Il progetto di legge sulla procreazione medicalmente assistita in Portogallo “è stato introdotto in Parlamento senza una sufficiente sensibilizzazione pubblica, trattandosi di un tema di grande importanza e delicatezza e di enorme esigenza etica”: lo affermano i vescovi portoghesi, nel comunicato finale a conclusione dell’Assemblea generale che si è svolta dal 14 al 17 novembre a Fatima. Pur riconoscendo la necessità di una legislazione in materia, i vescovi sentono “il dovere di affermare che l’embrione deve essere rispettato in quanto essere umano, assicurandogli protezione e dignità, identità e integrità”. Per questo “non deve essere autorizzata qualunque ricerca a scopo distruttivo, che impedisca lo sviluppo di quell’essere umano”. Durante l’assemblea il presidente della Conferenza episcopale portoghese mons. Jorge Ferriera da Costa Ortiga, arcivescovo di Braga, ha ricordato le attuali sfide per la società portoghese: “Educare alla corresponsabilità di tutti nella tutela dell’ambiente, in modo da prevenire tragedie come quella degli incendi; valorizzare il potere locale, fondamentale per lo sviluppo armonico ed integrale degli abitanti; intendere l’educazione alla sessualità in una visione integrale della dimensione affettiva dell’essere umano che coinvolga tutte le agenzia formative, in modo particolare la famiglia”. L’assemblea ha anche affrontato alcuni problemi inerenti l’applicazione del Concordato, lamentando “il ritardo nella nomina dei rappresentanti della Repubblica portoghese nella Commissione paritaria, prevista dall’articolo 29 del Concordato”.