Non si è fatta attendere la risposta del Patriarcato di Mosca alle affermazioni contenute nel Rapporto 2005 sulla libertà religiosa redatto nel mese di novembre dal Dipartimento di Stato americano. Del documento, nel capitolo riservato alla Russia, si parla infatti di “ostilità” nei riguardi dei cattolici, dei protestanti e dei cristiani di altre denominazioni, e si afferma anche che la Chiesa ortodossa russa dissemina nei loro riguardi pubblicazioni negative e dimostrazioni di ostilità. In una lettera a Condoleeza Rice, scritta a nome del Patriarca Alessio II, il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad sottolinea innanzitutto che il Patriarcato di Mosca “trova del tutto privo di fondamento l’affermazione che lo Statuto della Chiesa ortodossa russa si avvicina a quello di Chiesa di Stato. Teniamo così a precisare che la Chiesa ortodossa russa è totalmente separata dall’apparato dello Stato” e che “la nostra Chiesa non aspira assolutamente ad acquisire lo status di Chiesa di Stato”. Kirill non nasconde comunque che in Russia persistono ancora dei problemi riguardo al rispetto della libertà religiosa che trovano la loro causa originale nei decenni di ateismo trascorsi sotto il regime sovietico. Riguardo poi la chiesa cattolica, il metropolita scrive: “Sono convinto che le difficoltà che purtroppo emergono nei nostri rapporti, sono una prova della libertà religiosa di cui godono i rappresentanti delle diverse strutture religiose in Russia: ciascuno è libero di agire come vuole, ma gli atti degli uni possono suscitare la disapprovazione degli altri. La situazione attuale nel nostro Paese permette comunque di risolvere i problemi di natura intercofessionale senza alcun intervento esterno, ma in un clima di dialogo costruttivo”.