Terreno di missione” “

Secolarizzazione e relativismo: due grandi sfide per l’educazione in Europa” “

L’Europa, il terzo millennio, le sfide che si aprono per chi continua a credere nell’educazione come crescita a tutto tondo della persona, nell’insegnamento come missione. E ancora: cattolicesimo e cultura, Stato e Chiesa. Mons. MICHAEL MILLER , segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, lunedì 17 ottobre ha iniziato il suo intervento al seminario dei vescovi responsabili delle scuole cattoliche e dei rappresentanti del comitato europeo per l’educazione cattolica, mettendo subito sul tavolo i nodi più problematici attorno alla sfida dell’insegnamento nelle scuole cattoliche in Europa. UN PROBLEMA CULTURALE “L’inizio del terzo millennio – ha detto mons. Miller – si presenta come un’epoca di nuove sfide e di grandi opportunità nella sfera dell’educazione. Queste sfide sono legate alla globalizzazione dei mercati e della cultura, ai problemi dell’innovazione nel campo della bioetica, all’urgenza di elaborare significati di un giusto e integrale sviluppo umano e sociale. La secolarizzazione e la dittatura del relativismo stanno diventando sempre più diffusi in Europa e in tutto l’Occidente, ed hanno l’effetto di allontanare l’educazione dalle domande fondamentali sull’esistenza, dalla ricerca di Dio e di un ordine morale. Questa tendenza impoverirà sempre più gli uomini”. Tale panorama rappresenta il contesto in cui opera la vasta rete delle scuole cattoliche europee e, allo stesso tempo, il loro precipuo “terreno di missione”. FORMARE, A COSA? “La Commissione Europea ha sviluppato un particolare orientamento sul modo di fare educazione, pensando che possa contribuire al progresso del continente. Nel Libro Bianco Insegnare ed apprendere: verso la società cognitiva, si individuano tre fattori che dovranno avere una grande importanza sul futuro della formazione”: l’economia globalizzata, la società dell’informazione, la tecnologia. Prospettive reali, ma di corto respiro. “Ciò che mi spaventa di più – continua mons. Miller – è l’eccessiva enfasi che si pone sugli aspetti informatici e tecnici dell’educazione. Si verifica così una percepibile frammentazione del sapere che non è a servizio dell’integrità della persona umana. Postmann, un famoso esperto di pedagogia, americano, ci metteva in guardia sulla fine dell’educazione”. Il rischio è di ritrovarci “soggetti deboli, persone frammentate”. Bisogna invece “preparare i giovani al nuovo mondo del lavoro, senza tralasciare i fondamentali obiettivi dell’educazione di trasmissione di valori. Questa è la più profonda sfida per la scuola all’inizio del terzo millennio”. IL SERVIZIO DELLE SCUOLE CATTOLICHE ALLA COMUNITÀ “La scuola cattolica è ora più che mai necessaria, per il contributo unico che può dare alla vita sociale”. Questo riscontro è alla base secondo Miller di una richiesta di riconoscimento. “Già il Concilio, nella Gravissimum Educationis, sosteneva che i genitori devono essere resi veramente liberi di scegliere la scuola che ritengono migliore per i propri figli. Di qui e dalla constatazione del ruolo importante che le scuole cattoliche svolgono nella società, deriva l’obbligo dello Stato di provvedere ad esse con sussidi pubblici, come avviene, dove più dove meno, in molti Paesi europei”. GLI INSEGNANTI Non un lavoro come tanti, ma una “testimonianza” e una “vocazione”. Questo secondo mons. Miller il tratto specifico di chi ricopre il ruolo di insegnante. “Devono essere dei modelli per gli studenti, testimoni del Vangelo. Se vogliamo che i giovani europei facciano esperienza della bellezza della Chiesa, allora l’esempio cristiano degli insegnanti diventa cruciale”. Devono portare avanti il proprio compito “in uno spirito di comunione”, “sostenuti e incoraggiati da tutta la comunità, dalle famiglie, dai sacerdoti, dai vescovi”. alcuni numeri. Creato nel 1974 come comitato regionale dell’Organismo internazionale dell’educazione cattolica (Oiec), il Comitato europeo per l’educazione cattolica (Ceec) è un’associazione internazionale non profit. Riunisce le scuole di 25 Paesi dell’Europa centrale, occidentale e orientale, rappresentando 30.411 scuole (primarie e secondarie) e 7.147.879 di studenti (dati 2004).