CRISTIANESIMO E ISLAM" "

Il dialogo possibile” “

Conferenza a Vienna su "missione", snodo del rapporto tra le fedi” “

Si è svolta a Vienna dal 14 al 16 novembre, una conferenza internazionale dal titolo “Islam in a Pluralistic World” (L’Islam in un mondo pluralistico). Numerose le personalità del mondo politico e religioso internazionale presenti al convegno, tra cui il patriarca ecumenico Bartolomeo I . All’incontro è intervenuto anche il card. Christoph Schönborn , presidente della Conferenza episcopale austriaca. Presentiamo una sintesi dell’allocuzione del cardinale. La questione della missione. “Può esistere un dialogo tra religioni missionarie?” Questa la domanda di Schönborn, che evidenzia il carattere missionario del Cristianesimo e dell’Islam. Si tratta, secondo il cardinale di una questione che riveste un ruolo “spesso taciuto ma determinante” e che “non può mancare in questa conferenza. Come dobbiamo affrontare questa questione così delicata ed essenziale? Nel modo più realistico possibile!”, esclama, “poiché il realismo costituisce una buona base per il dialogo”. Schönborn sottolinea come le due religioni non siano “monoliti” ma vivano “in una molteplicità di direzioni che in parte si sono combattute aspramente e che continuano a combattersi”. Il cardinale osserva come la storia missionaria di entrambe le religioni non sia stata sempre “una pagina gloriosa di tolleranza e di dialogo. Anche oggi – ribadisce -, la questione della missione rappresenta una delle istanze fondamentali per il dialogo delle religioni. Riusciremo a combinare la dinamica missionaria, che rappresenta una parte fondamentale della nostra religione, con un atteggiamento di rispetto nei confronti della coscienza degli altri, nei confronti della libertà di religione e della tolleranza?”. Esempi preoccupanti. Il presidente dei vescovi austriaci si sofferma su alcune situazioni dello scenario mondiale, che “destano inquietudine e preoccupazione da diverse parti e che fanno dubitare della possibilità di riuscita del dialogo”: “il progresso dirompente della missione islamica in Africa”; “il forte aumento della radicalizzazione di ambienti induistici in India”; “il progresso della missione islamica in Sri Lanka”. A questi esempi, Schönborn affianca casi preoccupanti originati dalle “attività missionarie di determinati gruppi all’interno delle nostre comunità religiose”: “i rapidi progressi in America Latina di gruppi cristiani in parte fondamentalisti provenienti dagli Usa, che distolgono milioni di cattolici, causando anche conseguenze politiche notevoli”. Pertanto, argomenta, “la questione della missione… deve diventare uno dei principali punti dell’agenda del dialogo”, poiché “la missione è segno di vitalità delle religioni ma possiede anche un grande potenziale di conflitto”. Schönborn, respinge l’ipotesi di “pretendere, nel dialogo, di rinunciare alla missione. Rinunciarvi equivarrebbe ad abiurare le nostre religioni. Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che per non pochi nostri contemporanei, la dinamica missionaria delle nostre religioni rappresenta il motivo del loro rifiuto delle religioni”, poiché “vedono in esse un potenziale eccessivo di intolleranza e conflitti”. Tre punti in agenda. Sono tre i principali compiti individuati dal cardinale per progredire nel dialogo interreligioso: in primo luogo, “un dialogo chiarificatore su cosa significhi il nostro compito missionario costitutivo”, secondariamente, far fronte alla “considerevole necessità di dialogo e di chiarificazione circa la questione del ‘proselitismo’. I cristiani accusano i cristiani di proselitismo reciproco”, causando il passaggio da una confessione all’altra. “Questo tema è una costante tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica” ma assume una crescente rilevanza nella “comunità islamica mondiale”. In terzo luogo, afferma Schönborn, “abbiamo bisogno di un dialogo interreligioso sulla questione della missione che consideri le nostre storie missionarie (che grazie a Dio non ha solo lati oscuri ma anche lati grandiosi, creativi e positivi!), trattando apertamente le nostre reciproche preoccupazioni, denunciando apertamente le violazioni della libertà religiosa su cui debbono convergere gli sforzi comuni di correzione”. A questi tre punti, che secondo il cardinale vanno affrontati nei prossimi anni “senza esitazioni”, Schönborn aggiunge l’aspetto della responsabilità “verso Dio e verso il mondo”: “prima o poi dovremo rispondere davanti a Dio se abbiamo svolto insieme la nostra missione. E dovremo rispondere davanti a lui del fatto che abbiamo o meno dato testimonianza attendibile della fede in Dio ai molti che non credono in Dio, ovvero se piuttosto non abbiamo rafforzato l’ateismo a causa dei nostri conflitti. Che il dialogo ci renda consapevoli di questa responsabilità!”.