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Dall’ultimo numero di "Europa infos"” “
Di fronte alla “vulnerabilità delle risorse energetiche” in Europa occorre una “politica comune” che “forse potrebbe”, tra l’altro, “creare un nuovo sentimento di comunità intorno al progetto europeo e costituire un esempio concreto della capacità unica dell’Unione europea di intraprendere un’iniziativa transnazionale per il bene di tutti”. Con un editoriale sul tema dell’energia e sul “senso della comunità” si apre l’ultimo numero 2005 (dicembre) di “Europe infos”, mensile della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). Oltre a questa riflessione, a firma del direttore del mensile e segretario generale Comece, NOËL TREANOR , sono diversi i temi affrontati nell’ultimo numero della rivista.IL PROGRAMMA UE 2006. “Con il suo programma di lavoro 2006, la Commissione europea vuole reagire alle sfide della globalizzazione e liberare tutto il potenziale dell’Europa”: “dopo lo scacco della ratifica del trattato costituzionale, l’Unione europea vuole condurre al meglio le politiche di cui gli europei hanno bisogno” osserva HENRIK LESAAR. Un programma che si ispira “agli obiettivi strategici della Commissione Barroso: prosperità, solidarietà, sicurezza e mira a fare dell’Unione un partner mondiale” prosegue l’articolista, precisando che “la tutela della dignità umana, la giustizia e la solidarietà interesseranno in particolare le Chiese”. In primo piano la strategia di Lisbona: “la Commissione conta sulla conoscenza e sull’innovazione come motori di crescita e occupazione”. Di qui il proposito di “fondare un Istituto europeo per la tecnologia (Iet) e di preparare la messa in opera del programma-quadro per la ricerca 2007”. Al centro delle politiche 2006 anche la gestione dei flussi migratori e le sfide climatiche, oltre “ad un’azione concertata degli Stati membri contro il terrorismo e la criminalità organizzata”. Quanto al rapporto con i cittadina, Lesaar sottolinea che “verranno impiegati più spesso gli attuali strumenti di consultazione” e “ne verranno incoraggiati di nuovi per coinvolgere in modo più diretto i cittadini nei processi decisionali europei”. Di qui il ruolo delle Chiese: “in quanto portavoci essenziali della società europea – è la conclusione del giornalista – dovranno egualmente avere voce in capitolo nel quadro di queste consultazioni”.PROTEZIONE CIVILE. “Le recenti catastrofi naturali (in particolare inondazioni e incendi) e le nuove minacce di epidemie esigono misure di cooperazione rinforzata tra gli Stati in materia di protezione civile”: è l’opinione di STEFAN LUNTE che ricorda, al riguardo, il Centro di monitoraggio e informazione (Csi) diretto dalla Commissione europea a Bruxelles, che raggruppa 30 Paesi ed è attivo 24 ore su 24, interlocutore “dei Paesi colpiti da catastrofi, in grado di fornire mezzi di soccorso e di mobilitare in poche ore piccole squadre da inviare sul posto”. Tuttavia “ciò non è sufficiente” osserva Lunte. Per questo, nello scorso autunno “il Parlamento europeo ha adottato quasi all’unanimità un progetto di risoluzione che prevede, tra l’altro, l’istituzione di un osservatorio europeo sulla siccità, la desertificazione e le inondazioni”. Per gli eurodeputati “è inoltre indispensabile una revisione dei criteri di attribuzione dei mezzi del fondo di solidarietà dell’Ue”. Da parte sua, prosegue Lunte, “la commissione sta elaborando dal 2002 una strategia integrata contro i rischi naturali”, ma “essa procede molto a fatica, in particolare” da quando Bruxelles è impegnata in azioni concrete “a favore delle vittime delle tempeste tropicali o contro l’influenza aviaria”. Di qui l’urgenza di “un nuovo impulso in materia”.“NO” AL COMMERCIO DI ARMI. “La sicurezza di un Paese non di dipende soltanto dalla sua capacità di difesa. È legittimo difendersi, ma questa necessità non deve attentare ai diritti fondamentali, né compromettere il progresso economico e sociale”. Per AITZIBER BARRUETA un ruolo fondamentale nello sviluppo dei Paesi in via di sviluppo è il controllo del commercio delle armi, attività “che alimenta conflitti dalle conseguenze spesso devastanti”. Il paradosso consiste nel fatto che “diversi Stati esportano armi proprio nei Paesi ai quali inviano aiuti per lo sviluppo”. Tra questi l’Unione europea, il maggiore donatore del mondo con il 55% del totale di aiuti, ma, al tempo stesso, responsabile di coprire il 39% del commercio mondiale di armi. “Il Consiglio dell’Unione ha rafforzato le misure di controllo” in materia, prosegue Barrueta, e nella stessa direzione si sta muovendo l’Europarlamento che, sottolineando “il legame tra esportazioni di armi e strategie di cooperazione allo sviluppo dell’Ue”, ha chiesto “una politica estera più coerente”. “Consapevoli dell’importanza di questo legame – conclude Barrueta – le organizzazioni sociali ed ecclesiali non devono esitare ad interpellare al riguardo i nostri governi”.