UCRAINA" "
Dopo decenni di persecuzioni si è aperta una stagione nuova e impegnativa ” “
“ Oggi finalmente il Governo non frappone più ostacoli all’attività pastorale della nostra Chiesa. Nel Paese abbiamo 21 eparchie (diocesi) e 30 vescovi: un traguardo che soltanto dieci anni fa era davvero inimmaginabile!”. Esprime al Sir moderata soddisfazione mons. STANISLAV PADEWSKI, vescovo di Kharkiv-Zaposirhia, ancorché non si nasconda il grande impegno di evangelizzazione che ancora attende la Chiesa ucraina, uscita quattordici anni fa dalla clandestinità. Secondo l’ultimo Annuario statistico della Chiesa cattolica, su una popolazione di circa 51 milioni di abitanti, per il 60% ortodossi, i cattolici nell’ex-repubblica sovietica sono oltre 5 milioni e mezzo. Nel Paese si contano 3.761 parrocchie e circa 2.700 sacerdoti. TESTIMONIANZA DI FEDE. Delle persecuzioni del regime sovietico, che ha governato per 70 anni nella zona orientale dell’Ucraina e per 45 in quella occidentale, si è parlato nei giorni scorsi a Roma, al Pontificio ateneo Theresianum, dove un giovane religioso ucraino, PAVLO VYSHVSKYY, si è laureato in teologia spirituale con una tesi su “La testimonianza di fede della Chiesa romanocattolica in Ucraina durante la persecuzione comunista”. “Un atto di riconoscenza verso chi ha difeso la fede cattolica malgrado le spietate persecuzioni subite”: questa, ha spiegato il neodottore, la motivazione di fondo della ricerca attraverso la quale egli si è proposto, attraverso le testimonianze “di numerosi sacerdoti rinchiusi nei lager, di suore minacciate e di laici perseguitati” ricostruite su fonti d’archivio e, quando possibile, su incontri di persona, di “essere portavoce di coloro che in questi 70 anni di comunismo sono stati ridotti al silenzio”. IMPEGNI PASTORALI. “Di quella Chiesa coraggiosa padre Pavlo, che conosco da quando era bambino – ha osservato mons. Padewski -, è simbolo e frutto perché esprime la forza e la maturità della fede custodita, nonostante le vessazioni, dai suoi genitori e a lui trasmessa, come accaduto in numerose famiglie ucraine”. Il presule ha quindi rilevato che “l’impegno pastorale nel Paese rimane oggi intenso, in particolare per condurre i credenti alla sostanza della fede”. “Rispetto ai sacramenti – ha specificato a titolo di esempio – in Ucraina vi è ancora un basso livello di conoscenza e consapevolezza del loro significato profondo. Spesso il popolo vi si accosta cogliendo più gli aspetti legati alla tradizione e, in certa misura, al ‘folklore’ dei gesti e dei riti, che non l’essenza e le verità di fede che essi rappresentano ed esprimono”. Ulteriori motivi di impegno sono rappresentati per il presule dalle “grandi distanze che costituiscono un elemento di dispersione” e dalla “disomogeneità” dell’ex-repubblica sovietica: “Se dal punto di vista geografico l’Ucraina è un unico Paese, nel vissuto, nei costumi e nei bisogni delle persone vi sono molte differenze tra le diverse regioni di cui occorre tenere conto. La mia eparchia, al confine con la Russia, presenta una percentuale di ortodossi tra le più elevate”. CHIESA UNIVERSALE. Per mons. VITALIJ SKOMAROWSKI, vicario generale di Kyiv-Zhytomyr e rettore del Seminario teologico, “dopo una lunga stagione di isolamento e clandestinità i cattolici ucraini, aprendosi alla dimensione della ‘cattolicità’, possono finalmente ‘approfittare’ del patrimonio della Chiesa universale cogliendone i frutti”. Il presule ha sottolineato al riguardo “gli stretti legami di molte parrocchie ucraine con la comunità cattolica statunitense di Colorado Springs. Ogni anno – ha detto – vengono organizzati dei gemellaggi tra parrocchie; uno scambio di idee ed esperienze che arricchisce entrambi”. Qual è il ruolo dei laici nella Chiesa ucraina? “Essi stanno riscoprendo la propria identità, ma si tratta di un cammino ancora lungo. Rimane molto lavoro da fare in termini di educazione e formazione in questo senso”. “Culla del cristianesimo nell’Europa orientale”, come è stato ricordato al Theresianum, e “terra di confine tra l’Est e l’Ovest europeo, per secoli considerata periferia della Polonia o della Russia – ha proseguito mons. Skomarowski -, l’Ucraina si è sempre sentita parte dell’Europa e aspira a rientrare in ciò che considera una comunità di popoli che condividono un patrimonio comune di civiltà e democrazia e, soprattutto, di valori cristiani che ne costituiscono le radici e i pilastri del futuro”. L’HOLOMODOR. E intanto, per ricordare le vittime (quasi quattro milioni) dell’ Holomodor, la terribile carestia provocata da Stalin tra il 1932 e il 1933 per piegare il popolo ucraino alla collettivizzazione forzata, domenica 30 ottobre l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, card. LUBOMYR HUSAR, presiederà nella chiesa dei padri Basiliani a Roma una celebrazione di suffragio.