ENCICLICA" "

Il centro della fede” “

“Deus caritas est” è dedicata ad esprimere il centro della fede cristiana: l’immagine di Dio, la conseguente immagine dell’uomo e la qualità del suo cammino, sotto il segno dell’amore. “Nella mia prima enciclica – dichiara Benedetto XVI – desidero parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri” (1). Le parole del Papa – afferma il teologo Marco Doldi in questa sintesi – risuonano in un mondo in cui, al nome di Dio, è a volte collegata la vendetta, il dovere dell’odio e della violenza. 1a PARTE – l’unità dell’amore nella Creazione e nella storia della Salvezza. L’esperienza di amare è profondamente radicata nel cuore dell’uomo creato ad immagine del Dio Carità. Ecco perché già gli antichi hanno investigato il cuore dell’uomo, consapevoli che “tra l’amore e il Divino esiste qualche relazione” (5) e che amare è un traguardo e non consiste semplicemente nel lasciarsi sopraffare dall’istinto. L’umanità ha compiuto un reale cammino di maturazione, che ha comportato una lenta, ma esigente purificazione per giungere alla cura dell’altro. Due termini ne sono testimonianza: eros ed agape; si sbaglia se si vuole contrapporli, perché, in fondo, l’amore è un’unica realtà anche se, a volte, si accentua un aspetto piuttosto che un altro. Il desiderio bramoso dell’altro, che può rendere felice, dovrà trasformarsi in preoccupazione per l’altro; così, “chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono” (7). La fede biblica ha portato una forte novità: quel Dio che è l’Autore dell’intera realtà è l’Amore; Dio ama l’uomo e tra tutti i popoli sceglie Israele per amarlo e, attraverso lui, guarire tutta l’umanità: “Questo suo amore può essere qualificato senz’altro come eros, che tuttavia è anche totalmente agape: amore gratuito, amore che perdona. L’immagine divina è comunicata nell’uomo, cosi che Adamo fece inizialmente esperienza della solitudine, che lo portò ad uscire dal suo nucleo per cercare la donna e diventare con lei una sola carne. “L’eros è come radicato nella natura stessa dell’uomo e (…) rimanda l’uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività” (11). All’immagine del Dio monoteistico corrisponde l’immagine del matrimonio monogamico. La pienezza di significato sull’amore giunge con Gesù Cristo: in Lui Dio stesso insegue la pecorella smarrita, l’umanità sofferente e perduta; nella Sua morte in Croce si rivela l’Essere imprevedibile di Dio, che viene incontro all’uomo per rialzarlo e salvarlo. In Gesù Cristo, amore per Dio e per il prossimo divengono possibili ed uniti definitivamente; se nessuno ha mai visto Dio in Se stesso, tuttavia Egli si è fatto conoscere nella storia d’amore che è la Bibbia. Anche nel tempo, ancora oggi, Dio ci viene incontro in modo nuovo, ci ama, ci fa vedere e sperimentare il suo amore. Da questa esperienza con Dio scaturisce la decisione di amare l’altro. (18). 2ª PARTE – Caritas. L’esercizio dell’amore da parte della Chiesa. “L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale” (20). La Chiesa deve praticare l’amore a tutti i suoi livelli: dalla dimensione universale sino a quella particolare, sino alla comunità locale. Ora, la coscienza di tale compito ha sempre spinto ad organizzarsi per offrire un servizio comunitario ordinato; dai tempi degli Atti degli Apostoli ai nostri giorni l’esercizio della carità è stato oggetto di attenzione e di cura, al punto da porsi come ambito ecclesiale essenziale (diakonia), accanto all’annuncio della Parola (kerygma-martyria)e all’amministrazione dei Sacramenti (leiturghia). La Chiesa ha coscienza di essere la famiglia di Dio nel mondo: “in questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario. Al contempo, però, la caritas-agape travalica le frontiere della Chiesa” (25), indicando l’universalità dell’amore. L’impegno per la carità non sminuisce quello per la giustizia: se molte volte i discepoli di Cristo devono farsi carico di disagi urgenti, è bene che, contemporaneamente, si adoperino per risolvere le cause delle povertà morali e materiali, secondo gli indirizzi della dottrina sociale cattolica. Questa insegna che le realtà temporali hanno la loro autonomia e, pertanto, il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica; ma attesta anche di voler “contribuire alla purificazione della ragione e recare il proprio aiuto per far sì che ciò che è giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi anche realizzato” (28). Benedetto XVI assegna molta importanza alla dottrina sociale, riconoscendole il compito remoto di formare le coscienze, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili. “Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è, invece, proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica” (29).