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Signis: all’assemblea di Lione si rinnova l’impegno dei media cristiani” “
Pubblichiamo il testo della “Dichiarazione di Lione”: una “carta” per la pace, approvata nei giorni scorsi da Signis, associazione cattolica mondiale per la comunicazione, in occasione dell’assemblea che, convocata nella città francese, procederà il 9 novembre all’approvazione di alcune modifiche statutarie, all’elezione del presidente, che succederà a Peter Malone, e dei vicepresidenti. I partecipanti all’assemblea, provenienti da tutti i continenti hanno preso in esame, anche con la presentazione di diverse esperienze, alcuni ambiti della comunicazione: Internet, radio, televisione, cinema, educazione ai media. La “Dichiarazione di Lione” riassume la riflessione avviata da Signis sulla responsabilità degli operatori dei media nella costruzione della pace. Si tratta, inoltre, di un documento “ecumenico” redatto da una commissione formata da rappresentanti di diverse Chiese cristiane. Di particolare rilievo il contributo offerto da Signis Europa attualmente presieduto da Jim Mc Donnell (cfr Sir 73/2005) e da cui proviene Marc Aellen nuovo segretario generale dell’associazione al posto di Robert Molhant. Alla chiusura dell’assemblea di Lione partecipa anche l’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Noi, professionisti dei media e cittadini, cristiani e membri dell’Associazione cattolica mondiale per la comunicazione (Signis), riuniti a Lione, facciamo appello ad un cambiamento fondamentale di orientamento nella comunicazione mediatica: essa deve nuovamente concentrarsi sulla nostra capacità di vivere gli uni con gli altri se vuole contribuire a costruire un mondo di pace, di rispetto e di solidarietà. In questo inizio del XXI secolo, si avverte la reale urgenza di sviluppare una cultura della pace per rispondere alle speranze espresse dai popoli del mondo che si trovano di fronte alle violenze provocate dalla mancanza di rispetto nei confronti della dignità di tutti. Tale mancanza di rispetto è generata da molteplici cause, come la fame e le ingiustizie strutturali, il nazionalismo, i conflitti etnici e religiosi, il terrorismo e le guerre. RICORDANDO che la pace non consiste nell’evitare i conflitti: spesso il conflitto può essere un percorso verso un mondo più giusto e più solidale. La pace è invece un modo di risolvere i conflitti non secondo il diritto del più forte, ma con la forza del diritto e con la negoziazione, rispettando le norme del diritto internazionale, al fine di raggiungere una pienezza di vita per tutti, sia come individui che come comunità. Nella convinzione che ci sia in ogni essere umano un desiderio profondo di pace e che la pace sia un dono di Dio che deve essere accolto. “Beati i costruttori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. Noi abbiamo, infatti, la capacità di realizzarla, come è stato dimostrato dalle tante iniziative promosse da coloro, che in tutti i Paesi e in tutte le condizioni, sia credenti che non credenti, lavorano, soffrono e dedicano le loro forze a questo compito. Noi constatiamo e sottolineiamo che la pace passa oggi necessariamente dai media. Sia l’informazione che i media popolari e di intrattenimento possono fungere da “mediatori”: in quanto mezzi di comunicazione, il loro ruolo è quello di contribuire alla comprensione reciproca e alla solidarietà. Noi viviamo in un mondo sempre più pluralista e multiculturale. Questa mescolanza può suscitare incomprensioni e paure. I media possono facilitare la convivenza, aiutandoci ad accettare e ad accogliere la diversità delle nostre identità oltre a portare un riconoscimento sociale ai diversi gruppi e alle diverse comunità. Oppure essi possono favorire la violenza nel momento in cui rafforzano le tendenze nazionalistiche, quando cedono al sensazionalismo, quando riproducono gli stereotipi sugli “altri”, quando incitano all’odio. È PER QUESTO CHE unendoci a tutti coloro che contribuiscono ad una cultura della pace, ci impegniamo a lavorare verso i seguenti obiettivi: Sviluppare la capacità dei media di mettere in comunicazione le persone, i gruppi e i popoli – sviluppando la capacità del pubblico (e specificamente dei più giovani) ad acquisire un atteggiamento propositivo, una distanza critica e una libertà di valutazione in rapporto ai media. Questo deve essere l’obiettivo prioritario; – favorendo una rappresentazione giusta e veritiera dei diversi gruppi sociali ed aprendo a tutti, specialmente alle persone e ai paesi più disagiati, l’accesso alla comunicazione e la possibilità di parteciparvi pienamente; – aprendo il dialogo tra culture e religioni oltre al dibattito democratico; – mantenendo esigenze etiche di attenzione alla dignità delle persone, con uno sguardo umano nei loro confronti; – prestando attenzione alla forza emotiva dei suoni e, ancor più, delle immagini: queste, a seconda del modo in cui sono diffuse, possono condurre tanto all’angoscia quanto alla simpatia, tanto al voyeurismo quanto alla solidarietà. Sviluppare l’indipendenza editoriale dei media nelle situazioni di conflitto – sostenendo tutti coloro che lottano per la libertà di espressione e per i diritti dell’uomo; – rispettando il pubblico con un’informazione seria ed approfondita, senza cedere alle varie forme di pressione e di censura economica e politica. Essere vigili sul ruolo dei media nelle situazioni di conflitto – cercando di mettere in luce le cause e le radici degli avvenimenti; – denunciando le situazioni di ingiustizia strutturale o occasionale; – prestando attenzione al modo in cui sono trattati gli avvenimenti di violenza, al loro effetto sull’opinione pubblica; evitando soprattutto di accreditare l’idea che la violenza sia un modo normale per risolvere i conflitti. Per noi, professionisti dei media e cristiani, contribuire ad una cultura della pace ci impegna a dar voce a chi non ha voce e a dare un volto a chi non ha un volto. Per far ciò, sarà necessario assumersi il rischio del coraggio, per un servizio profetico, come fanno tutti questi professionisti dei media che continuano a subire ancora opposizione e violenza. Molti vi hanno perso la vita. Lo sforzo che noi intendiamo promuovere in questa sede rappresenta un modo di onorare la memoria del loro sacrificio.