Le valutazioni sulla neocancelliera Angela Merkel e sui problemi del Paese continuano ad occupare lo spazio dei giornali tedeschi. Così scrive Nikolaus Blome su Die Welt (18/01): ¿Mentre la cancelliera si culla negli allori all’estero, a casa una vibrazione spiacevole agita la coalizione. La Spd litiga con decisioni comuni nella politica della famiglia; l’Unione non vuole accettare che in materia di denuclearizzazione dopo le elezioni non è andata come voleva. Il mélange viene condita da risultati di sondaggi probabilmente negativi per i socialdemocratici e probabilmente positivi per l’Unione. La cosa pericolosa dei litigi è soprattutto la confusione che generano. Anche i litigi vanno diversamente in una grande coalizione. E bisogna fare pratica su questo¿. E sullo stesso quotidiano, il professore di economia dell’università di Friburgo Guy Kirsch, commenta: ¿La ‘ragazza di Kohl’ è diventata una vera cancelliera. La sorpresa, persino l’ammirazione sono giustificate. Ma il rispetto nei confronti dei successi di Merkel non devono sviare dai rischi che minacciano il suo incarico. Da questo cancellierato si chiede quasi l’impossibile. Da un lato, Merkel deve essere responsabile della soluzione dei problemi ormai noti a tutti: da un lato il risanamento del bilancio, la lotta alla disoccupazione, la riforma del mercato del lavoro e dei sistemi previdenziali. Dall’altro, deve anche liberare l’accesso alle speranze e alle paure inconsce dei cittadini, aprendo la strada a quella libertà che deve essere osata. Dunque, la cancelliera deve affrontare e gestire quelle sfide, che rimangono aperte davanti agli occhi di tutti; e come donna di Stato, deve aiutare a superare quelle paure e inibizioni nevrotiche, quelle fantasie puerili di assistenza e quei dubbi che impediscono attualmente a molti tedeschi a prendere la loro vita nelle proprie mani. Da un lato contribuire a che il singolo cittadino possa osare nuovamente più libertà. Dall’altro, i tedeschi devono imparare a voler osare la libertà. Ma è dubbio se sia possibile che una sola politica possa svolgere entrambi i ruoli. È opportuno dubitarne¿.” “Il quotidiano cattolico francese La Croix (19/01) richiama l’attenzione sulle ¿tragiche divisioni¿ tra cristiani, specialmente nell’Europa allargata, mentre si celebra la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani definita ¿un appuntamento inevitabile per i cristiani¿. ¿Persino in Francia – scrive Nicolas Seneze – e senza la pretesa di essere esaustivi, la Conferenza episcopale ha censito 159 iniziative nelle differenti diocesi: veglie di preghiera, celebrazioni ecumeniche, conferenze … Un significativo numero di testimonianze che ricordano come l’ecumenismo non sia solamente presente negli scambi teologici di alto livello, ma che esiste anche un ecumenismo ‘dal basso’¿. Ricordando come la Settimana per l’unità dei cristiani sia stata preparata quest’anno, su mandato dal Vaticano, dai cristiani irlandesi, Seneze afferma che ¿la divisione dei cristiani proprio gli irlandesi la conoscono bene¿. Aggiunge anzi che, riferendosi ai conflitti tra cattolici e protestanti in quel paese, ¿appare angosciante constatare che questi conflitti testimoniano le tragiche divisioni tra cristiani¿. Tuttavia ci sono anche segni di speranza – nota il giornale cattolico – ¿come nel caso del Sinodo della Chiesa presbiteriana che ha pubblicamente sostenuto una parrocchia cattolica vittima di un attentato e la cui dichiarazione fu letta durante tutte le celebrazioni domenicali nella stessa parrocchia¿.” “Su The Catholic Herald (13/01) si dedica grande attenzione in prima pagina a un tema ¿europeo¿. Il titolo a tutta pagina è infatti ¿L’Europa Unita minaccia il diritto dei Cattolici di rifiutarsi di prendere parte agli aborti¿. Come spiega Freddy Gray, autore del servizio, ¿i legislatori dell’Europa Unita hanno attaccato le bozze di un concordato tra la Santa Sede e la Slovacchia che vorrebbe assicurare ai cattolici il diritto di rifiutarsi di partecipare agli aborti¿. ¿I politici cattolici e i sostenitori dei movimenti pro-life hanno espresso sdegno alla notizia – prosegue l’articolo – accusando la Commissione europea di voler imporre la sua ‘agenda secolarista’ ad uno Stato nuovo membro dell’Ue che ha il 70 per cento della sua popolazione di fede cattolica¿. ¿Si tratta di un attacco deliberato per polarizzare la società slovacca e rappresenta una espressione di intolleranza verso le religioni e le chiese¿, afferma il testo, che ricorda che ¿la campagna contro la bozza di concordato è stata coordinata da un gruppo di filo-abortisti che affermano di essere cattolici, benché siano stati ripetutamente denunciati dai leader della Chiesa locale¿.———————————————————————————————————–” “Sir Europa (Italiano)” “N.ro assoluto : 1444” “N.ro relativo : 04” “Data pubblicazione : 20/01/2006 “”