FRANCIA" "

Una priorità disattesa” “

Chiesa e cattolici di fronte a povertà e degrado nelle periferie cittadine” “

Centinaia di auto sono state date alle fiamme e decine di autobus sono stati distrutti in un incendio appiccato a un loro deposito. Cinque agenti sono stati colpiti dalle sassaiole ingaggiate dai giovani mentre numerosi sono stati gli arresti. Sono notti di violenza nelle periferie parigine ma anche in altre località della Francia. Palcoscenico degli scontri sono le periferie povere delle grandi città, abitate soprattutto da immigrati. Tutto è iniziato il 27 ottobre in seguito alla morte di due giovani, folgorati in una cabina elettrica dove si erano nascosti per sfuggire alla polizia. Il governo francese è deciso a ristabilire l’ordine e a mettere fine alle violenze. Il primo ministro Dominique de Villepin ha definito questi atti di guerriglia urbana “inaccettabili”: “Rifiuto che bande organizzate dettino legge nelle periferie”, ha detto rivolgendosi all’assemblea parlamentare. “Lo Stato repubblicano non si arrenderà”, ha poi concluso, promettendo che sarebbero stati ristabiliti “l’ordine e la giustizia”. LA VOCE DELLA CHIESA. Prendendo la parola in apertura dell’Assemblea plenaria dei vescovi francesi e pur non parlando esplicitamente dei fatti di Parigi, mons. JEAN-PIERRE RICARD ha sottolineato che la Chiesa è dalla parte dei poveri e degli emarginati perché sente “il dovere” di promuovere “una lotta contro ogni forma di marginalizzazione e di ingiustizia economica, sociale e politica che subiscono molti uomini”. Mons. Ricard ha voluto “evocare a questo proposito una situazione preoccupante”, quella in cui vivono gli immigrati. Arrivano in Europa – ha detto mons. Ricard – perché “aspirano alla stabilità politica e alla pace, allo sviluppo e ad un miglioramento delle loro condizioni di vita”. “Gli episcopati dei Paesi del Maghreb – ha detto Ricard – ci hanno allertato da molto tempo” sull’afflusso di rifugiati lungo le coste dell’Unione europea. “I movimenti di popolazione che l’Unione europea tenta di allontanare, sono il sintomo di situazioni tragiche vissute da popoli vittime di squilibri economici. Ma non è erigendo muri attorno all’Unione europea che si può risolvere la questione migratoria. Solo l’impegno per uno sviluppo solidale tra i popoli e una conversione dei nostri stili di vita potranno aiutarci a trovare soluzioni giuste ed umane a questi problemi”. I “VOLTI” DEI POVERI. I poveri in Francia “sono sempre più poveri” e “il costo sociale e umano di questa situazione inedita ha delle ripercussioni forti sulla vita e il futuro di molte famiglie e persone”. È l’allarme lanciato dalla Caritas Francia proprio nei giorni in cui proseguono nella periferia parigina gli scontri tra giovani immigrati e forze di polizia. L’occasione è stata la presentazione del rapporto che l’organismo di solidarietà promosso dalla Chiesa francese stila ogni anno sulle persone accolte presso i centri Caritas del Paese. Nel 2004, sono state accolte circa 650 mila situazioni di povertà. Tenendo conto della composizione media delle famiglie, queste situazioni rappresentano un totale di circa 1 milione e mezzo di persone di cui 690 mila sono bambini e 810 mila adulti. Ma non sono tanto i dati “quantitativi” a preoccupare la Caritas quanto la qualità di vita di queste persone che peggiora di anno in anno. Innanzitutto aumenta l’età, il che rende sempre più difficile l’inserimento nel circuito sociale: si passa dai 38,8 anni nel 1999 ai 39,7 anni nel 2004. La categoria dei “poveri” che aumenta in maniera significativa è quella dei disoccupati senza indennità: sono persone cioè fuori dal mondo del lavoro da un certo periodo di tempo, e ciò non permette loro di accedere all’indennità di disoccupazione. Altro dato significativo – tanto da dare quest’anno il titolo al Rapporto della Caritas – è l’alloggio in cui vivono le persone che hanno chiesto aiuto. Rispetto allo scorso anno, sono aumentate di tre punti percentuali le persone che vivono in alloggi precari: camere di albergo, caravan, presso parenti o amici. Ma anche chi vive in locazioni stabili (il 72,5%) non sta certamente meglio: si tratta infatti spesso di alloggi degradati e “totalmente inadatti a viverci”. Le Regioni in cui l’indice degli alloggi precari è più forte sono ovviamente quelle in cui ci sono grandi agglomerati urbani come Parigi, Marsiglia, Lione. UN APPELLO DELLA CARITAS. Disoccupazione, precarietà di impiego e di alloggio, indebolimento del potere di acquisto. Sono solo alcuni degli indicatori che “invitano a mettere al più presto e in modo prioritario al centro degli interventi pubblici europei, nazionali e locali una politica di lotta contro la povertà e l’esclusione”. È l’appello lanciato dalla Caritas alla luce dei dati emersi dal Rapporto. A farsene portavoce è Gilbert Lagounelle, direttore dell’azione istituzionale della Caritas francese. La legge istituita per orientare “la lotta contro l’esclusione – afferma Lagounelle – parlava di un imperativo nazionale. Questo imperativo era una priorità che si è data il legislatore. È fondata sull’accesso dato a tutti ai fondamentali diritti. I fatti provano che questa priorità non è stata attesa. La Caritas chiede pertanto che sia misurato l’impatto sociale di tutte le politiche volte alla riduzione della povertà e che siano avviati nuovi progetti legislativi, programmi di Stato, regionali e locali che abbiano delle ripercussioni sulle popolazioni più povere ed escluse”. giOC: NON BASTANO CONDANNA E REPRESSIONE. “La condanna e la repressione non possono essere l’unica risposta agli avvenimenti che hanno segnato la periferia parigina negli ultimi giorni”. È quanto si legge in una nota della Gioc (Gioventù operaia cristiana) francese, che pur “riprovando fermamente la violenza” degli scontri tra i giovani d’oltralpe e le forze dell’ordine, ricorda che “bisogna tener conto delle cause” e non trascurare “il lavoro educativo realizzato dalle associazioni presenti sul territorio”, che “non può essere cancellato con un colpo di mano”. Per la Gioc, l’escalation della violenza in periferia, soprattutto nella zona di Clichy, “è un dramma” che non va liquidato con “la violenza del linguaggio”, come quello usato dal ministro degli Interni. “La vita nelle periferie – fa notare Inès Minim – non si riduce ad uno scontro tra delinquenti e forze dell’ordine, come vorrebbero talvolta farci credere. Da anni esistono molte iniziative positive”, aggiunge la Gioc menzionando il lavoro delle associazioni, ma anche dei missionari locali, dei giovani, delle famiglie e “più ampiamente di tutta la gente che non abbassa le braccia”. “Rafforzare la sicurezza nelle periferie – conclude la nota – è evidentemente una necessità, a condizione che sia costruttiva, e non esclusivamente repressiva. Ma occorre andare oltre, ed incoraggiare il lavoro sociale ed associativo”, in modo da “permettere una autentica educazione alla cittadinanza”. La Gioc, in Francia, è “un’associazione di educazione popolare che contribuisce all’inserimento dei giovani nella società e nella vita”. Nata nel 1927, conta oggi 10.000 aderenti, e raggiunge 30.000 giovani tra i 15 ed i 30 anni, raggruppati in 120 federazioni locali. LA PREOCCUPAZIONE DEI VESCOVI. Durante l’Assemblea di Lourdes, mons. Jean Pierre Ricard ha poi pubblicamente espresso in una nota la “viva preoccupazione” dei vescovi francesi “di fronte agli atti di violenza e di distruzione” che stanno avvenendo nelle grandi periferie urbane del Paese. “Gruppi di giovani – ha detto Ricard – si stanno scontrando durante la notte con le forze dell’ordine, provocando paura negli animi. Le immagini che i media stanno dando a questi avvenimenti, creano un profondo sconcerto nell’opinione pubblica suscitando un’atmosfera di sospetto tra le differenti componenti della popolazione”. Ricard ha poi aggiunto: “Dobbiamo interrogarci su ciò che può generare una tale spirale di violenza nei nostri grandi agglomerati urbani. L’urbanizzazione recente, le difficoltà di impiego per i giovani, l’instabilità nella vita familiare sono spesso evocate. Ma noi crediamo che la repressione e l’incitamento alla paura collettiva non sono una risposta all’altezza delle tensioni drammatiche della nostra società. Teniamo a ricordare il lavoro che è fatto nel quotidiano da tante associazioni e istituzione per creare legami di solidarietà per un vivere fraterno”. È il momento di “non abbassare la guardia” e di unire le forze della vita sociale. “È di vitale importanza – ha concluso Ricard – aprire alle nuove generazioni, spesso privi di speranza, un avvenire di libertà, di dignità e di rispetto per l’altro”. GLI ISLAMICI. Di fronte agli avvenimenti “gravi e ripetuti” che colpiscono numerosi quartieri delle città francesi, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (Uoif) ha richiamato i giovani musulmani a “calmare, la loro collera, a meditare e a conformarsi alla fatwa”, l’editto religioso che condanna i disordini e le devastazioni conseguenti. Molti dei giovani rivoltosi sono di discendenza araba nordafricana o dell’Africa nera, e parecchi di loro sono musulmani. “È formalmente vietato ad ogni musulmano che cerchi la grazia e la soddisfazione divina – afferma la fatwa – partecipare a qualsiasi azione che colpisca ciecamente proprietà private o pubbliche, o possa costituire un attacco alla vita di qualcuno”.