ABRUZZO

Ancora non basta

Territorio e immigrati: partecipare alla politica locale? Necessario, ma richiede molti passi avanti

Necessario un riconoscimento pieno. “Il riconoscimento dei diritti degli immigrati di partecipare alla politica locale? Necessario, ma richiede molti passi avanti. Prima di tutto si deve far capire agli stranieri qual è l’importanza del loro voto e poi tale riconoscimento deve essere  pieno, altrimenti si rischia di consegnare loro strumenti poco efficaci”. A pensarla così è don Triestino Lomma, direttore diocesano della Fondazione Migrantes a Pescara. “Non bastano da sole”, a suo parere, le iniziative in campo fino ad ora in Abruzzo.Dalla Consulta regionale per l’immigrazione, all’esperimento recentissimo del consigliere aggiunto immigrato nei comuni di Pescara e dell’Aquila. Il discorso per Lomma è più complesso. “Se si tratta, infatti, di istituti in cui gli immigrati o le associazioni che li rappresentano hanno solo funzioni consultive non si va al cuore del problema. Perciò, per quanto riguarda il voto amministrativo, o si danno agli immigrati tutti i diritti dei cittadini italiani, oppure si rischia di creare soltanto dei palliativi”. Anche a questo si deve, per Lomma, “la scarsa partecipazione all’elezione del consigliere aggiunto registrata a Pescara”. “Il fatto che su 3 mila aventi diritto solo poche centinaia hanno partecipato è emblematico”. Educare alla coscienza politica. L’altra ragione, invece, “è che tra gli stessi immigrati non c’è ancora una chiara coscienza dei problemi politici che li riguardano e del valore che può avere il  loro voto”. “Almeno a Pescara – spiega  Lomma – si nota che gli stranieri tendono a concentrarsi più sui problemi individuali del lavoro e dell’alloggio. Inoltre,  spesso si chiudono nel loro piccolo gruppo etnico e così non si crea una socializzazione ampia, premessa per affrontare un discorso tutti insieme”.È, quindi, necessaria “una comunicazione e una formazione che aiuti gli immigrati a interessarsi ai problemi generali che li toccano come comunità e non come singoli”. “In questo – sostiene Lomma – associazioni come Caritas e Migrates hanno da giocare un importante ruolo, ma devono riuscire ad avviare un discorso di sensibilizzazione politica duraturo nel tempo “. Non sottovalutiamo il diritto di voto. Per Michele Cascavilla, docente di Filosofia e sociologia del diritto all’Università di Chieti e rappresentate locale dell’Unione dei giuristi cattolici, il discorso del voto agli immigrati non è da sottovalutare perché si inserisce in quello più ampio dei diritti umani ed è nodale nel superamento del problema dell’integrazione.”Favorendo i diritti di cittadinanza – spiega –  si favorisce il nucleo fondamentale dei diritti della dignità umana. Viceversa, senza i diritti di cittadinanza, la dignità dell’uomo non può essere mai riconosciuta integralmente”. “Ora – aggiunge Cascavilla – il ritardo delle istituzioni in generale rispetto all’estensione di tali diritti è dovuto principalmente al fatto che l’immigrato, in quanto diverso per cultura, tradizioni e religione, viene percepito come elemento che può creare una frattura sociale nella comunità. Ma così si rischia un circolo vizioso: può darsi che lo straniero non si integri nella comunità di arrivo proprio perché non gli viene riconosciuta la piena cittadinanza”.Una possibile soluzione Cascavilla la intravede “proprio nel riconoscere agli immigrati i fondamentali diritti politici”. “Non c’è altro strumento più efficace se non quello del diritto, perché proprio questo fa sì che tutti, indipendentemente dall’appartenenza culturale, possano vedere rispettata la propria dignità umana. Inoltre, se ci troviamo di fronte a un cittadino che gode pienamente della cittadinanza, e non di fronte ad un apolide, è anche più facile che venga tutelato in altri diritti fondamentali”.————————————————————————————–SchedaIn Abruzzo sono 42.000 mila gli immigrati censiti agli inizi del 2005, secondo il XV Rapporto Caritas/ Migrantes. Su una popolazione totale residente di 1.299.272 persone hanno un’incidenza del 3,3 %: un valore quasi doppio rispetto alla media dell’Italia meridionale. Con i suoi 13.500 immigrati è l’Aquila la provincia in cui si registra il maggior numero di presenze.Segue Teramo con 12.000 immigrati. Infine Chieti (9000) e Pescara (7.000). Sempre la stessa fonte mostra l’incremento degli ultimi anni. Alla fine del 2003 erano 32.873 gli immigrati, a questi si sono aggiunti nuovi ingressi che nel 2004  hanno assunto carattere di stabilità (1.960) e le nascite verificatesi nello stesso periodo (779). Alla crescita del fenomeno è corrisposto, in alcuni comuni, il tentativo di dare rappresentanza politica agli stranieri.Recente è, infatti, la presenza di un consigliere aggiunto immigrato a l’Aquila e a Pescara, rispettivamente ad aprile del 2005 e a dicembre del 2004. A livello di Regione, invece, la nuova legge dell’Abruzzo (n. 46 del dicembre 2004), oltre a prevedere diverse iniziative a tutela degli stranieri regolarmente residenti, ha istituito la Consulta regionale per l’immigrazione che ha sostituito il Comitato regionale per l’immigrazione  e l’emigrazione, previsto già dalla precedente legge regionale.(20 gennaio 2006)