CAMPANIA

Una rete per la salute

Un progetto di assistenza sanitaria con i Paesi del Mediterraneo

“Sanimed” è il progetto di creazione di una rete sanitaria fra la Regione Campania e i Paesi del Mediterraneo presentato dalla Commissione regionale per lo sviluppo del Mediterraneo della Campania alla fine del 2005. Il progetto Sanimed, che sarà promosso d’intesa con l’assessorato regionale alla Sanità, prevede, innanzitutto, che si stabiliscano rapporti bilaterali con i singoli Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e con i responsabili dei sistemi sanitari interessati ad attivare forme di collaborazione su di un piano di reciprocità con il sistema sanitario campano.Per operare sarà creata una struttura di scopo, che opererà come una struttura no-profit con finalità etico-sociali. Tale struttura sarà presieduta da un manager del settore, operando con personale medico di elevata professionalità, che lavorerà su base volontaria. Compito della struttura sarà quello di definire un “modello tipo di intervento”, da adattare di volta in volta alle caratteristiche dei diversi Paesi, e che prevede l’analisi del quadro epidemiologico delle popolazioni; l’individuazione delle azioni idonee a contrastare le patologie tipiche di quelle aree e delle carenze dei sistemi sanitari e il conseguente trasferimento di know how, metodiche, tecnologie, assistenza tecnico-scientifico del personale medico da porre in essere ricorrendo alle risorse dei centri di eccellenza campani.Per incentivare la formazione dei ricercatori e del personale sanitario dei Paesi del Mediterraneo saranno istituite delle borse di studio che consentiranno a giovani ricercatori di lavorare presso laboratori della Campania. Per la realizzazione del progetto, la Commissione per lo sviluppo del Mediterraneo proporrà all’assessorato alla Sanità di destinare le somme disponibili sulle attuali voci di bilancio che registrano residui attivi dalle precedenti gestioni di Bilancio e nel contempo si attiverà per utilizzare le somme ancora disponibili sui fondi comunitari della cosiddetta Agenda 2000 riservati alla ricerca scientifica e tecnologica del V Programma quadro dell’Unione europea. Accanto ai fondi pubblici la Commissione prevede anche di fare ricorso a contributi privati di fondazioni ed associazioni.Una mano tesa. Sul progetto Sanimed, Aldo Bova, coordinatore del Forum campano delle associazioni sociosanitarie e presidente Amci di Napoli, commenta: “È un metodo con il quale effettivamente il Paese più evoluto nell’organizzazione sociale sanitaria e nella tecnologia tende una mano al Paese più debole sotto tanti punti di vista, ma in particolare per la soluzione delle problematiche della salute. In questo programma c’è un po’ del valore di amore presentato nella pagina evangelica del Buon Samaritano”.Anche rispetto all’idea di creare una struttura no-profit per gestire il progetto e di finanziarlo con fondi sia pubblici sia privati, Bova si trova d’accordo: “Non credo – afferma – che si possano reperire fondi dall’assessorato regionale alla Sanità, che versa sempre in difficoltà economiche. Penso, invece, che i fondi possano essere recuperati dall’Unione europea e dai privati”.Se questi sono gli aspetti positivi del progetto, non mancano, per Bova, delle pecche. “Credo – dice – che questa struttura ha dei consistenti limiti nella soluzione dei problemi di salute dei Paesi interessati che sono tanti e grandi. Non ci si può sostituire all’organizzazione sanitaria locale; per agire bene bisogna essere capillari. Si possono, però, certamente fare dei buoni interventi parziali”.Per aiutare concretamente. Il coordinatore del Forum campano delle associazioni sociosanitarie offre, quindi, dei suggerimenti su come intervenire per aiutare concretamente i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. “Il primo passo – sostiene – è fare una precisa valutazione delle principali esigenze: agendo su quelle, impegnarsi a creare strutture logistiche idonee ad affrontare le patologie e formare il personale locale che deve operare”.Per quanto riguarda “la soluzione di problemi particolari, che si verificano una tantum, e penso in particolare a problemi di natura chirurgica – continua Bova – ritengo che la soluzione migliore sia di risolvere il problema chirurgico in strutture ospedaliere campane ben attrezzate”.Un progetto valido? “L’approccio della Comunità di S. Egidio ai problemi di salute dei Paesi in difficoltà è diverso anche se mi sembra valido il progetto della Regione”. È il parere di Antonio Mattone della Comunità di Sant’Egidio di Napoli. La Comunità, infatti, da anni è impegnata nel progetto di aiutare i Paesi africani a combattere la piaga dell’Aids.”Se il progetto regionale – prosegue Mattone – è realizzato bene sarà sicuramente utile e sarà un guadagno per queste popolazioni. Sono utili tutti i progetti che comprendano anche la formazione: dunque, se c’è una professionalità, un trasferimento di know how mi sembra positivo. Devo ammettere, comunque sia, che non conosco a fondo la situazione dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, meglio quelli dell’Africa dove il problema maggiore è l’Aids, per il quale non bastano interventi tampone ma sono necessari progetti efficaci per evitare che tutta la popolazione si ammali”.”Qui – aggiunge Mattone – è una questione di eccellenza di servizi sanitari che va affrontata per far sì che un domani in Africa ci sia la possibilità di essere curati come in Europa”.(11 gennaio 2006)