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Ripensare l’unità” “

Domenica 23 ottobre, durante la messa solenne alla presenza del card. Tomas Spidlik, dell’arcivescovo e metropolita di Ljubljana mons. Alojzij Uran, del nunzio apostolico in Slovenia mons. Abril y Castellò Santos, del presidente dello Stato, Drnovsek, e di alcuni vescovi ortodossi, il patriarca della Chiesa ortodossa serba Pavle ha consacrato la chiesa della comunità in Ljubljana. Nell’altare ha posto reliquie di Sant’Atanasio, pervenute dal Vaticano tramite il rappresentate della Santa Sede. La comunità ortodossa ha voluto proprio alcune reliquie di un santo del primo millennio, cioè dei tempi prima della separazione tra Chiesa occidentale e quella orientale, svoltasi nel 1054.Questo gesto è dal punto di vista ecumenico molto significativo perché esprime il desiderio di camminare insieme verso l’unità, intorno ai santi comuni. È un invito ad superare le barriere che dividono e cercare le radici comuni che uniscono, che sono soprattutto il tesoro della fede comune in Cristo. La parola reliquia significa ciò che rimane. Non solo i resti fisici rimangono da un uomo ma soprattutto resta la vita eterna e la fama di santità, quando una persona ha vissuto l’ideale evangelico in un modo straordinario. Il compianto Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato così tanti santi, più di tutti i pontefici precedenti messi insieme, se non per far vedere che la chiamata alla santità appartiene a tutti, non solo agli eletti. I santi ci uniscono ed insegnano come cambiare la società con una forza interiore che proviene dalla fede profonda in Cristo risorto. Sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, fu più volte esiliato e costretto a fuggire e a nascondersi proprio per la sua fede nella divinità di Gesù. Difese questa verità che è un mistero da cui dipende la nostra salvezza, perché se Gesù non è Figlio di Dio, noi non siamo né redenti né salvati, essendo la salvezza opera di Dio. Le discussioni di san Atanasio possono sembrare antiquate, ma hanno qualche cosa in comune con la vita odierna. L’ateismo e la mancanza di fede, che portano conseguenze che conosciamo. L’uomo non ha più ideali che gli danno la forza per vivere. Le difficoltà della società europea nella quale come cristiani viviamo provengono dal fatto che l’uomo di oggi trova difficilmente la sua vocazione personale e sta perdendo se stesso. Ha dimenticato da dove viene, perché vive e che cosa è lo scopo della sua vita. Non trova facilmente le sue radici come uomo ed anche come cristiano.Nella storia è evidente che i santi, come Sant’Atanasio, hanno cambiato la società, ognuno a modo suo. Possiamo apprendere da loro che solo un impegno fondato sulla fede profonda porta il frutto. Il cammino comune di tutte le Chiese locali europee verso la Terza assemblea ecumenica che avrà luogo a Sibiu in Romania nel 2007 è un forte invito a tutti noi a ripensare come possiamo contribuire alla unità dei cristiani ed essere un segno della speranza per la società odierna.L’Europa e l’uomo postmoderno che si trova nelle difficoltà economiche, politiche e sociali deve ripensare le sue radici. Non basta ratificare la Costituzione europea o menzionare le radici cristiane nella Costituzione, bisogna credere e avere ideali evangelici. Bisogna impegnarsi per una vita secondo gli esempi dei santi e testimoniare che anche oggi Dio c’è.