CAMPANIA

La maternità merita di più

Il reddito per la vita, positivo ma non sufficiente

Con la legge regionale 69 del 30 dicembre 2005 (cosiddetta legge finanziaria 2006), la Regione Campania ha istituito il reddito per la vita a vantaggio delle donne in allattamento. Obiettivo è aiutare le donne in condizioni economiche disagiate residenti in Campania (italiane o straniere con regolare permesso di soggiorno), che partoriscono nell’anno finanziario 2006 e che per i disagi economici possono vivere la maternità in modo non compatibile con la natura stessa di tale evento ed essere costrette ad interrompere la gravidanza.All’Arsan è affidato il compito di effettuare un censimento delle donne che rispondano a tali requisiti: essere in possesso di un reddito annuo, riferito al 2004, personale non superiore a 25.000 euro o familiare non superiore a 40.000 euro, o essere in particolari situazioni di disagio sociale connesse allo stato di gravidanza come ragazza madre.I risultati di tale indagine dovranno essere comunicati entro il 30 aprile 2006. Intanto, la Giunta regionale, entro il 30 marzo 2006, dovrà provvedere, con un proprio atto, a determinare i criteri, modalità e destinatari dell’erogazione.Sull’iniziativa della Regione abbiamo raccolto i pareri di Lucio Romano, vicepresidente nazionale del Movimento per la vita (Mpv) e responsabile per la Campania; Paolo Gravante, presidente del Forum delle associazioni familiari della Campania; don Pietro Lagnese, incaricato di pastorale familiare della Conferenza episcopale campana (Cec).Iniziativa lodevole ma insufficiente. “Il reddito per la vita – osserva Lucio Romano – è un’iniziativa meritevole ma non sufficiente a poter realmente risolvere i problemi, perché non si compie un’azione completa per un corretto aiuto per la vita nascente. Si tratta, infatti, di un tipo di soluzione indirizzata al periodo dell’allattamento, quando la decisione di portare a termine la gravidanza è stata già assunta”.Per Romano, “sarebbe necessario intervenire nelle fasi iniziali della gravidanza, laddove si scatenano tutte quelle reazioni che portano la donna stessa a voler interrompere la gravidanza perché si trova in condizioni economiche o sociali non idonee a poter proseguire la gravidanza stessa. Sono soprattutto queste le motivazioni che spingono all’aborto, in special modo per quanto riguarda le extracomunitarie”.Si dovrebbe intervenire, quindi, anche per garantire “la sicurezza del mantenimento del lavoro per queste donne e un supporto di ordine economico”. Un intervento concreto richiederebbe, inoltre, aggiunge il vicepresidente del Mpv, “una collaborazione da parte delle Asl con i Consultori e con quelle realtà di volontariato che hanno, per vecchia costumanza e con professionalità concretizzata, rapporti con le donne stesse tale da poter capire e individuare quando sono le questioni economiche e quando sono altre le motivazioni che spingono una donna a voler interrompere la gravidanza”.A giudizio di Romano, “il reddito per la vita che riguarda la fase dell’allattamento può aiutare, ma non è dirimente per una vera tutela della vita. Occorre, comunque sia, incoraggiare questi timidi, sebbene insufficienti, tentativi che sono promossi”.Politiche fiscali favorevoli alla famiglia. Anche Paolo Gravante considera positiva “l’istituzione del reddito per la vita come pure è un’esperienza positiva il reddito di cittadinanza, ma non sufficiente. “Sono necessari – dice – interventi più ampi di politica familiare. Recentemente, il gruppo consiliare regionale di Alleanza nazionale, anche prendendo spunto dal manifesto del Forum delle associazioni familiari per le elezioni regionali 2005, ha presentato una proposta interessante a favore delle famiglie fondate sul matrimonio: seguiamo, perciò, con attenzione gli sviluppi”.Più in generale, Gravante ritiene che “in Campania per un aiuto concreto alle famiglie si debba partire dalle politiche fiscali vantaggiose per famiglie numerose, da politiche riguardanti la scuola e la difesa della vita. Occorre sedersi attorno ad un tavolo e capire come una politica regionale possa partire dalla famiglia. Un aspetto positivo che registro è la buona disponibilità da parte delle Istituzioni regionali al confronto con associazioni come la nostra”.Impariamo dalla francia. “Il reddito per la vita – afferma, a sua volta, don Pietro Lagnese – è un’iniziativa molto bella, anche in ragione di una politica familiare non sempre molto attenta da parte della Regione Campania, che, invece, stavolta mostra un atteggiamento di sensibilità. Mi sembra che ci sia, in effetti, una nuova attenzione per le politiche familiari in generale in questo momento, anche grazie all’impegno del Forum delle associazioni familiari, che ha lavorato bene in questi anni”.Certo, prosegue don Lagnese, “siamo ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi: la stessa laicissima Francia, rispetto alle politiche familiari, è più avanti rispetto a noi”. Oltre al reddito per la vita, per l’incaricato regionale di pastorale familiare, “occorrerebbe una politica di contributi a favore delle famiglie numerose non solo in Campania ma in tutte le regioni”.(18 gennaio 2006)