LAZIO

Questione seria

Territorio e immigrati: il diritto al voto “è un problema sia politico-culturale sia giuridico”

Favorire l’integrazione. “Quello del diritto di voto agli immigrati è un problema sia politico-culturale che giuridico”, afferma Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa (Libera Università Maria SS Assunta) e ordinario di Diritto ecclesiastico e Diritto canonico. In relazione al primo aspetto, il rettore sottolinea come “sia necessario muoversi verso un riconoscimento dell’elettorato attivo e passivo, perché favorisce l’integrazione degli stranieri, oltre che essere un modo per rendere fruibili libertà e diritti garantiti nel nostro ordinamento”.Non solo, questo riconoscimento risponde anche ad esigenze di “giustizia sostanziale”: “Se un immigrato ha un’attività lavorativa e paga le tasse – spiega – deve avere anche diritto, soprattutto a livello locale, ad intervenire per determinare le linee politiche che lo riguardano”. Dal punto di vista giuridico “l’articolo 48 della Costituzione pone la cittadinanza come requisito per essere elettori. Ciò è un limite al conferimento del diritto di voto agli immigrati.L’Italia ha firmato la Convezione di Strasburgo con riserva, escludendo l’applicazione proprio della parte che prevede il conferimento dei diritti elettorali a livello locale agli stranieri in ragione della norma costituzionale. Questo limite si può superare dando attuazione alla Convenzione con una modifica del principio della Carta costituzionale con le procedure rinforzate prescritte”.Circa i provvedimenti adottati dal Comune di Roma, il rettore si è detto favorevole: “Sono stato, quando era sindaco Francesco Rutelli – ricorda – il primo firmatario della proposta di iniziativa consiliare che prevedeva l’istituzione dei consiglieri aggiunti e che poi passò come modifica allo Statuto. Si tratta di iniziative che ritengo utili perché rendono possibile una migliore conoscenza da parte dell’amministrazione della situazione degli immigrati e creano un rapporto stabile tra le rappresentanze democratiche elette degli stranieri e l’ente locale per comprendere ed accettare esigenze e valori diversi”.Si può fare di più. Sono “tardive e insufficienti” le iniziative adottate dal Comune di Roma per l’integrazione degli stranieri secondo Lê Quyên Ngô Dình, responsabile dell’area immigrati della Caritas diocesana. “La questione dei consiglieri aggiunti – afferma la responsabile – era già stata sollevata oltre dieci anni fa: allora poteva rappresentare un’iniziativa di una certa dignità, oggi invece è una risposta insufficiente alle esigenze degli immigrati”.Questo perché, come spiega Lê Quyên Ngô Dình, il fenomeno ha raggiunto “un carattere marcatamente stanziale e vede coinvolto un numero sempre maggiore di persone impegnate a vari livelli nella vita economica e culturale della società italiana. Si tratta – aggiunge – di una risposta insufficiente soprattutto in una città come Roma, che è una capitale in tutti i sensi, anche per la presenza di cittadini stranieri di varie categorie: studenti, rifugiati, diplomatici, religiosi, oltre che immigrati economici”.Favorevole invece al voto amministrativo: “Si tratta però di capire da cosa renderne dipendente l’acquisizione”. Escludere gli immigrati da questo diritto, secondo la responsabile, “fa male sia a loro, che alla società stessa”. “È necessario affrontare seriamente la questione del diritto di voto – afferma Lê Quyên Ngô Dình – e proprio il Comune di Roma potrebbe farsi promotore di un’iniziativa politica in questa direzione, che sicuramente avrebbe un impatto nazionale. Si tratta di un problema di responsabilità condivise e non di un atto di assistenzialismo o di propaganda”.————————————————————————————–Scheda Sono 389.920 gli stranieri che nel Lazio hanno il permesso di soggiorno, pari al 7,4% della popolazione totale che è di oltre 5 milioni. La maggioranza degli immigrati, secondo i dati del dossier statistico immigrazione della Caritas di Roma e della Fondazione Migrantes, si trova nella capitale (340.554), di questi circa 50mila sono sacerdoti o religiosi cattolici.Notevole l’incidenza degli immigrati nella popolazione scolastica: 23.078 (36%) nel Lazio, di cui 17.872 (4,2%) a Roma. Superiore tra gli immigrati il numero delle donne (52,6%); gli europei sono quelli più rappresentati (38,3%), gli altri provengono quasi in uguale misura dall’Africa (15,8%) e dall’America (14,8%) e in modo più consistente dall’Asia (29,9%).Di fronte a questa situazione, l’amministrazione comunale capitolina già nel suo Statuto ha adottato provvedimenti per l’integrazione. Agli articoli 20 e 28 stabilisce l’elezione di 4 consiglieri aggiunti nel Consiglio comunale, con diritto di parola ma non di voto, e di un consigliere aggiunto per ciascun Municipio.Sulla stessa linea, il Consiglio comunale ha approvato una delibera (n. 66 del 6 giugno 2002) sugli “orientamenti ed indirizzi per l’attuazione della politica riguardante la multietnicità nella città di Roma”, con l’obiettivo di rendere la capitale “una realtà interetnica” e di riconoscere agli stranieri “in modo assolutamente egualitario il complesso dei diritti e dei doveri contemplati dal nostro ordinamento democratico”.Sono poi state istituite la Consulta cittadina per la rappresentanza delle comunità straniere nella città di Roma (delibera 191 del 14 ottobre 2003 del Consiglio comunale) e la Commissione consiliare speciale per il diritto di voto agli stranieri (delibera 234 del 17 novembre 2003 del Consiglio comunale).(20 gennaio 2006)