Giovedì 15 dicembre è una data storica per l’Iraq, che elegge il suo parlamento. Sulla situazione nel Paese diversi i commenti della stampa. Tra questi, in particolare Klaus-Dieter Frankenberger scrive sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (15/12), che richiamandosi ai dati recentemente diffusi dal presidente americano sui caduti in Iraq commenta: “Si tratta di un bilancio opprimente. Altrettanto opprimente per molti iracheni e stranieri, è la realtà della vita nel Paese cui appartiene l’assassinio a sangue freddo, la cattura di ostaggi, la follia della Jihad, la divisione e il fondamentalismo. E tuttavia, ciò non sembra aver tolto alla gente la fiducia, soprattutto là dove la nuova maggioranza di sciiti e curdi ha la possibilità di parlare: in un sondaggio, molti iracheni hanno dichiarato di ritenere che la situazione stia volgendo al meglio. In considerazione delle impressioni da lontano, secondo cui l’Iraq starebbe sprofondando nel caos queste aspettative ottimistiche della maggioranza sorprendono. Il 2006 potrebbe probabilmente diventare l’anno in cui si deciderà il futuro dell’Iraq e in cui ci si potrà pronunciare, su basi sicure, circa l’intervento straniero. Le istituzioni politiche dovranno essere confermate con un nuovo governo per mantenere compatto il Paese; poi, gli organi di sicurezza, sui quali oggi non si può contare completamente, si assumeranno sempre più responsabilità, affermando le proprie competenze anche nei confronti delle milizie. Quanto più si riuscirà a rafforzare il nuovo ordine politico e ad agganciarlo con il miglioramento della situazione della sicurezza e con la normalizzazione economica, tanto più potranno ritirarsi grandi parti delle truppe straniere. La storia dell’Iraq non è fonte di ottimismo democratico. Ciononostante sarebbe sbagliato lasciare il campo al fatalismo e ai profeti di sventura. La politica irachena non è alla fine, al contrario: essa comincia probabilmente ora. Il progetto di un ordine secolare, più o meno democratico, non è passato. Il suo fallimento non andrebbe nell’interesse degli iracheni (in gran parte), né dell’Occidente, dell’Europa, della Germania”. “New Orleans, dimenticata cento giorni dopo”: è il titolo del reportage che il quotidiano spagnolo El Paìs dedica alla vicenda dell’uragano Katrina negli Usa, nell’edizione dell’11/12. “A tre mesi da Katrina – scrive l’inviata Yolanda Monge – il 60% degli abitanti vive ancora fuori casa e l’elettricità non è ancora tornata del tutto”. “Ancora si trovano cadaveri – si legge nell’articolo -. Gli ultimi due martedì scorso e altri 30 nel mese di novembre”. Anche “l’inefficienza e la lentezza nell’identificazione e seppellimento dei cadaveri è un altro motivo di rabbia” da parte della popolazione, scrive l’inviata spagnola, raccontando anche la vita nel paese di Baker, in “un mare di roulotte con centinaia di evacuati”. “Migliaia di tetti delle case di New Orleans sono ora azzurri per essere stati coperti con teli di plastica impermeabili di questo colore per cercare di salvare i danni. Però queste famiglie – conclude – sono le più fortunate. Hanno luce ed un tetto, anche se è azzurro e ricorda il Terzo mondo”. “ Attentati a Beirut, Damasco sulla linea di tiro” è il titolo de La Croix (13/12) sul nuovo attentato che ha scosso la capitale libanese, con l’uccisione del deputato ed editore cristiano Gebrane Tuèni. Nell’editoriale di Dominique Quinio si sottolinea che “ la Siria, una volta di più, si trova al centro dei sospetti, anche se essa smentisce ogni implicazione, rivolgendo l’accusa contro coloro che vogliono che la sua influenza diminuisca in Libano e anche in tutto il Medio Oriente“. “ L’assassinio di Tuenì prosegue Quinio non può che rinforzare la determinazione di quanti Nazioni Unite, Europa, Stati Uniti vogliono aiutare il Libano a liberarsi dalle ingerenze estere e a disarmare la milizie sul suo proprio territorio”. “La quieta morte di un uomo condannato” è il titolo su The Guardian (14/12) del servizio in prima pagina sull’esecuzione di Stanley ‘Tookie’ Williams, accusato di quattro omicidi compiuti quasi trent’anni fa e che non si è mai riconosciuto colpevole. “ Il momento scrive Dan Glaister quando viene è gentile e dignitoso” anche se il giornalista sottolinea i motivi per i quali il governatore della California Schwarzenegger ha rifiutato la grazia: “ Siccome non ha mai chiesto scusa o fatto ammenda per questi crimini, Williams non può essere considerato un uomo cambiato’, ha arguito il governatore”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1438 N.ro relativo : 87 Data pubblicazione : 16/12/2005