolinea che “ il ritiro dei coloni israeliani da Gaza, se ha segnato una tappa spettacolare e largamente salutata, non appare sufficiente per rilanciare il dialogo e diminuire le tensioni“. “ Le difficoltà che si levano davanti a Mahmoud Abbas (presidente palestinese) sono immense. Deve lottare su due fronti: deve riuscire a convincere, all’esterno, della sua volontà di pace e della capacità di disarmare i terroristi, e, all’interno, deve combattere i movimenti estremisti che, tramite la violenza, si sforzano di far naufragare ogni progetto di dialogo“. Su The Catholic Herald (14/10) si pone l’attenzione su un tema ecclesiale: “ La Chiesa non può fare a meno degli intellettuali“, affidando il commento a John Haldane, docente di filosofia all’Università di St. Andrews e autore del libro “Faithful Reason: Essays Catholic and Philosophical”. Secondo l’autore, “ la necessità di intellettuali cattolici non è minore oggi rispetto al ventesimo secolo” e ancora “ in un’epoca in cui le idee sono state volgarizzate, o – dove esse sembrano ancora venire prese seriamente – è particolarmente importante incoraggiare gli intellettuali cattolici. Come in altri campi della vita, tuttavia, se ci deve essere un incremento di tali presenze, ciò esige anche esemplarità e capacità di leadership, e queste sono in netta diminuzione oggi”.