SERBIA-MONTENEGRO" "
Il 6-7 dicembre si sono celebrati gli 80 anni dell’arcidiocesi di Belgrado ” “
Il 29 ottobre 1924, dopo la firma di un concordato tra la Santa Sede e il Regno di Serbia avvenuto dieci anni prima, venne ufficialmente ri-eretta l’arcidiocesi di Belgrado. A distanza di 80 anni da quell’evento, che riportò ufficialmente la presenza cattolica in terra serba dopo l’interruzione a seguito delle invasioni turche, la diocesi di Belgrado ha celebrato uno speciale anno giubilare con incontri di tipo culturale, religioso ed ecumenico. Le celebrazioni si chiuderanno ufficialmente nei giorni 6 e 7 dicembre. L’arcivescovo di Belgrado, mons. Stanislaw Hocevar , che è anche presidente della Conferenza episcopale jugoslava, ha voluto che nell’occasione si ricordassero anche i 40 anni del Concilio ecumenico vaticano II e che si facesse memoria dell’elezione del primo vescovo di Belgrado, avvenuta sempre 8 lustri fa. Celebrazioni che rimandano al patrimonio storico e religioso del cattolicesimo in Serbia e nei Balcani. rINNOVATA ATTENZIONE DELL’EUROPA. Dopo gli orrori della guerra etnica degli anni Novanta, sembra che l’Unione di Serbia e Montenegro voglia sganciarsi dal suo passato recente e proiettarsi verso l’Europa unita. Sarà un caso, ma la prima udienza che Papa Benedetto XVI ha concesso a un capo di stato straniero appena rientrato da Castelgandolfo nel settembre scorso è stata proprio con il presidente serbo, Boris Tadic. In quell’occasione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls commentò l’incontro con queste parole: “Benedetto XVI ha espresso l’augurio che una visita in Serbia possa in futuro realizzarsi”. Riferendo dei contenuti del colloquio tra il Papa e Tadic, Navarro aggiunse che “nel corso dell’incontro, durato 25 minuti, il Presidente Tadic ha illustrato al Papa la situazione attuale della Repubblica Serba. Il colloquio si è incentrato in particolare sulla necessità dell’educazione dei giovani, soprattutto in ambito scolastico”. E lo stesso Tadic, nel parlare coi giornalisti, sottolineò che “con il Papa abbiamo voluto discutere dei valori del Kosovo, della protezione di questi valori. In questo senso ha molto importanza la difesa della presenza della comunità cristiana nella regione. Senza le persone, senza i credenti, non c’è comunità cristiana, non c’è la presenza di una tradizione cristiana”. Il riferimento di Tadic era ai violenti scontri dell’anno prima, scoppiati tra la minoranza cristiana in Kosovo e la maggioranza albanese di religione musulmana, con i reciproci attacchi a chiese e moschee. Le ambizioni autonomiste della regione sono ancora foriere di tensioni nell’area. Tadic stesso aveva detto a riguardo: “Il Kosovo dovrà avere qualcosa di meno di una vera e propria indipendenza e qualcosa di più dell’autonomia, proteggendo tutte le comunità, tutte le religioni”. L’invito al Papa perchè faccia visita alla Serbia si inquadra nel desiderio di normalizzazione: la Santa Sede è una presenza istituzionale, oltre che religiosa, stimata e autorevole. Essa è vista come un “ponte” per il riconoscimento della Serbia da parte dei Paesi dell’Ue. LA SITUAZIONE DEI CATTOLICI IN SERBIA. Se la stima e l’autorevolezza della Chiesa non sono messe in dubbio negli ambienti politici riformisti, ciò si deve non solo al fine di coltivarsi un alleato per l’ammissione del Paese alla Ue. L’arcivescovo di Belgrado mons. Stanislaw Hocevar da anni va svolgendo un fitto lavoro di dialogo e avvicinamento con la gerarchia Ortodossa, per sostenere il difficile percorso di pacificazione nazionale e dell’area. Il compito è duro, perchè il Paese si trova comunque ancora in notevoli difficoltà, specie dal punto di vista economico e sociale. Il prodotto interno lordo è in crescita da un paio di anni, attorno al 4%, ma la popolazione sotto la soglia di povertà sfiora il 30%, l’inflazione si avvicina al 10% e i disoccupati, specie giovani, sono al 20-25% secondo le zone. Sugli 8 milioni di abitanti, i cattolici sono circa 500 mila, il 6% della popolazione. La Caritas interviene con programmi sostenuti da diocesi italiane, tedesche, degli Usa, oltre che da organismi cattolici di aiuto alle giovani chiese, ma i bisogni sono grandi. In curia a Belgrado si dice che “i fedeli laici nel Paese cominciano a farsi sentire a livello sociale e culturale, e che non abbiamo di che lamentarci per i cambiamente democratici in corso”. Prossimamente verrà inaugurata una cappella abbellita da mosaici di p. Marko Ivan Rupnik, studioso dell’arte orientale e docente a Roma. Sono passi avanti, ma sulla coscienza storica del Paese c’é l’ombra del generale Mladic, non ancora catturato e consegnato al Tribunale penale internazionale dell’Aja.