MARCHE
Territorio e immigrati: il diritto di voto, "una battaglia giusta da combattere”
Una giusta battaglia. Il sindaco di Ancona e presidente della commissione Immigrazione dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Fabio Sturani ritiene che quella sul diritto di voto “è una battaglia giusta da combattere, e dal mio punto di vista mi sento più sindaco se rappresento tutta la comunità, compresi quei residenti non italiani che lavorano e vivono da diversi anni sul territorio. L’ultima modifica che abbiamo fatto dello Statuto, a settembre, permette agli immigrati di votare anche per il Consiglio comunale nelle prossime elezioni, che si terranno a primavera del 2006. Il ministero dell’Interno ha avviato una procedura di annullamento di queste modifiche, ma noi faremo ricorso al Tar”.Nsima Anderson Udo-Umoren, consigliere straniero aggiunto della provincia di Ancona, ha presentato due progetti di legge, nel 2001 e nel 2003, per il diritto di voto agli immigrati, che abbiano la ottenuto la carta di soggiorno.”Gran parte degli immigrati dice il consigliere sono ben inseriti nel tessuto sociale. Queste persone contribuiscono con il loro lavoro e con il pagamento delle tasse allo sviluppo economico ed anche sociale del territorio. Sono dunque una risorsa e il diritto di voto costituisce una condizione fondamentale per l’integrazione”.Sì al voto amministrativo. “Se il cittadino è colui che contribuisce alla ricchezza del luogo dove abita perché lo straniero che da alcuni anni risiede sul territorio non dovrebbe decidere sulla politica locale?”. Emmanuele Pavolini del Dipartimento Scienze sociali dell’Università politecnica delle Marche giudica del tutto ragionevole che gli immigrati votino alle amministrative: “Molti immigrati, ormai, vengono direttamente nelle Marche, e pensano di restare: votare è anche un modo per rinsaldare la loro identità”.Per padre Gianni Borin, missionario scalabriniano di Loreto, “uno dei fattori determinanti per la partecipazione positiva dell’immigrato nel paese di accoglimento è il diritto di voto amministrativo. Parlare di diritti vuol dire parlare di città e di comuni come luoghi d’integrazione e non di relegazione etnica degli immigrati (con le potenziali conseguenze esplosive, vedi la situazione recente di Parigi), vuol dire riconoscere bisogni sociali, educativi, economici, sanitari, culturali, ma anche diritti civili e politici.Ma dirò di più. Sono d’accordo con chi propone di estendere la cittadinanza europea a tutti i residenti, indipendentemente dalla loro nazionalità. La Costituzione della Ue stabilisce infatti che è cittadino dell’Unione chiunque abbia la nazionalità di uno stato membro. Si esclude, in pratica, dalla cittadinanza dell’Ue tra 15 e 20 milioni di cittadini di Paesi Terzi, che pure vivono, abitano e lavorano in Europa”. Per un paese civile. “Il diritto di voto per gli stranieri residenti da un numero sufficiente di anni osserva Fabio Corradini, coordinatore regionale dei Patronati Acli è un diritto da paese civile. Una volta ottenuta la Carta di soggiorno (con l’attuale legge ci vogliono sei anni) l’immigrato dovrebbe partecipare alle elezioni locali, è un riconoscimento importante dello status di cittadino”.Secondo l’esperienza di Daniel Amanze, presidente dell’Associazione centro servizio immigrati Marche (Acsim), “vale la pena estendere il diritto di voto agli stranieri che sono in Italia da almeno cinque anni. Gli stranieri possono essere non solo una risorsa economica ma anche sociale.Insieme ai diritti sono disposti ad assumersi anche i doveri di cittadini: se partecipassero alle amministrative sia come elettori che come candidati, si interesserebbero dei problemi comuni e non solo dei propri. Oggi accade che i consiglieri aggiunti spesso guardino solo alla propria comunità etnica di provenienza e poi, diciamo la verità, possono fare ben poco: non avendo il diritto di voto lavorano più che altro su decisioni prese da altri”.————————————————————————————–SchedaMolti i consiglieri aggiunti e le consulte per gli immigrati nelle Marche, ma Ancona è l’unico comune che ha cambiato lo Statuto per dare diritto di voto agli immigrati. Il comune di Ancona, nelle Marche, è insieme a quello di Genova, impegnato sul nuovo fronte dell’immigrazione, quello del diritto di voto in ambito amministrativo.Dopo due modifiche dello Statuto comunale è stato infatti concesso agli stranieri non comunitari, residenti da almeno sei anni in Italia, di cui tre nel comune dorico, il diritto di voto attivo e passivo nell’ambito delle elezioni del Consiglio di circoscrizione e di quello comunale. Nel resto della Regione vengono eletti i Consiglieri stranieri aggiunti, senza diritto di voto, nelle province di Ascoli Piceno e Ancona e in diversi comuni.Alcune amministrazioni comunali hanno attivato le Consulte per gli immigrati; un analogo organismo esiste anche a livello regionale. Nel nuovo Statuto regionale, varato da pochi mesi, si parla solo genericamente, nell’articolo 3, di “uguaglianza dei cittadini e ripudio di ogni forma di discriminazione”, senza far cenno a eventuali diritti di voto. Il problema dell’integrazione si pone da quando nelle Marche le dimensioni del fenomeno migratorio hanno raggiunto proporzioni notevoli.Nel 2000 il tasso di densità della popolazione immigrata era del 2,5%: nel 2004 è arrivato, secondo i dati del Dossier Caritas, al 5,7%, pari a 86.240 stranieri residenti. Il 56% degli immigrati sono europei, di questi il 50,1 % proviene dal Centro e Ovest dell’Europa (Romania, Albania, Macedonia), mentre un 20% proviene dall’Africa, e particolarmente dal Marocco.(20 gennaio 2006)