PIEMONTE

Un interesse crescente

Oratori e Territorio: in Piemonte crescono l’interesse e la qualità delle iniziative

Un milione all’anno. “Investiremo un milione ogni anno”, aveva assicurato la giunta regionale piemontese al momento dell’approvazione della legge a favore delle attività degli Oratori e la “promessa” è stata mantenuta per i primi due anni fino all’anno scorso, quando, in sede di assestamento di bilancio, la quota si è ridotta a circa 787mila euro.È invece notizia di questi giorni che per il 2005, nonostante una situazione contabile particolarmente delicata, è stato reintegrato il milione. I numeri parlano, inoltre, di un interesse crescente da parte degli enti beneficiari e soprattutto degli Oratori cattolici, che continuano a catalizzare la stragrande maggioranza dei contributi.Basta pensare che i progetti presentati al bando 2004 hanno superato quelli dell’anno precedente: da 259 si è passati a 323 iniziative candidate a contributo; nel 2005 il numero delle domande è ulteriormente cresciuto. Il meccanismo di finanziamento è semplice: l’Amministrazione regionale eroga i contributi ai diversi enti accreditati e poi sono questi ultimi, al proprio interno, a suddividere la somma tra le strutture che hanno predisposto un progetto.Formazione e innovazione. Nel caso della Regione ecclesiastica piemontese, l’operazione è coordinata dalla Consulta regionale per la pastorale giovanile. “Indubbiamente – osserva don Filippo Raimondi, coordinatore della consulta – le parrocchie, gli Oratori e le associazioni hanno iniziato a familiarizzare con questo strumento. La dimostrazione arriva dal numero crescente di iniziative presentate ma anche dalla qualità di ognuna di esse”.Già dal 2002 la Consulta ha individuato due priorità, l’attenzione alla formazione e l’innovazione, quasi a sottolineare da subito che non ci sarebbe stato spazio per interventi di ristrutturazione o rinnovo dei locali. “In molti casi – prosegue don Raimondi – viene privilegiata la formazione degli educatori o l’estate ragazzi, ma ci sono anche iniziative di integrazione multietnica, di musica, teatro, sport, lotta all’emarginazione”.Progetti comuni. Tra i successi della legge, quello di aver stimolato anche le parrocchie di montagna ad elaborare alcuni progetti in comune. È accaduto ad esempio nella diocesi di Pinerolo, dove “le parrocchie di Fenestrelle e Pragelato, nell’Alta val Chisone – racconta Patrizio Righero, responsabile diocesano per la pastorale giovanile – hanno per la prima volta attivato un’estate ragazzi in comune: grazie al contributo regionale si è potuto provvedere al rimborso spese per alcuni educatori di pianura e in questo modo si è offerto un servizio prezioso per i ragazzi del posto e per quelli in vacanza”.Non solo: “La legge sugli Oratori – interviene don Brunello Floriani, responsabile della pastorale giovanile e dell’Anspi di Novara – ha anche stimolato i nostri Oratori a interagire a 360 gradi con gli enti pubblici, magari candidandosi ad altri bandi regionali per altri tipi di intervento”.C’è ancora molto da fare. Ma ci troviamo solo a metà del guado. “Per il momento – osserva ancora Righero – si è utilizzata la legge ma non la si è forse valorizzata appieno per il suo importante riconoscimento dell’Oratorio nella sua funzione sociale. Su questo versante c’è ancora molto da lavorare”.Così come per quanto riguarda il coinvolgimento delle parrocchie nella programmazione delle politiche giovanili: “La legge 26 all’articolo 2 – ricorda don Raimondi – prevede che la Regione nella stesura del Programma regionale d’interventi nell’area minori, adolescenti e giovani, possa invitare la Regione ecclesiastica piemontese della Chiesa cattolica e gli altri enti di culto riconosciuti dallo Stato a far parte di commissioni consultive e di organismi regionali che si occupano del settore, ma finora questo non è mai avvenuto”.————————————————————————————–SchedaTre bandi regionali, quasi quattro milioni di euro erogati in quattro anni e oltre 500 iniziative finanziate. Ma, soprattutto, una mentalità “progettuale” che inizia a radicarsi in tutto il territorio.È il bilancio dei primi 4 anni di applicazione della legge regionale 26/2002, destinata al “Riconoscimento e alla valorizzazione della funzione educativa, formativa, aggregatrice e sociale svolta dalle parrocchie, dagli istituti cattolici e dagli altri enti di culto riconosciuti dallo Stato attraverso le attività di Oratorio”.Sulla scia della legge quadro nazionale sull’assistenza, anticipando la disciplina ad hoc approvata dal Parlamento solo nell’agosto del 2003, il Piemonte nel novembre di un anno prima si è dotato di una legge in materia.Da subito è stato attivato un finanziamento regionale a cadenza annuale per i progetti portati avanti dagli enti riconosciuti: le parrocchie, dunque, ma anche “altri enti di culto riconosciuti dallo Stato”.(26 ottobre 2005)