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Fiducia nel centro?” “

Per via della sua centralità geografica, la Germania non ha molte possibilità di modificare la sua politica estera o europea. Pertanto, la continuità è il suo concetto-guida. Il peso della Germania nelle strutture europee implica inoltre una particolare responsabilità nella leadership comune dell’Europa, cui la politica tedesca può assolvere unicamente se i Paesi vicini hanno fiducia in essa. Tale fiducia può essere ottenuta soltanto attraverso l’affidabilità e la costanza, ossia con la continuità e la credibilità del proprio comportamento. Nella politica estera ed europea, le questioni di stile giocano un ruolo importante. Lo stile dell’ex Cancelliere Gerhard Schröder poneva l’accento soprattutto sul diritto a percorrere una propria strada, senza necessariamente tener conto degli interessi e dei punti di vista dei Paesi vicini. Di qui la sua preferenza per gli accordi bilaterali con i grandi Paesi vicini, da un lato con la Francia, e d’altro lato con la Russia, che ha destato dubbi sull’impegno europeo e sull’affidabilità atlantica del governo federale, sebbene questo abbia per lo più seguito il corso dei predecessori di Schröder dai tempi di Adenauer. Anche per il nuovo governo federale rimane vero che anche in Europa niente può funzionare senza una solida “entente” tra Germania e Francia e che pertanto i governi dei due Paesi debbono collaborare il più strettamente possibile. Ma se, come negli anni precedenti, si dovesse dare l’impressione che essi perseguono solo i propri interessi, anziché quelli dell’Unione europea, tale cooperazione diventa controproducente, causando una perdita di fiducia. Ad un altro livello appartengono invece le relazioni tra Germania e Russia, che sono naturalmente di grande importanza ai fini della stabilità in Europa e che verranno curate anche in futuro con particolare attenzione. Ma anche in questo caso, in passato si è avuta l’impressione che esistesse una complicità, anche per via dell’esclusività di determinati accordi e l’aver trascurato interessi e sensibilità della Polonia e dei Paesi baltici. Il contratto di coalizione tra Cdu, Csu e Spd, che contiene il programma del governo Merkel, riporta la politica estera in modo deciso entro i binari della continuità, corregge le storture particolarmente verso i Paesi vicini più piccoli e gli Usa e si richiama nuovamente alla consapevolezza di un fondamento etico della politica tedesca. Una correzione significativa è data dall’atteggiamento tedesco verso le trattative sull’ingresso della Turchia nell’Ue. Il governo Merkel interpreterà l’attuale crisi dell’Ue come possibilità di orientare il progetto europeo alle esigenze dei nostri tempi. Le direttive del nuovo governo in materia di politica comunitaria portano la firma Merkel. Già durante il suo primo viaggio all’estero a Bruxelles, Parigi, Varsavia e Londra, la neocancelliera non ha lasciato dubbi sulla sua seria intenzione di riportare la Germania alla guida dell’avanguardia della politica di integrazione e di ripristinare il suo ruolo come mediatore affidabile per l’unione dell’Europa.