FRANCIA" "
La Chiesa per "un vivere insieme fraterno" nella legalità” “
Si placa l’ondata di violenza che ha sconvolto la Francia nelle ultime due settimane, ma è ancora polemica in Francia sui metodi usati dalle forze dell’ordine, sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy che ha chiesto “l’espulsione degli stranieri, anche se regolari, condannati per i roghi”. Si discute animatamente anche sulle precarie condizioni di vita e la mancanza di prospettive future che si registrano nelle periferie delle grandi città. Una polemica che rischia di accendersi ancor di più con la notizia la televisione pubblica ‘France2’ ha filmato il pestaggio di un giovane nella banlieue parigina. Non si è fatta attendere la mobilitazione della Chiesa cattolica nel Paese con una serie di iniziative e messaggi che invitano alla pacificazione sociale. Le diocesi di Lille e Bruges insieme a Pax Christi e al “Movimento internazionale per la pace” hnnoa dedicato quest’anno al “ritorno alla pace nelle periferie” francesi la marcia Comines-Ypres (Belgio) che si è svolta l’11 novembre, il giorno dell’anniversario della fine della prima guerra mondiale. A Lione invece musulmani, ebrei, cattolici e protestanti hanno inviato un “appello per la pace” mentre a Créteil il vescovo DANIEL LABILLE ha chiesto alle parrocchie di pregare per “la pace sociale” inviando una sua preghiera personale. LA SOLA REPRESSIONE NON BASTA. “L’ordine deve essere ristabilito” ma “la sola repressione e incitazione alla paura collettiva non sono una risposa alla altezza delle tensioni drammatiche della nostra società”. È un invito alla pacificazione sociale quello lanciato a più riprese da mons. JEAN-PIERRE RICARD, presidente dei vescovi francesi che a chiusura dell’Assemblea plenaria di Lourdes è tornato a parlare della preoccupazione con cui la Chiesa cattolica di Francia sta seguendo le azioni di violenza e distruzione nella periferie delle grandi città. Scontri cittadini che hanno obbligato i vescovi di Nanterre e Saint-Denis ad abbandonare l’Assemblea per seguire la situazione sul posto. “Non possiamo che condannare ancora una volta ha detto Ricard – l’uso della violenza e esprimere la nostra vicinanza a quanti ne sono stati vittima”. “Vogliamo anche sottolineare la difficoltà di lavoro delle forze dell’ordine, dei pompieri, dei servizi pubblici e degli amministratori locali nel compiere la loro missione con il sangue freddo necessario in queste circostanza”. Ma “la sola repressione” non basta. “Abbiamo un dovere imperioso, sostenere tutti quelli – genitori, educatori, insegnanti, operatori sociali, associazioni, preti, religiosi che operano pazientemente e spesso nella discrezione, per un vivere insieme fraterno”. Ricard ha concluso l’intervento chiedendo ai responsabili della politica e dell’economia di non fare più scelte che possano creare “situazioni di esclusione o di ghetto”. PIU’ ATTENZIONE AI GIOVANI. Andare alle origini del disagio ma soprattutto comprendere a fondo le istanze “gridate” dai giovani. A chiederlo è il vescovo di Nanterre, mons. GÉRARD DAUCOURT. “La violenza dice – è assolutamente condannabile. Bisogna che cessi. Ha già fatto troppe vittime: morti e feriti, anche tra la polizia e i pompieri. Sono vittime anche gli abitanti dei quartieri colpiti e i giovani stessi, rinchiusi nella paura e nello smarrimento. Questa violenza inammissibile è un grido a corde vive che si avverte gia da molto tempo e che ha semplicemente alzato la forza e l’estensione in questi giorni”. Termini come “ delit de sale gueule” devono “sparire. I giovani delinquenti aggiunge il vescovo devono essere arrestati e condannati, ma sempre rispettati. La folla di giovani non-violenti ma senza speranza ha bisogno di fiducia, di incoraggiamento e di un dialogo che non sia solo di circostanza. La loro questione di fondo è: voi ci amate?”. Intervistato da “La Croix”, il vescovo di Saint-Denis, mons. OLIVIER DE BERRANGER ha detto che “c’è in questi avvenimenti la manifestazione di qualche cosa che avvertiamo nella vita ordinaria: disoccupazione persistente nei giovani, crisi dell’autorità. Occorre lavorare sulle questioni sociali”. Riguardo a come il governo ha gestito la situazione, il vescovo ha detto: “La repressione non è la sola risposta possibile. È forse inevitabile ma deve essere accompagnata dalla prevenzione, prima che le questioni diventino tragiche”. PIU’ RISPETTO PER LE PERIFERIE. “Una cosa salta agli occhi scrive ROBERT JOURFIER in una riflessione riproposta dalla Conferenza episcopale francese è l’immenso bisogno di considerazione degli abitanti di questi quartieri. ‘Le parole fanno più male dei colpi’, aveva detto un giovane intervistato. Le parole che a più riprese il ministro dell’Interno credeva di indirizzare ad un pugno di canaglie, hanno in realtà ferito e umiliato duramente famiglie e comunità intere”. “Temiamo aggiunge Jourfier che dopo che l’ordine si è ristabilito, l’oblio ricada di nuovo su queste città. I danni non si contano solamente sulle macchine, ma anche nelle teste e nei cuori. Nulla potrà essere ricostruito senza il rispetto degli abitanti di questi quartieri”.