PIEMONTE
Territorio e immigrati: il problema del voto di fatto resta aperto
Il comune di torino non molla la presa sul voto agli immigrati per le elezioni circoscrizionali. La giustizia amministrativa, d’altronde, sembra dargli fiducia: il 15 dicembre scorso, il Tar del Piemonte ha respinto un ricorso presentato da Alleanza nazionale contro la delibera del Consiglio comunale del capoluogo che il 22 luglio scorso aveva modificato lo Statuto comunale e aperto le porte dell’elettorato (attivo e passivo, ma limitatamente alle circoscrizioni) agli extracomunitari residenti a Torino da almeno sei anni.Difficilmente la primavera prossima i 16.795 maggiorenni stranieri residenti da almeno sei anni sotto la Mole (su una popolazione totale di 67mila persone) potranno andare alle urne insieme agli italiani per il rinnovo dei dieci consigli circoscrizionali (oltre che per il consiglio comunale, ovviamente), ma il problema di fatto resta aperto. Perché in occasione dell’audace mossa del Comune di Torino si erano dichiarate pronte a fare altrettanto altre amministrazioni di capoluoghi importanti (da Genova a Venezia, ad Ancona) e soprattutto perché il problema giuridico di competenza rimane di fatto aperto.E la sentenza del Tribunale amministrativo del Piemonte, che ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso promosso per ottenere l’annullamento della delibera del Consiglio Comunale, ha avuto l’effetto di riaccendere i riflettori sulla questione.Il presente e il futuro. In materia, il Piemonte fino a oggi se l’è cavata con qualche consulta degli stranieri è il caso, ad esempio, di quella di Fossano (Cuneo) o di quella torinese, istituita nel 1995 ma inattiva da tempo e da una manciata di consiglieri aggiunti, peraltro in nessun comune capoluogo. Uno dei casi più recenti e significativi è quello di Ivrea, che con la delibera n. 39 del 28 giugno 2004 ha modificato il proprio statuto e ha istituito la figura del consigliere aggiunto.Il quadro, comunque, è in continua evoluzione. Perché se a Torino l’ipotesi del voto nei quartieri ha, comunque, creato qualche frattura a Mirafiori, ad esempio, una maggioranza analoga a quella del consiglio comunale non ha raggiunto un’intesa sul punto si è messa in moto una macchina che difficilmente potrà arrestarsi.Sempre sotto la Mole, in marzo era già nato “Insieme per l’Italia”, il primo partito degli stranieri ormai “italianizzati”, mentre la fibrillazione estiva ha immediatamente contagiato le comunità cittadine: tra i 4.780 marocchini, il gruppo più numeroso, si erano già individuati i candidati per le circoscrizioni, mentre i 1.800 rumeni avevano già messo mano ad un possibile programma elettorale, con il tema della sicurezza in testa.Le voci. “In Piemonte commenta don Fredo Olivero, responsabile regionale per la pastorale dei Migranti la presenza degli immigrati è matura, è giunto il momento di dare loro fiducia attraverso il voto. Anche perché ormai la maggior parte degli stranieri arriva da Paesi in cui i meccanismi democratici sono ben oliati, dalla Romania alla Polonia: abbiamo a che fare con persone responsabili, che sanno cosa significa vincere o perdere le elezioni”.”A Torino è stata imbastita un’operazione interessante prosegue che seguiremo con attenzione; anche se per il momento il voto per le circoscrizioni resta sospeso, un risultato l’abbiamo ottenuto: verrà valorizzata la consulta degli stranieri, che in quindici anni di vita ha attraversato alti e bassi”. E proprio a proposito di consulte, don Olivero ricorda come “si tratti di uno strumento valido, a patto che siano organi veri, capaci di rappresentare le comunità presenti sul territorio e messi in grado di dire la propria”.————————————————————————————–SchedaHanno superato quota 200mila gli extracomunitari in Piemonte. Le cifre più aggiornate, elaborate dalla Caritas e riferite ai primi mesi del 2005, stimano la presenza straniera in 217.846 unità, oltre 50mila in più rispetto alla fine del 2003, quando si era raggiunta quota 167.615 (erano 107.970 nel 2002, prima della sanatoria innescata dalla legge Bossi-Fini).Più della metà della popolazione è concentrata tra Torino e provincia, dove le ultime stime raggiungono le 116.130 persone residenti, di cui oltre 71.444 all’interno del capoluogo. Seguono a distanza il cuneese (29.305 persone), alessandrino (18.908) e novarese (18.791).La quota dei minori è pari al 19,5%: 42.542 su un totale di 217.846 stranieri; nel corso del 2004 si calcola che i nuovi nati in Piemonte da genitori non italiani siano stati 4.210. Tra le diverse comunità, il primato spetta ai rumeni (il 22,8% del totale), seguiti da marocchini (19,6) e albanesi (13).Le cifre del Comune di Torino aggiornate al mese di ottobre – parlano di 71.444 cittadini extracomunitari residenti in città, su una popolazione che sfiora le 900mila unità. Ma le cifre dell’integrazione sono altrove: una recente indagine condotta dalla Camera di commercio subalpina ha mostrato per esempio che tra il 1998 e il 2004 il numero degli imprenditori non comunitari a Torino e provincia è aumentato di oltre sette volte, passando dai 757 di inizio ’98 (pari allo 0,66% delle ditte individuali in provincia di Torino) ai 5.420 del 2004 (il 4,42 per cento).Non solo: le imprese straniere nate nel corso dei sei anni, con una capacità di sopravvivenza pari all’80% del totale, si sono rivelate addirittura più solide di quelle italiane, che hanno tagliato il traguardo del sesto anno solo nel 70% dei casi.(20 gennaio 2006)