SPAGNA" "

Meno qualità e libertà” “

Vescovi preoccupati per la legge sull’istruzione, dopo il sì della Camera” “

Delusione e preoccupazione nella Chiesa spagnola dopo il primo via libera, il 15 dicembre alla Camera dei deputati (Congreso de los Diputados), della legge sull’istruzione (Loe). Per i vescovi spagnoli questa legge “non garantisce la libertà di insegnamento, né la scelta dei genitori” ed è inoltre “statalista”. La Chiesa spagnola auspica invece un “grande patto nazionale” in materia di educazione e sperano che sia possibile introdurre alcuni miglioramenti alla legge, che ora dovrà essere approvata anche dal Senato. Secondo i vescovi i 96 emendamenti inseriti dalla Commissione dell’educazione della Camera al disegno di legge “non riparano le insufficienze del testo”. In ogni caso, affermano, “è ancora possibile migliorarla”. DIRITTI DEI GENITORI POCO GARANTITI. La Loe (Ley orgánica de educación) emendata, scrivono i vescovi, “continua ad essere un testo legale che non garantisce come dovuto i diritti relativi alla libertà dell’insegnamento di cui sono titolari i genitori”. Nella legge vi è una “concezione statalista dell’educazione come servizio pubblico come se fosse un diritto originario dello Stato e una competenza primariamente sua”. I vescovi deplorano il fatto che i genitori non possano scegliere il progetto educativo più idoneo alle loro credenze. Criticano anche la nuova materia chiamata “Educazione alla cittadinanza” perché continua ad essere obbligatoria per tutti i centri e tutti gli alunni e dunque “persiste la possibilità che lo Stato imponga a tutti, tramite questo mezzo, una formazione morale al margine della libera scelta dei genitori e dei centri”. La legge, ribadiscono, “non si ispira al principio di sussidiarietà, secondo il quale i poteri pubblici regolano le condizioni necessarie affinché la società possa esercitare per sé stessa i doveri ed i diritti che le sono propri”. ORA DI RELIGIONE. Per quanto riguarda l’ora di religione, i vescovi constatano che i nuovi emendamenti “non riconoscono in maniera soddisfacente gli impegni stabiliti tra Stato e Chiesa Cattolica”. L’ora di religione, inoltre, “rimane senza il riconoscimento che possa esserne garantita l’offerta a chi liberamente la scelga” e non è prevista come materia equiparabile alle altre. “I motivi di preoccupazione, sono, dunque, gravi”, osservano i vescovi, pur invitando a sperare: “Siamo in tempo per non lasciar passare una nuova occasione per l’accordo e per il patto. Da parte nostra – concludono – tendiamo un’altra volta la mano per il dialogo e la ricerca di soluzioni giuste”. PRONTI ANCHE ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA. “Siamo tristi e molto preoccupati”, commenta al Sir suor MARÍA ROSA DE LA CIERVA Y DE HOCES, segretaria generale della Provincia Ecclesiastica di Madrid. Secondo De la Cierva, che è anche membro del Consiglio Scolastico dello Stato, in questa legge “la grande sconfitta è la scuola pubblica”. “La legge è peggiorata e ciò che mi dispiace di più è che ne risentirà molto la scuola pubblica”. Con la nuova legge, ad esempio, gli studenti potranno dichiarare facilmente lo sciopero. “Questo significa che un padre porterà il figlio a scuola ma non avrà la certezza che ci rimanga tutto il giorno, quando è chiaro che gli studenti non sono lavoratori e non dovrebbero avviare questi meccanismi”. Per la religiosa è chiaro che “si perde in qualità e in libertà”. A suo avviso, se non ci saranno alternative, “dovremo di nuovo scendere in piazza a protestare”, come avvenuto lo scorso 12 novembre nella grande manifestazione di Madrid. Suor María Rosa De la Cierva pensa che la Loe “non garantisca il diritto dei genitori di scegliere il miglior centro educativo per i loro figli, in accordo con le proprie convinzioni religiose e morali”. “Questa legge abbassa la qualità dell’insegnamento”, avverte. Una soluzione potrebbe essere quella di sensibilizzare tutte le diocesi e fare “obiezione di coscienza”, ad esempio sulla materia obbligatoria “Educazione alla cittadinanza” introdotta dalla nuova legge. LE REAZIONI DELLE REALTÀ EDUCATIVE.”Non è la nostra legge educativa, però ci sono stati dei miglioramenti nel processo parlamentare che permettono di continuare verso la ricerca di un maggiore consenso”: è il commento delle organizzazioni educative cattoliche spagnole – EYG, SCUOLA CRISTIANA DI CATALOGNA, FERE-CECA, FSIE E SERVIZI EDUCATIVI DI CATALOGNA – , che non si dicono d’accordo su alcuni temi tra cui “l’autonomia dei centri (la legge continua ad avere un impianto interventista nei centri, con ripercussioni negative sulla qualità) e i finanziamenti” ma notano alcuni miglioramenti. Tra questi, la “possibilità di scelta dei centri educativi da parte delle famiglie”, le “maggiori garanzie di adeguamento dei finanziamenti pubblici ai costi dell’insegnamento in condizioni di gratuità”. Il miglioramento dell’educazione, sottolineano le organizzazioni, “esige strumenti diretti di appoggio alle famiglie, offerta di attività formative complementari, un uso educativo dei mezzi di comunicazione sociale”.