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La Chiesa di rito latino è presente sul territorio dell’Ucraina fin dall’XI secolo. Dal XIV secolo si registra la sua organizzazione con le strutture ecclesiastiche e la propria gerarchia. Infatti la creazione della prima diocesi cattolica risale a quel periodo. La Chiesa di rito latino è stata perseguitata dal XVII secolo, durante il periodo dello zar ortodosso, fino al XX secolo, sotto il regime comunista. Giovanni Paolo II nella sua visita apostolica, in Ucraina, dal 23 al 27 giugno 2001 ha elevato agli onori degli altari 27 testimoni della fede. Questi Beati sono solo una minima parte dei cristiani ucraini, inghiottiti dai gulag sovietici nel corso del XX secolo, che probabilmente non saranno coinvolti in un processo canonico e, dai quali, oggi si fatica persino a rintracciarne i nomi. Qui non si tratta della storia di qualche cristiano coraggioso, ma del martirio di un popolo. Si ritiene che, nell’Urss, nel XX secolo, diciassette milioni di persone abbiano subito una morte violenta in particolare per la propria testimonianza di fede cristiana. Infatti, nel 1937, ufficialmente, non esisteva nessuna comunità religiosa della Chiesa romano cattolica a causa di una massiccia distruzione. Solo nella mia parrocchia di Bar, nella regione Vinnitza, durante la persecuzione, furono uccisi 9.439 fedeli della Chiesa romano cattolica. Nonostante la persecuzione comunista durata fino al 1991, la Chiesa cattolica, come una pianta prodigiosa che vive in ogni secolo e sotto qualsiasi clima, ha superato le intemperie e oggi, in Ucraina, sta vivendo un periodo di rinnovamento e di fede. Si sta rinnovando l’amministrazione ecclesiale: diocesi e comunità parrocchiali; vi lavorano diversi sacerdoti, religiosi e religiose; nascono nuove vocazioni. La gente si avvicina a Cristo e alla Chiesa che, finalmente, non è più “Chiesa delle catacombe e del silenzio”; ora essa può parlare più liberamente. Le persecuzioni e l’ideologia atea non sono riuscite ad estinguere, nei fedeli, il desiderio della fede, della vita spirituale e delle forme di culto religioso. Il popolo ucraino con la rivoluzione “Arancione” dello scorso anno, ha manifestato un gran desiderio di libertà, d’indipendenza e soprattutto ha evidenziato che l’Ucraina, con la sua storia e le sue radici appartiene all’Europa, crede nell’unità europea ed è impegnata perché il processo di unificazione continui. Come é importante che il popolo non sia solo in questa sua aspirazione ma sia sostenuto da tutta la Comunità europea, (perché quanto più manifesta tale desiderio tanto più la Russia lo rende difficile), così è auspicabile che la Chiesa dell’Ovest non ignori la storia ed attuale presenza della Chiesa romano cattolica in Ucraina, formata da circa due milioni di fedeli, ma la sostenga nelle difficoltà che pone l’attuale ritorno alla libertà: per esempio nel riavere le chiese confiscate dal governo sovietico ed ancora non restituite; nel collaborare nell’ambito dei mass-media e nella formazione teologica istituendo le facoltà nel territorio ucraino, nel considerare oggetto di studio la persecuzione dei cattolici nell’Urss.