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A ciascun cittadino” “

La strada intrapresa, in teoria, è quella giusta. A proposito del summit informale sull'”Europa sociale” del 27 ottobre a Hampton Court, il premier inglese Tony Blair ha spiegato che “non si può fare l’accordo sulle finanze se non c’è accordo sulla direzione politica da prendere”. Il presidente di turno del Consiglio Ue intendeva riaffermare la necessità di un ampio confronto su competitività, occupazione, coesione sociale (in sostanza gli obiettivi della Strategia di Lisbona), per fissare le priorità dell’Europa a 25 dentro il contesto della globalizzazione. Una discussione non estranea al più articolato “quadro dei valori” dell’Unione, recentemente tracciato nella Costituzione. Dopo di che sarà possibile, secondo Blair, ridefinire le prospettive finanziarie per i prossimi anni. D’altro canto ciò confermerebbe – piaccia o non piaccia ai capi di Stato e di governo – che nella “casa comune” sono strettamente connesse tra loro l’Europa sociale (servizi alla persona, lavoro, istruzione, salute, previdenza…), le riforme interne per far funzionare le istituzioni (legate alla ratifica ed entrata in vigore del Trattato costituzionale), nonché le risorse (quindi le Prospettive finanziarie) che gli Stati membri intendono investire nell’Unione. È oltremodo positivo il fatto che nei recenti passaggi che hanno portato al Summit autunnale, si sia posto al centro dell’edificio comunitario il cittadino e le forme sociali intermedie; un “individuo sociale” portatore di attese, esigenze, libertà e diritti che vengono prima di ogni altra scelta o politica comune. Nei giorni scorsi, ad esempio, il presidente della Commissione Barroso, ha affermato che “l’Europa deve riformare e modernizzare le sue politiche se intende preservare i suoi valori”. E subito dopo: “Non esiste un unico modello sociale europeo, migliore o più efficace di altri. L’importante è assicurare in ogni Stato, a ciascun cittadino, una eguale base di diritti e un adeguato livello di vita e di protezione sociale”. Dichiarazioni in questa direzione sono giunte da altri leader. “Per” i cittadini, e solo “con” il loro apporto, è possibile procedere nel senso dell’integrazione, verso un’Europa democratica, prospera, attenta a difendere le “diversità” per realizzare una nuova e virtuosa unità. Un’Europa che si apre al mondo, cui far giungere un messaggio forte di pace. In una fase in cui l’Ue deve superare l’impasse in cui si è trovata, andrebbero valorizzati due “suggerimenti”, provenienti dai vescovi europei. La Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) ha pubblicato lo scorso anno un documento sul valore della “solidarietà” quale vera “anima dell’Europa”; un altro importante contributo ha invece messo a tema l’urgenza di efficaci e coraggiose politiche familiari quale “colonna vertebrale” delle future politiche comunitarie. Due suggerimenti da mettere sul tavolo a Hampton Court.