Quotidiani e periodici europei” “

Riflessioni e considerazioni politiche nell’editoriale di Bruno Frappat su La Croix del 20/12 che enuncia tre preoccupazioni legate alla stretta attualità: “la Francia, l’Europa e il mondo. La prima si comporta, dinanzi al proprio futuro, con una indifferenza che confina con il lassismo. Basti vedere l’indifferenza di fronte al montante totale del suo indebitamento” verso il quale il notista invoca un certo rigore. Ordine viene anche auspicato nel trattare le questioni europee e mondiali: “non si può lasciare che questi sistemi procedano senza un controllo” scrive Frappat che si domanda: “Qual è il senso che i governanti vogliono dare all’avvenire? Quale strada si propongono di prendere?” Ci vogliono delle idee, è la risposta di fondo. “Piuttosto che di cifre i nostri contemporanei sono alla ricerca di senso, di visione, di prospettive e di ragioni di vita. La politica da troppo tempo ormai ha abbassato le armi di fronte al tecnicismo e agli appetiti. E di fronte al 2006 c’è da augurarsi la rinascita di un nuovo linguaggio”. Angela Merkel e il crescente successo riscosso in Europa, particolarmente nel corso del recente vertice di Bruxelles, viene commentato dai giornali tedeschi. Su Die Welt (21/12) si legge: “… anche gli osservatori più smaliziati hanno salutato in Angela Merkel una nuova star”. La cancelliera “… ha trovato il tono giusto per non irritare la Francia, nè mettere in discussione l’indipendenza della Germania. […] In breve, a Londra, nella cancelliera tedesca Angela Merkel si vede il ritorno all’era di Helmut Kohl, al cancelliere che era riuscito a riunire in un denominatore comune l’amicizia con dieci Paesi vicini, la fedeltà all’America e la riconciliazione con la Russia”. „Ora, dopo il suo primo grande debutto in politica estera, la cancelliera può affrontare le sfide della situazione politica mondiale con maggiore sicurezza. In effetti, nelle crisi ingarbugliate del Medio Oriente, la voce della Germania verrebbe ascoltata con maggior interesse. In quest’area è particolarmente allarmante il tono aggressivo del presidente iraniano Ahmadinejad, il tribuno populista e fanatico religioso, che con il suo appello alla distruzione di Israele ha lanciato segnali pericolosi. Una politica estera nuova, più sicura, da parte della Repubblica federale, potrebbe contribuire a far sì che questa unità possa originare una soluzione pacifica. Il successo di Merkel a Bruxelles è un buon auspicio”. E sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung è la cancelliera stessa a parlare, intervistata dal giornale. “Credo che il nuovo governo tedesco abbia sfruttato gli spazi disponibili”, afferma Merkel a proposito dell’accordo raggiunto durante il vertice. “Ma naturalmente abbiamo lavorato anche prima, e già ai tempi dell’opposizione avevo costruito una serie di contatti. Inoltre, questo Consiglio ha offerto al nuovo governo tedesco la possibilità di dimostrare che prendiamo sul serio i Paesi piccoli e li coinvolgiamo, senza trascurare il rapporto con la Francia e gli altri grandi Stati europei. Una prassi che ha funzionato bene. Da ciò mi auguro che riusciamo a risolvere anche altri difficili problemi”. La vittoria di Evo Morales, primo presidente indigeno della Bolivia, occupa le prime pagine dei quotidiani spagnoli degli ultimi giorni: “ Evo Morales rivedrà i contratti di tutte le imprese spagnole in Bolivia“, titola preoccupato l’ Abc del 20/12, scrivendo nel suo editoriale che questa scelta “colloca il Paese di fronte ad un difficile dilemma politico: sapere se le fragili istituzioni democratiche boliviane saranno capaci di sopravvivere all’impeto populista che ha portato il leader del Movimento per il socialismo (Mas) alla presidenza della Repubblica”. Anche La Vanguardia parla di “incognita” rispetto alla possibilità che Morales “assuma il modello più moderato del presidente brasiliano Lula da Silva o sceglierà quello più radicale del venezuelano Hugo Chavez, di cui si dice seguace. In ogni caso, gli ostacoli che avrà Evo Morales iniziano in Senato, dove l’opposizione ha la maggioranza assoluta”. Sul tema del terrorismo islamico interviene invece El Paìs del 20/12 sostenendo che “criminalizzare chi professa pacificamente la religione islamica a causa di qualche fanatico sarebbe un gravissimo errore che porterebbe con sé conseguenze peggiori. Però le società democratiche devono sapersi proteggere e difendersi. In questa linea si inserisce la politica antiterrorista che ha appena approvato l’Unione europea, centrata sulla lotta contro la radicalizzazione e il reclutamento di giovani nei gruppi islamici e l’applicazione di mezzi per rafforzare gli islamici moderati”. Nell’editoriale del 19/12 intitolato “Al Qaeda in Spagna” l’ Abc afferma che “nonostante la Spagna abbia abbandonato la coalizione internazionale che ha spodestato Saddam Hussein e facilitato la transizione dell’Iraq verso la democrazia – precaria e minacciata dal terrorismo, però democrazia – il nostro Paese non solo non è si è liberato della minaccia integralista, ma si è addirittura estesa nel doppio senso di essere una base privilegiata per la sua logistica internazionale ed un obiettivo constante dei suoi piani di attentati”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1440 N.ro relativo : 89 Data pubblicazione : 23/12/2005