COSTITUZIONE EUROPEA" "
Con il coinvolgimento dei cittadini si può uscire dalla situazione di stallo” “
Sono trascorsi solo dodici mesi dalla cerimonia della firma del “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa”, svoltasi con grande solennità in Campidoglio, a Roma, il 29 ottobre 2004. Eppure oggi sembra calato il silenzio sulla Carta fondamentale dell’Ue, che tante speranze aveva suscitato fra i sostenitori dell’integrazione politica, oltre che economica, continentale. Dopo il “no” francese e olandese della primavera passata, i 25 hanno concordato una “pausa di riflessione” riguardo il processo di ratifica del testo, passaggio obbligato per giungere alla effettiva entrata in vigore dei 448 articoli che definiscono valori, obiettivi e politiche comunitarie. Ma cosa riserva il futuro della Costituzione? Le tappe verso la Magna Charta . Il Trattato costituzionale è frutto del lavoro della Convenzione (febbraio 2002-giugno 2003), di una Conferenza intergovernativa (ottobre 2003-giugno 2004), di alcuni vertici europei e di innumerevoli dibattiti interistituzionali, contributi di esperti (sono ormai numerosi gli studi in proposito, pubblicati nei diversi paesi dell’Unione), accesi confronti culturali e politici: basterà ricordare quelli sulle “radici cristiane” nel Preambolo oppure quelli su diritto di veto o voto a maggioranza in sede di Consiglio Ue. Approvata durante il summit del 17-18 giugno 2004 a Bruxelles, la Carta è stata siglata dai capi di Stato e di governo degli Stati membri appunto un anno fa, per poi passare al processo di ratifica nazionale. Quattordici paesi hanno già dato il via libera all’articolato, mentre in due casi (Francia e Paesi Bassi) esso è stato respinto mediante referendum popolare. Il Consiglio europeo del 16-17 giugno 2005 ha infine decretato l’ormai famosa “pausa”, in attesa di tempi migliori. L’argomento dovrebbe tornare all’ordine del giorno durante la presidenza austriaca, nel primo semestre 2006. Un patrimonio da condividere. Uno dei problemi più delicati riguarda la percezione che i cittadini hanno della stessa Costituzione. Essa delinea la vocazione e il profilo della “casa comune”, stabilisce l’architettura istituzionale, ne definisce competenze interne e ruolo internazionale. Ma per passare dalla “teoria” al vissuto quotidiano, il Trattato deve prima diventare patrimonio condiviso dei 450 milioni di cittadini europei. Un passaggio obbligato, che era stato a suo tempo indicato da varie voci. Presentando il 18 giugno 2004 l’accordo raggiunto fra i leader Ue, il premier irlandese Bertie Ahern, allora presidente di turno dell’Ue, affermava infatti: “Questa Costituzione è un grande passo avanti; abbiamo dato il via libera a un testo che varrà per diverse generazioni. Abbiamo pensato all’uomo della strada”. Salvo subito rimandare all’urgenza di “spiegare il testo ai nostri concittadini”. E il connazionale Pat Cox, a suo tempo alla guida del Parlamento di Strasburgo, aggiungeva: “Si tratta ora di trasmettere il contenuto e la rilevanza della Carta a tutti i cittadini dell’Unione”. “Far conoscere il testo agli europei”. Medesima preoccupazione veniva espressa in quei giorni al di fuori delle sedi istituzionali. Due voci per tutte. Josep Mirò, presidente della Convenzione dei cristiani per l’Europa, plaudiva al risultato raggiunto, anche se non nascondeva le difficoltà sul tappeto: “Il lavoro per l’attuazione della Costituzione comincia ora e riguarda i cittadini, che devono in qualche modo essere partecipi della ratifica nei diversi Stati”. Secondo Heinz-Hermann Elting, vicepresidente dell’Istituto San Benedetto (che sostiene la causa di beatificazione di Robert Schuman), “questo Trattato rappresenta certamente un segnale positivo per la gente, che vi può intravedere un volto più preciso e trasparente dell’Unione. Bisogna far conoscere il testo agli europei e far comprendere l’importanza dell’Ue per il nostro futuro”. Ripartire dall’opinione pubblica. Da allora, invece, il percorso di “conoscenza” e di “condivisione” della Carta è stato sottovalutato. Nei 12 paesi in cui si è proceduto alla ratifica per via parlamentare si può dire che non ci sia stato un vero dibattito pubblico, tale da aiutare i cittadini a far propri i principi e le regole sanciti dalla Costituzione. Indubbiamente positivo, invece, il confronto sviluppatosi in Spagna, Lussemburgo, Francia e Paesi Bassi, che hanno optato per il referendum. Ma mentre nei primi due paesi è emerso un “sì” convinto, a Parigi e Amsterdam la campagna per il voto si è incrociata con una serie di altre tematiche (immigrazioni, disoccupazione, apertura dei negoziati alla Turchia, direttiva per la liberalizzazione dei servizi…), che hanno prevalso sul merito del Trattato stesso, infine bocciato dagli elettori (29 maggio e 1° giugno 2005). Il doppio “no” ha tagliato le gambe alla Costituzione, riposta per il momento in soffitta, benché ormai sia convinzione diffusa che un’Europa così grande, popolosa e istituzionalmente complessa ha necessità di principi e regole chiare per poter procedere. E l’unica via d’uscita sembra passare proprio dal convincimento dell’opinione pubblica e dal coinvolgimento democratico degli stessi cittadini europei.