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I capi di Stato e di governo dei Paesi membri, che si riuniranno il 23 e il 24 marzo prossimo nel Consiglio europeo di primavera, dedicheranno certamente i loro incontri ai problemi dello sviluppo economico-sociale dell’Unione e alle politiche idonee a risolverli. Le consultazioni hanno per oggetto – sin dal 2000 – la cosiddetta strategia di Lisbona, con la quale si intende far fronte alla sfida della globalizzazione perseguendo l’obiettivo di combattere la disoccupazione e la fase di debole crescita dei Paesi Ue. Purtroppo, nella prima metà del periodo previsto per l’implementazione della strategia (2000 – 2010), i capi di Stato e di governo non sono riusciti, per la maggior parte, a far seguire alle parole i fatti. Essi non hanno attuato in ambito nazionale quanto promesso nel corso del vertice europeo, né sono riusciti a mobilitare i cittadini e gli attori socio-economici del proprio Paese, vale a dire le organizzazioni della società civile e i partner sociali, sollecitandoli ad assumersi il loro ruolo e le loro responsabilità. Allo stesso tempo i tentativi di alcuni governi di manipolare il patto di stabilità, pilastro dell’unione monetaria, hanno causato la perdita di fiducia riposta nelle capacità dell’Unione europea. Oltre a ciò, è sopraggiunta la crisi politica come conseguenza del disorientamento causato dal rifiuto del progetto di costituzione di Francia e Paesi Bassi. Anche se il nuovo anno si è aperto con segnali di miglioramento del clima di fiducia in Europa, al quale ha senz’altro contribuito il consenso raggiunto all’inizio dello scorso dicembre sul bilancio comunitario per i prossimi sette anni, non si è tuttavia riusciti a superare del tutto gli effetti prodotti dalla perdita di fiducia. In tale scenario l’Austria, che questo semestre assume la presidenza dell’Ue, metterà tutto il suo impegno, nell’ambito del vertice di primavera, per far si che venga ricostituita la fiducia delle persone nel ruolo attivo svolto e nelle possibilità degli Stati membri. La Commissione europea aveva messo a punto l’estate scorsa – facendo un bilancio dei primi cinque anni di vita del progetto – un programma per portare avanti il processo di Lisbona, indicando linee guida e priorità. Con questo programma gli Stati membri si impegnano a definire piani di azione da sottoporre al giudizio della Commissione, con l’obiettivo di sensibilizzare e mobilitare gli Stati membri, ed eventualmente anche di collegare i programmi nazionali ed europei. A tale fine, al vertice di primavera, la Commissione europea presenterà un rapporto sull’avanzamento che servirà da base per ulteriori approfondimenti e decisioni. Sarà della massima importanza rispettare l’equilibrio tra le esigenze economiche e sociali senza trascurare i criteri di sostenibilità, così come affermato nel paragrafo 24 del documento con il quale è stata lanciata la strategia di Lisbona. “Le persone sono la principale risorsa dell’Europa e su di esse dovrebbero essere imperniate le politiche dell’Unione. Investire nelle persone e sviluppare uno Stato sociale attivo e dinamico sarà essenziale per la posizione dell’Europa nell’economia della conoscenza nonché per garantire che l’affermarsi di questa nuova economia non aggravi i problemi sociali esistenti rappresentati dalla disoccupazione, dall’esclusione sociale e dalla povertà”.