CAMPANIA
Oratori e territorio: in Campania, c’è un riconoscimento effettivo del valore da parte delle istituzioni, anche locali
Necessarie più politiche giovanili. Sono 610 le richieste da parte di Oratori o di enti che svolgono attività similari che la Regione Campania ha accolto. Di queste 19 vengono da altre Confessioni, mentre il resto da parrocchie o enti della Chiesa cattolica. In realtà, rivela don Francesco De Luca, incaricato regionale del Servizio di pastorale giovanile, “i soldi ancora non sono arrivati, pur essendo già stati ripartiti”.Diversi gli utilizzi dei fondi (anche se i soldi non sono ancora arrivati, spesso sono stati anticipati per realizzare i progetti previsti). La diocesi di Teggiano-Policastro ha finanziato un corso di formazione sugli Oratori insieme alla società bresciana “Creative”; altre diocesi hanno stanziato la cifra per una sola parrocchia; altre ancora hanno diviso i fondi per il numero di parrocchie che ne hanno fatto richiesta.”Al di là della cifra stanziata dalla Regione, buona ma non significativa – osserva don De Luca – credo che sarebbe stato opportuno inserire nella procedura il criterio della verifica. Nessuno controllerà, infatti, che i soldi concessi per un progetto dell’Oratorio non siano spesi dal parroco per altre necessità. Inoltre, dare soldi a pioggia è limitante perché non si fa bene a nessuno”.Malgrado i limiti, “il riconoscimento, da parte della Regione, della funzione educativa e formativa degli Oratori – dice don Francesco – è importante, ma bisogna anche denunciare che a livello di politiche giovanili la Regione Campania non fa niente. Qualche volta ci sono delle iniziative per i giovani. Qui l’unico problema pare lo sviluppo e la disoccupazione e così è mortificata ogni altra realtà. La Chiesa, perciò, resta l’unico baluardo sul territorio, specialmente nelle piccole realtà, che lavora per e a fianco dei giovani”.Meno individualismo. Una realtà emergente è quella di “Noi associazione”, il cui responsabile per Napoli è don Rosario Borrelli. “In diocesi (11 Oratori e un migliaio di iscritti) – spiega il sacerdote – sono diffusi l’associazionismo e le attività oratoriali, ma alla buona; perciò, stiamo cercando di creare una mentalità nuova”.Il primo passo è “far capire che oggi è necessario mettersi insieme per poter contare qualcosa”. Il secondo è “puntare maggiormente sulla formazione e vincere l’individualismo”. “Tanti lavorano bene, ma preferiscono stare da soli – dice Borrelli – e ciò è a discapito dei giovani”.Per quanto riguarda le istituzioni, afferma don Rosario, “c’è una presa di coscienza del valore degli Oratori, direi un atto quasi dovuto nei confronti della Chiesa, che nei territori lavora, anche in condizioni precarie”. Da parte ecclesiale, d’altro canto, “bisogna evitare – ammonisce, poi, Borrelli – di ridursi a guardare a quanto ammonta il contributo regionale. Per fare un Oratorio basta anche una stanza”.A giudizio di Maddalena Poerio, dirigente del Settore assistenza sociale dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, i fondi designati hanno prodotto “un diffuso supporto alle attività Oratoriali, sostenendo in modo più significativo le istanze avanzate da organismi Oratoriali attivi in realtà con forti criticità.L’identità dell’oratorio. È insoddisfatto, invece, per il mancato arrivo dei finanziamenti per il 2004 e per il criterio di divisione adottato (“troppo legato a logiche elettorali”) mons. Francesco Errico, presidente regionale dell’Anspi, una delle realtà oratoriali più forti in Campania (90 Oratori, frequentati da circa 15.000 ragazzi).Al tempo stesso, ammette mons. Errico, “c’è un riconoscimento effettivo del valore degli Oratori da parte delle istituzioni, anche locali. Ad esempio, qualche sindaco, animato da buona volontà, mi ha chiesto di andare a parlare ai parroci del proprio Comune per promuovere la realtà oratoriale. I parroci, soprattutto quelli maturi, sono più propensi ad aprire l’Oratorio, trovo difficoltà con quelli giovani”.In Campania, aggiunge mons. Errico, “si sta riscoprendo l’identità propria dell’Oratorio che non è solo gioco: in alcune diocesi, come quelle di Caserta o di Salerno, i vescovi attraverso l’Oratorio hanno istituito la catechesi permanente. S’inizia a vedere nell’Oratorio non il ricreatorio ma luogo di formazione dove promuovere un nuovo rapporto tra ragazzi, giovani e genitori”.————————————————————————————–SchedaLa Regione Campania in più occasioni si è occupata di Oratori.Con la legge n. 8 del 12 novembre 2004 (art. 7), “in attuazione della legge 1 agosto 2003, n. 206, incentiva la funzione educativa e sociale svolta nella comunità locale mediante le attività di Oratorio o attività similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della chiesa cattolica, nonché dagli enti delle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha fissato un’intesa”.Con gli atti deliberativi 1825/04 e 2347/04, la Regione ha stanziato, a favore degli enti ecclesiastici cattolici e delle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa e presenti in Campania, l’importo di 3.770.000,00, che sono stati distribuiti in modo proporzionale alla presenza sul territorio.(26 ottobre 2005)