Due realtà pensate insieme” “

Il Vescovo e la Chiesa locale: un convegno di studi a Roma” “

“Occorre recuperare il principio ecclesiologico che considera uniti episcopus ed ecclesia: due realtà che devono sempre essere pensate insieme”: è la conclusione di VITTORINO GROSSI dell’Istituto patristico “Augustinianum” di Roma, intervenuto ai lavori del simposio internazionale “La relazione fra il vescovo e la chiesa locale: antiche e nuove questioni in prospettiva ecumenica”, che si è svolto nei giorni scorsi a Roma presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Promosso dall’Istituto di studi ecumenici San Bernardino (Venezia) e dal Centro Pro Unione (Roma) con la collaborazione dell’Institut catholique di Parigi e l’Angelicum, l’incontro, ha spiegato il rettore dell’Ateneo, padre JOSEPH AGIUS, ha inteso “approfondire la riflessione sul ministero dei vescovi, una tra le maggiori preoccupazioni del Concilio Vaticano II che, a quarant’anni di distanza, rimane tuttora questione centrale nell’odierna riflessione ecclesiologica ed ecumenica”. ITALIA. Caratterizzato da una struttura ecumenica e pluridisciplinare, il simposio ha proposto una rilettura del ministero episcopale a partire dal Nuovo Testamento e dalla riflessione sui primi secoli della Chiesa, fino all’attuale diritto canonico, e ha visto la partecipazione di specialisti di diversi Paesi e confessioni cristiane. “La relazione vescovo-Chiesa locale – ha precisato Grossi – è stata oggetto di dibattito fin dai primi secoli della Chiesa, e l’ecclesiologia di Cipriano (vescovo di Cartagine, 210-248, ndr) ‘episcopus in ecclesia et ecclesia in episcopo’ è stata un riferimento costante per l’antica Chiesa d’Africa, così come, in epoca recente, per i padri conciliari, soprattutto in merito alla questione della collegialità”. Per Grossi il vescovo “è segno visibile della realtà invisibile dell’unica Chiesa nata dalla Trinità, salvaguardia dell’unità dei cristiani sempre esposta al rischio di sgretolarsi”; nodo cruciale del ministero, “la relazione tra autorità personale, collegiale e comunitaria”. INGHILTERRA. “Le Chiese cristiane vivono oggi con un certo riconoscimento reciproco del ministero episcopale; penso che il nostro Battesimo comune possa essere il punto di partenza nel cammino verso l’unità” ha detto CRISTOPHER HILL, vescovo anglicano di Guildford (Inghilterra) e membro di diversi organismi ecumenici. Richiamando i suoi numerosi e frequenti incontri con vescovi cattolici, esponenti della Chiesa metodista, ebrei e musulmani, Hill ha spiegato che “l’esperienza di un vescovo anglicano in Inghilterra sarà per forza ecumenica, indipendentemente dagli incarichi ricoperti prima dell’ordinazione episcopale”. Per Hill “l’ecumenismo concreto nasce dall’intuizione che anche ‘l’altro corpo’ possiede una certa ‘densità ecclesiale’ e quindi elementi dell’autentico ministero episcopale, sebbene differisca nella forma da quello della propria tradizione”. “Nell’attuale ecclesiologia – ha concluso – i due poli del battesimo e dell’eucaristia dovrebbero essere considerati complementari; ritengo che un approfondimento della nostra comunione battesimale potrebbe costituire una base di partenza per una migliore comprensione del nostro ministero”. GERMANIA. PAUL-WERNER SCHEELE, vescovo emerito cattolico di Würzburg (Germania), ha definito la propria esperienza episcopale, durata 34 anni, “un compito personale, collegiale e comunitario, svolto con la collaborazione del clero e del laicato”. Significativo, “e affidato all’intera diocesi”, anche l’impegno ecumenico in un’area dove “il 20% della popolazione è evangelica, ma numerosi sono anche i luterani, i metodisti e gli ortodossi. “Spesso – ha rimarcato Scheele – la teologia dogmatica si focalizza su questioni individuali che hanno effetti negativi sulla teoria e sulla prassi, piuttosto che sul fondamento teologico del ministero, che rispecchia il mandato del Padre al Figlio”. Di qui “la necessità di ribadirne il valore di missione e di servizio, il compito di conservare e diffondere la fede apostolica”. Per il vescovo “il dialogo ecumenico può contribuire alla comprensione specifica del ministero episcopale; soprattutto se condotto nel solco della propria tradizione”. SVIZZERA. Di dialogo ecumenico come “grande necessità per il mondo cristiano” ha parlato anche JEREMIE, metropolita ortodosso della Svizzera, sottolineando che “la questione del rapporto vescovo-Chiesa è un nodo tuttora centrale nel dibattito. Se “in Oriente la Chiesa ortodossa è rimasta strettamente legata all’ecclesiologia di tipo locale – ha annotato -, la sua inflessibilità in materia non lascia largo margine di manovra nelle principali questioni”. Eppure “il ripristino dell’unità della Chiesa è un imperativo di carattere teologico. Nel XXI secolo, epoca del movimento ecumenico e, al tempo stesso, della convergenza dell’ecclesiologia verso la visione apostolica e postapostolica – ha concluso -, occorre uno sforzo teologico comune, libero da ostacoli pregiudiziali e guidato dallo Spirito santo, per superare le difficoltà che ci tengono ancora lontani dal traguardo auspicato”.