UNIONE EUROPEA" "
L’attività del Gruppo europeo per l’etica nella scienza e nelle nuove tecnologie (Ege)” “
“L’Europa è una comunità di valori, da tutelare, ma anche da reinterpretare in uno scenario che muta velocemente. In questo senso la legislazione e le politiche comunitarie sono chiamate a fare i conti con l’etica”. Emmanuel Agius è uno dei 15 componenti del Gruppo europeo per l’etica nella scienza e nelle nuove tecnologie (Ege), la cui composizione è stata di recente rinnovata dal presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso (SirEuropa, n.75/2005). Dopo la seduta inaugurale del 25 ottobre, Ege tornerà a riunirsi il 16 e 17 novembre a Londra. Al primo punto dell’ordine del giorno le nanotecnologie applicate alla medicina. Il Sir ne ha parlato con il docente di etica e di filosofia morale presso l’Università statale di Malta Emmanuel Agius che dopo aver approfondito gli studi teologici e filosofici a Lovanio (Belgio) e negli Usa, coordina il programma euromediterraneo su “Dialogo interculturale, diritti umani e generazioni future”. Durante la prima seduta di Ege avete nominato lo svedese Goran Hermerén presidente e la portoghese Paula Martino da Silva vicepresidente. Quale clima ha riscontrato in questo comitato? “Naturalmente si tratta di un ambiente piuttosto eterogeneo per provenienza nazionale, per competenze, per sensibilità culturali. Ma vi ho rilevato anzitutto il rispetto, la stima reciproca e la volontà manifesta di discutere apertamente, senza pregiudizi, delle questioni che ci verranno sottoposte. L’agenda di Ege dipende, infatti, dalle sollecitazioni che possono giungere dal presidente della Commissione Ue, da cui Ege è nominato, il quale a sua volta trarrà spunti dai problemi che avrà di fronte, dalle direttive da varare. Va detto, però, che lo stesso gruppo etico può intraprendere discussioni su tutti gli argomenti che ritiene importanti nella vita dell’Unione”. A Londra si parlerà di nanomedicina… “Esattamente. È il primo punto da affrontare, subito seguito dalla ricerca sulle cellule staminali. Ma vi sono altri nodi da sciogliere: si pensi alla clonazione. Il carnet è vasto quanto quello degli sviluppi della normativa europea in rapporto ai grandi principi su cui si fonda la ‘casa comune’, al rispetto della vita, all’ambiente naturale e così via. In gran Bretagna ci aspettano anche incontri importanti con fondazioni e organismi impegnati in campi affini al nostro, per un confronto arricchente”. Qualche possibile osservazione sul metodo di lavoro? “Ci siamo visti per ora una sola volta. Occorrerà conoscersi reciprocamente. Ma certo svolgeremo un lavoro interdisciplinare: è per questo che si trovano fianco a fianco scienziati, giuristi, studiosi dei fenomeni socio-culturali. Ricorderei poi che Ege è un gruppo indipendente, che deve cioè ragionare, dibattere ed esprimersi senza dipendere da chi lo ha nominato o da gruppi, associazioni o organismi esterni. Ciascun membro rappresenta se stesso e porta con sé la propria personalità e il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze”. Non sarà quindi, il vostro, un ragionare astratto… “Tutt’altro. La ragione deve essere essenziale nel nostro operare. Ma la ragione, i principi, la scienza devono essere calati nella storia, nel vissuto dell’Europa di oggi. Sarà importante considerare gli orientamenti dell’opinione pubblica. È questa Europa-comunità di valori che dobbiamo sostenere nel suo processo di integrazione”. In questo periodo l’Unione sembra in una fase di stallo. Il vostro compito può risultare utile a rilanciare il cammino verso l’Europa unita? “Io credo che i cittadini ambiscano a una Ue fondata sui valori, sui diritti, su grandi progetti. Ebbene, Ege dovrebbe aiutare a tradurre certi valori in pratiche quotidiane, suggerendo pareri che riguardano il processo normativo o le decisioni pratiche delle istituzioni comunitarie. L’Europa chiede infatti risposte etiche ai bisogni della gente e alle sfide del futuro”.