EMILIA ROMAGNA

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Territorio e immigrati: un utile strumento per favorire la partecipazione alla vita politica

Poca comunicazione. “Le Consulte sono un utile strumento per favorire la partecipazione degli immigrati alla vita politica, ma non devono essere composte soltanto da stranieri”. È il pensiero di Allamine Fazari, presidente della Consulta comunale di Cesena e consigliere aggiunto nel Consiglio comunale. I 17 membri rappresentano le diverse terre di provenienza; Fazari lamenta, però, la mancanza di comunicazione tra italiani e stranieri.”Servirebbe – spiega – un organismo dove italiani e stranieri possano lavorare insieme, per capire gli uni i problemi degli altri”. Tuttavia, “bisogna considerare che si tratta di una struttura recente (termina in questi mesi il mandato della prima Consulta, ndr), e col tempo potrà senz’altro migliorare. Ma serve una campagna d’informazione per far capire ai nostri connazionali che cos’è e quali poteri ha la Consulta”. La logica della coabitazione. Proprio nell’ottica di una “coabitazione” tra italiani e immigrati si muove invece la Consulta regionale, “organismo misto – precisa l’assessore alle politiche sociali e per l’immigrazione Anna Maria Dapporto – composto da rappresentanti degli stranieri e da istituzioni e associazioni che si occupano d’immigrazione”.Essa, prosegue, “si esprimerà sugli atti più significativi in materia d’integrazione sociale”, ma “ha anche il compito di stimolare la nascita di analoghe iniziative in comuni e province: organismi misti, dove italiani e stranieri possano incontrarsi e parlare tra di loro”. Infine, sul diritto di voto “come previsto dal nuovo Statuto regionale, l’Emilia Romagna continuerà ad operare per arrivare alla concessione del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri prima delle scadenze elettorali del 2009 e 2010″, dichiara Dapporto.”Ma oggi, degli oltre 280 mila immigrati in regione, quanti sanno dell’esistenza della Consulta?”. È la domanda che si pone Andrea Stuppini, responsabile del Servizio regionale politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale, spiegando perché si è scelto di istituire un organo di secondo livello. “I 18 stranieri membri della Consulta rappresentano in ugual misura le 9 province, e per quanto possibile si è cercato anche di mantenere un’alternanza tra uomini e donne. Sono stati indicati dalle singole province, perché per un’elezione a suffragio universale era difficile raggiungere tutti gli immigrati, e ancor più difficile farli venire a votare”. Ora questo compito di sensibilizzazione lo svolgono proprio i membri della Consulta regionale, ai quali è stato chiesto “di mantenere uno stretto legame col territorio”.Una palestra di democrazia. Padre Gianromano Gnesotto, presidente regionale di Caritas/Migrantes, loda “tutte le forme di partecipazione degli immigrati alla vita del luogo in cui si trovano”: anche se non hanno valore deliberativo, sono comunque una “palestra” dove “gli stranieri si abituano a entrare in meccanismi politici democratici che molti di loro non hanno mai sperimentato”.Inoltre, “le realtà locali che organizzano questi tavoli dimostrano una sensibilità particolare nei confronti delle esigenze degli immigrati”. Riguardo al voto alle amministrative, Gnesotto è scettico, perché “sono già otto anni che se ne parla: tutti sono d’accordo, ma non si vedono risultati”. Tuttavia occorre un rapido riconoscimento di questo diritto se si vuole una piena integrazione, poiché, conclude, “i diritti vanno presi in blocco, e non possono essere selezionati se riguardano un immigrato”.————————————————————————————–SchedaIn Emilia Romagna la popolazione straniera registra 284.459 presenze su poco più di 4 milioni di residenti, con un’incidenza percentuale (6,9%) seconda solo al Lazio. Le cifre sono pressappoco raddoppiate negli ultimi 4 anni – nel 2001 si contavano 140.269 immigrati – e quintuplicate nel decennio 1995-2004 (fonte: Caritas/Migrantes, Dossier statistico immigrazione 2005).Riguardo alla nazionalità degli immigrati, in testa c’è il Marocco, seguito da Albania, Tunisia, Romania, Cina e Ucraina. La regione ha maturato da anni una sensibilità specifica in merito alla loro partecipazione alla vita pubblica: nel 1994 a Nonantola (Modena) fu istituito il primo consigliere comunale aggiunto; attualmente si hanno consulte comunali a Cesena, Forlì, Modena e Ravenna, oltre che in numerosi centri minori.Nel maggio 2002 a Rimini si sono tenute le elezioni per una Consulta di livello provinciale – primo caso in Italia –, mentre la Regione ha istituito una Consulta regionale con L.R. 5/2004.Il nuovo Statuto regionale (approvato con L.R. 13/2005) menziona tra gli obiettivi dell’azione istituzionale “il diritto di voto degli immigrati residenti” (art. 2). Impugnato dal Consiglio dei ministri, la Corte costituzionale con sentenza 379/2004 ha dichiarato inammissibile il ricorso.Vi sono inoltre comuni, come Cesena, Forlì, Modena e Bologna, che hanno operato per permettere agli immigrati residenti di votare alle elezioni circoscrizionali, ma la questione, per il momento, si è arenata a seguito del parere contrario emesso dal Consiglio di Stato lo scorso luglio.(20 gennaio 2006)