RASSEGNA DELLE IDEE" "
ETUDES, rivista dei gesuiti di Francia, compie 150 anni” “
Rivista di cultura contemporanea pubblicata dai gesuiti francesi, ¿Études¿ compie 150 anni (1856-2006). Un ¿compleanno¿ che festeggia nel numero di gennaio, tutto dedicato al tema dell’¿esistere¿. ¿150 anni di dibattiti ideologici, di progressi tecnici e scientifici, ma anche di conflitti multipli¿, scrive nell’editoriale il redattore capo, padre PIERRE DE CHARENTENAY, sottolineando che ¿obiettivo della celebrazione di questo compleanno è indicare il cammino percorso per orientarsi meglio nel futuro¿. Fondata nel 1856 da padre Ivan Gagarin per l’apostolato dei russi, ¿Études¿ è stata in tempi brevi ripresa con un obiettivo più ampio dai gesuiti francesi. Soppressa due volte nel XIX secolo, e poi di nuovo durante la seconda guerra mondiale, dal 1974 ha conosciuto una nuova apertura al dialogo con il mondo. Con una tiratura di 15mila copie e oltre 11mila abbonati, ¿Études¿, si legge ancora nell’editoriale, ¿rimane tuttora un luogo di significativo dibattito sui sistemi ideologici, le ingiustizie, le nostre rappresentazioni collettive¿. (Info: www.revue-etudes.com).” “” “UN COMPITO APPASSIONANTE. ¿Il futuro si preannuncia pieno di pericoli – osserva ancora padre de Charentenay -. Immensi i cantieri davanti a noi: giustizia a livello internazionale, ecumenismo e dialogo interreligioso, in particolare con l’islam, individualismo e democrazia, pace internazionale e all’interno del nostro Paese, attenzione all’ecologia e ai mutamenti climatici, terrorismo¿¿. Compito ¿difficile ma appassionante¿ della rivista è allora ¿osservare senza sosta l’era postmoderna per sottolineare le opportunità che essa offre¿ e, al tempo stesso, ¿non esitare a denunciare incertezze, confusioni mentali e pretese di una libertà che ha smarrito il proprio significato, o di una falsa modernità eretta a dogma¿. ” “” “LA GRANDE INQUIETUDINE. Un’epoca, l’attuale, che per JEAN-CLAUDE GUILLEBAUD ¿è abitata da una particolare inquietudine, che si potrebbe dire ontologica¿ e ¿non ha nulla a che vedere con la paura del terrorismo internazionale, dei mutamenti climatici, della delinquenza¿ perché, sottolinea Guillebaud, ¿ha radici molto più profonde¿. ¿Il nuovo mondo¿, frutto dei recenti ¿mutamenti antropologici¿, rimane ¿in gran parte indecifrabile. Un enigma che tormenta l’immaginario collettivo¿ e fa ¿affiorare in ciascuno di noi l’idea di apocalisse. Nel suo duplice significato di distruzione e rivelazione¿. Per il giornalista ¿stiamo vivendo una delle grandi fratture storiche che, come la caduta dell’impero romano, il rinascimento, la rivoluzione industriale, hanno partorito un mondo nuovo. Un vortice planetario che travolge le nostre rappresentazioni della modernità e di cui stentiamo ad afferrare il senso¿.” “” “LE REGOLE DEL GIOCO. ¿Tutto dipende dall’idea che si ha del sistema internazionale. Se si è convinti che ciò che conta sia la forza degli Stati, allora l’Europa non conta nulla. Se si ritiene, viceversa, che siano più importanti i valori, le idee, i movimenti d’opinione¿, appariranno evidenti ¿le opportunità¿ del vecchio continente. Per ZAKI LAIDI, ricercatore al Ceri (Centro studi e ricerche internazionali), ¿oggi le grandi questioni mondiali non possono essere più regolate dalla sola forza¿, e ne è prova l’Iraq. Tuttavia, osserva Laidi, non è chiaro se ¿stiamo andando verso un mondo organizzato e regolato dalle norme – secondo il progetto europeo -, o assistiamo al ritorno della realpolitik con l’aumento del potere di Cina, India e Russia¿. ¿Questa è la vera questione: gli europei scommettono sul sistema delle regole – prosegue -, ma non sono sicuro che gli altri grandi Stati condividano questa visione del mondo¿. ¿I cinesi, ad esempio, vogliono entrare nella ‘corte dei grandi’ non per far prevalere le norme, ma per difendere i propri interessi¿. All’Europa, conclude Laidi, il compito di ¿tentare di convincere gli altri ad entrare in un gioco regolato da norme valide per tutti, compresi i più potenti¿. ” “” “VIVERE IN PALESTINA. ¿Nessuna donna israeliana, nessuna madre, dopo avere accompagnato a scuola il proprio figlio, è sicura di rivederlo la sera: è sufficiente infatti che egli prenda lo stesso bus di un palestinese candidato al suicidio, o che attraversi il mercato di una qualsiasi città israeliana contemporaneamente a una delle brigate di Al Aqsa, per non fare più ritorno a casa¿ osserva ANTOINE SFEIR, esperto di mondo islamico. Ma anche la madre palestinese soffre: ¿Pubblicamente – è la testimonianza di Sfeir – si dice fiera di suo figlio, ma quando si ritrova sola, nella sua casa, finiti i discorsi ufficiali, è una donna distrutta che ripete tra le lacrime: ‘Me l’hanno preso senza nemmeno chiedermi se ero d’accordo’¿. Per il giornalista, ¿secondo un sondaggio, soltanto una minoranza della società palestinese si dice favorevole agli attentati suicidi commessi in Israele¿. Più ostile l’atteggiamento nei confronti dei coloni, ¿meno di 200mila in Cisgiordania, ma ben armati, spesso arroganti, sempre provocatori¿¿.” ” “”