LOMBARDIA
Territorio e immigrati: il voto, un tema sul quale si dovrà riflettere
Meraviglia o convinzione. “Il nodo del voto agli immigrati non è stato ancora affrontato in modo organico dalla nostra Caritas”, spiega don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, “ma, senza dubbio, è un tema sul quale si dovrà riflettere”.Una posizione cui fa eco don Giancarlo Quadri, responsabile della Pastorale dei Migrantes dell’arcidiocesi di Milano, che dice: “La questione si può porre in termini di meraviglia o di convinzione. Meraviglia per la convinzione che coloro che partecipano alla vita di una comunità o di un Paese non possano accedere alla possibilità di votare e convinzione in quanto siamo certi che questo sia un diritto al quale ammettere, almeno per talune categorie, gli immigrati. È ovvio che se si hanno doveri e si contribuisce alla crescita della società si debbano avere anche diritti”.Insomma, i tempi sono maturi? “Senza dubbio credo che, in certe forme, ormai si debba affermarlo. Penso agli immigrati che sono tra noi da molto tempo e che si sono completamente inseriti nel nostro tessuto sociale e occupazionale, come ad esempio gli imprenditori stranieri. Certamente occorre fare dei doverosi ‘distinguo’ perché, come vediamo ogni giorno, l’immigrazione è un fenomeno complesso e non omogeneo”.Da un punto di vista privilegiato come quello dei “Migrantes” si ha la sensazione che ci sia il desiderio di avere rappresentanza politica e amministrativa da parte degli immigrati e ci sono iniziative concrete a tale proposito? “Posso ricordare dichiara don Quadri – che la Pastorale dei Migrantes della diocesi di Milano ha promosso nei mesi scorsi una serie di incontri per sondare le diverse idee su questa realtà e abbiamo sempre registrato con gioia il desiderio della popolazione immigrata di partecipare alla vita pubblica”.La “fotografia”. La situazione in Lombardia, sulla possibilità di ammettere al voto gli immigrati, allo stato attuale, in realtà, non appare essere tra le priorità dell’Agenda politica e amministrativa attraverso cui scendere istituzionalmente in decisioni concrete. La discussione, invece, fin dal 2003, è viva e vede opinioni diametralmente opposte che corrispondono al panorama nazionale.Dopo i ricorrenti dibattiti che si accendono in momenti particolari, la riflessione sembra essere piuttosto demandata a chi, nella Chiesa e in altre associazioni ed enti, si occupa del più ampio orizzonte dell’immigrazione, del lavoro, della povertà, dell’inserimento. A partire dagli immigrati stessi, o da alcuni di loro, meglio inseriti, che hanno, ad esempio, aperto a Milano l’11 gennaio gli “Stati generali degli immigrati” di Milano che si concluderanno in aprile. A promuoverli un imprenditore di origine camerunese, Otto Bitjoka, da 30 anni in Italia, che vuole contattare le 161 nazionalità presenti in città, pur se qualche voce di dissenso si è levata.E per questo tipo di immigrazione ormai “matura”, la richiesta di diritti viene anche dall’evidenza di alcune realtà decisive come quella (il cui dato è fornito dalla Camera di Commercio di Milano) degli immigrati regolari che lavorano tanto, ma guadagnano ancora poco rispetto agli italiani: tra il 21 e il 41% in meno a secondo delle Regioni. E se, in questo contesto, la “forbice” maggiore si registra ancora in Lombardia e Lazio (-41%), risulta evidente che a Milano, come spesso accade in controtendenza rispetto al resto del Paese, sia proprio il reddito pro-capite (20.613 euro, il più alto d’Italia e quasi doppio rispetto a Napoli) a configurarsi come parte integrante di un pacchetto di intese che non può dimenticare il voto.————————————————————————————–SchedaLa Lombardia si conferma, secondo tutti i dati forniti dalle sedi istituzionali locali e ratificati dal “Dossier Statistico Immigrazione 2005-XV Rapporto Caritas e Migrantes”, quale regione italiana con il maggior numero di soggiornanti stranieri, con i suoi 652.563 immigrati, pari al 23,4% del totale. Circa la metà dei migranti si concentra nella provincia di Milano con 308.640 unità, seguita da Brescia (110.786), Bergamo (65.783), a scalare sino a Sondrio, il fanalino di coda, con 4653 persone.L’area di provenienza di maggior rilievo è quella asiatica (35,9%), cui seguono l’africana (23,1%), americana (22,4%) ed europea con il 18,6%. Nella ripartizione di genere, le cittadine donne raggiungono quasi la metà del totale, attestandosi su un 49,3%.Significativo il dato del lavoro e delle povertà, perché particolarmente legato secondo un campione di intervitati milanesi nei primi mesi del 2005 alla questione della possibilità di cittadinanza.E qui le cifre sono allarmanti: per l’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse di Caritas ambrosiana l'”identikit” di coloro che si rivolgono ai Centri di ascolto è soprattutto costituito da stranieri (nel 2003 hanno superato il 73%), provenienti da 115 Paesi del mondo con un “avanzamento” dell’Europa orientale (al primo posto resiste l’Ecuador, ma in costante decremento, seguono Perù, Romania e Ucraina con una crescita degli Ucraini che è stato, nel 2003, dell’8,4%), in grandissima parte extra-comunitari, metà dei quali senza permesso di soggiorno, anche se sta calando la quota degli irregolari grazie all’ultima sanatoria.(20 gennaio 2006)