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Ci sono anniversari che non sono un guardare indietro, ma uno slancio in avanti. Se il 2005 si è chiuso nel nome del Concilio Vaticano II, conclusosi quarant’anni fa e tutt’altro che consegnato al passato, il nuovo anno porta con sé alcune ricorrenze e appuntamenti da segnare sul calendario.
Quarant’anni fa don Milani e i suoi ragazzi di Barbiana iniziavano a scrivere la “Lettera a una professoressa”, mentre compie trent’anni – ma non li dimostra – l’esortazione apostolica di Paolo VI “Evangelii nuntiandi”.
Il 27 ottobre di vent’anni fa, Giovanni Paolo II convocava ad Assisi i rappresentanti delle fedi mondiali per la prima, storica, Giornata interreligiosa di preghiera per la pace.
Nello stesso 1986, all’alba del giorno di Pentecoste, moriva a Milano Giuseppe Lazzati. Dieci anni invece sono trascorsi dalla scomparsa di don Giuseppe Dossetti e dal martirio dei sette monaci trappisti dell’abbazia di Tibhirine in Algeria.
Per la Chiesa italiana, però, il 2006 sarà soprattutto l’anno di Verona.
Si avvicina, infatti, l’appuntamento con il quarto Convegno ecclesiale. Anche se verrà celebrato, dal 16 al 20 ottobre, nella città scaligera, si può dire che i lavori siano già iniziati, tanta è la quantità di iniziative messe in campo nelle diocesi in vista dell’evento.
Convegni e dibattiti, momenti culturali e di spiritualità, gruppi di studio e percorsi di riflessione: tutto serve per prepararsi all’incontro nazionale, e diventare sempre più “testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”, come recita in modo programmatico il titolo stesso del Convegno.
A Verona la Chiesa italiana si dà appuntamento per compiere una prima verifica del cammino pastorale svolto in questo decennio. Cosa ne è della “conversione pastorale” e del “discernimento comunitario” auspicati dal Convegno di Palermo, undici anni fa?
Oggi come allora, per la missione del cristiano la via obbligata è quella dell’elaborazione culturale: dell’individuazione cioè di stili di vita, di modalità di presenza e di comunicazione, di una fantasia della santità da non temere, ma da liberare con coraggio. Primato della spiritualità e dialogo con l’uomo contemporaneo: ecco due vie da percorrere per raggiungere Verona.
Non per nulla, in questi mesi che ancora mancano, si lavorerà soprattutto su interrogativi quali: come può essere plasmata una nuova antropologia nell’epoca della complessità?
Quali forme possono caratterizzare l’azione dei cristiani in questo momento storico nel nostro Paese?
Le risposte non compariranno all’improvviso in autunno. Dovranno emergere “dal basso”, grazie a strumenti idonei ed esperienze esemplari, tentate e raccolte nella vita ordinaria delle comunità.
Le aspettative non mancano, e cominciano ad emergere, soprattutto sulle pagine delle tante testate del mondo cattolico. Riguardano per lo più la valorizzazione dei laici e nuove prassi di comunione e corresponsabilità.
Il Convegno stesso, più che un incontro di esperti, dovrà essere un esercizio di testimonianza, capace di parlare alle attese delle persone e della società italiana. Il 2006, dunque, si annuncia un anno per riscoprire la speranza e raccontare le sue ragioni.
(02 gennaio 2006)
Ernesto Diaco