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Un cantiere del futuro” “

Nel suo discorso al Parlamento di fronte al summit europeo informale di Londra tenutosi a fine ottobre Tony Blair ha espresso un’idea che sarebbe stata inconcepibile fino a qualche anno fa: “Penso sia tempo di elaborare una politica energetica comune in Europa”. Una tale collaborazione in genere avviene a livello intergovernativo in settori quali il carbone, l’acciaio e l’energia nucleare. La proposta di Blair è fondata sulle previsioni secondo cui l’Europa si starebbe dirigendo verso la crisi energetica. Tra il 1970 e il 2002, il consumo energetico degli Stati membri dell’Ue è aumentato del 40%. Si prevede che, per soddisfare i crescenti bisogni di energia e sopperire alla mancanza di risorse naturali, l’Ue sarà costretta ad importare il 90% del proprio fabbisogno di gas e petrolio nei prossimi anni. L’Europa si trova di fronte a rilevanti questioni esistenziali per la determinazione del tipo di approvvigionamento energetico necessario: risorse tradizionali, risorse rinnovabili o energia nucleare. Le questioni di sicurezza energetica e di cambiamento climatico saranno dunque di prim’ordine. La crisi energetica che si annuncia potrebbe anche offrire all’Ue lo spunto per smentire le affermazioni sulla propria competenza e rilevanza. Una politica energetica comune potrebbe forse creare un nuovo sentimento di comunità attorno al progetto europeo e costituire un esempio concreto della capacità insostituibile dell’Ue ad attivare un’iniziativa transfrontaliera a beneficio di tutti. Sarebbe il primo vero progetto dell’Unione europea a 25, che incoraggerebbe l’adeguamento di tutti gli Stati membri e che farebbe della politica energetica una vera e propria politica comune, dalla fase di lancio fino alla fase di attuazione. Questa politica aprirebbe inoltre il mercato ad una concorrenza più ampia, consoliderebbe il mercato interno e offrirebbe maggiore scelta. Il processo di negoziazione per la politica energetica comune sarebbe un provvedimento precauzionale, data la vulnerabilità delle risorse energetiche. Per garantire gli approvvigionamenti energetici, il potere collettivo degli Stati membri nel processo di negoziazione con fornitori esterni sarebbe assai più efficace rispetto ad un processo unilaterale o bilaterale. La messa in comune delle risorse energetiche consentirebbe la gestione prudente e coordinata delle risorse restanti oltre che degli investimenti transfrontalieri a livello di infrastrutture e di reti di trasporto. I politici europei devono cominciare a preoccuparsi di un argomento tanto delicato. Secondo la teologia cristiana della creazione, l’umanità si deve assumere la responsabilità della terra e gestirla per la propria generazione e per quella successiva, cosa che necessita di sforzi collettivi, di immaginazione e di creatività. Bisogna che i cristiani si rendano conto che si tratta di uno dei grandi cantieri del futuro e che sono chiamati a stimolare un dialogo pubblico creativo sull’argomento, in modo che i politici possano svolgere un ruolo di guida nel settore.