FRANCIA" "

Uscire dal vuoto” “

Conclusa a Parigi la 80ª settimana sociale dedicata alla comunicazione” “

“La nostra società, fortemente connotata da tutti i mezzi di comunicazione, è, paradossalmente, una società in cui le relazioni umane vere si fanno sempre più difficili”. Con questa constatazione, contenuta nel messaggio inviato da Benedetto XVI, si sono misurati i 3800 partecipanti all’80ª Settimana sociale di Francia, svoltasi a Parigi dal 25 al 27 novembre, sul tema “Trasmettere: condividere valori, suscitare libertà”. L’espressione del Papa è stata richiamata da Michel Camdessus , presidente delle Settimane sociali, in apertura dei lavori, cui sono intervenuti filosofi, sociologi, psicologi, educatori, teologi e politici. IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE. Il sociologo ROBERT ROCHEFORT, incaricato di presentare il tema della settimana sociale, ha sintetizzato le opinioni raccolte attraverso un’indagine a tutto campo affermando che “la nostra società non ha più la padronanza della trasmissione”, trasmissione descritta non più come educazione o formazione, ma come “passaggio del testimone, nel rispetto della libertà di chi lo riceve, passaggio che si effettua nella relazione interpersonale”, provocando il cambiamento delle due parti. “Si tratta, infatti, di mettere d’accordo – ha aggiunto Rochefort – i quattro elementi che compongono lo schema della trasmissione: le due parti implicate, il messaggio e il modo in cui il recettore vede l’applicazione del messaggio da parte di chi lo emette”, in altre parole, “la sua coerenza, la sua credibilità, la sua esemplarità”. LA CRISI DELLA TRASMISSIONE. Per il filosofo e sociologo EDGARD MORIN, il problema della trasmissione dipende dal fatto che “le conoscenze dispensate dall’informazione o dall’educazione impartita da un sistema scolastico, che non riesce a realizzare l’interdisciplinarietà, non ci danno gli strumenti adatti a riconoscere, a comprendere la complessità per affrontare l’inatteso”. Questo mondo complesso nel quale viviamo, ha affermato il giornalista e scrittore JEAN-CLAUDE GILLEBAUD, attraversa “un momento in cui si deve uscire dallo stupore e dalle lamentazioni, si deve uscire dall’ipocrisia credendo a quello che si dice, si deve uscire dal vuoto e ritrovare il gusto della convinzione, perché è quando si ha un credo debole e immaturo che si diventa intolleranti”. Se i Paesi occidentali conoscono oggi questa “crisi di trasmissione”, nei Paesi dell’Europa centrale e orientale tale crisi fu provocata dal regime comunista che sostituì, con una rottura radicale, i valori antichi con quelli dell’ideologia. Questa operazione di traumatica sostituzione, il crollo del regime e le fasi successive fino a quella attuale sono state rievocate dal sociologo croato NEVEN SIMAC che ha sottolineato come “l’abuso della politica nel periodo comunista ne abbia provocato la morte” e come “si avverta impellente la necessità di una riabilitazione della politica”. L’intellettuale polacco, ingegnere e filosofo STEFAN WOLKANOWICZ, da parte sua, ha raccomandato che “il dialogo fra gli europei sia un dialogo fra le culture, senza il quale anche la collaborazione economica sarà difficile”. MA COSA TRASMETTERE? Se nella tre giorni di Parigi si è parlato diffusamente della crisi della trasmissione e di come farvi fronte, non è stata elusa, naturalmente, la domanda fondamentale sul che cosa trasmettere. Per lo psicanalista e filosofo MAURICE BELLET, “è la vita che dobbiamo trasmettere. Non è una cosa che si deve trasmettere, né un sapere, ma una relazione che passa di generazione in generazione, perché ciò di cui l’uomo ha fame è fame di amore”. “Questa fame può essere saziata solo dal Vangelo – ha detto ancora Bellet – che non è parola di amore ma che ama, che è benevolenza, spartiacque critico fra ciò che è umano e ciò che non lo è, che è compassione e non giudizio”. Una visione, questa, confermata dal gesuita e teologo tedesco CHRISTOPH THEOBALD, che l’ha arricchita interrogandosi su ciò che ci ha insegnato sulla trasmissione Gesù Cristo, colui che è passato ammaestrando e trasmettendo, il “passeur” della Galilea. “Cristo – ha osservato Theobald – ci insegna che non c’è vita umana senza fede” e che “non si può trasmettere la vita senza fede nella vita”. A quest’immagine del “passeur”, ha fatto riferimento Michel Camdessus, nella sua conclusione. “Ci aspetta un lavoro di ‘passeurs’ – ha detto – in cui dobbiamo mantenere la fiducia, rinascere alla speranza, contribuire insieme a creare libertà di cittadinanza, far emergere generazioni che vedano e si impegnino nella politica come servizio. In tutto ciò la Chiesa ha una pertinenza particolare, con l’apertura al dialogo con le altre religioni e la formazione di testimoni impegnati nella convivenza dei cuori. Così il cristianesimo potrà diventare una religione dell’avvenire delle religioni”.